investimenti alternativi

Da Azimut il primo fondo private equity «democratico»

di Maximilian Cellino

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2' di lettura

«Democratizzare» il mercato degli investimenti nell’economia reale italiana rendendolo accessibile anche ai piccoli risparmiatori. Dietro questo obiettivo per l’immediato Azimut cela un programma ben più ambizioso: portare entro 5 anni il peso delle attività illiquide e alternative all’interno del proprio portafoglio di asset gestiti dall’attuale 1% ad almeno il 15 per cento. Per questo motivo il gruppo fondato da Pietro Giuliani ha lanciato la nuova piattaforma di investimenti alternativi alla quale si chiede appunto di impiegare nell’economia reale (principalmente del nostro Paese) almeno 10 miliardi di euro da qui al 2024.

Sono 8 i fondi dedicati a private equity, venture capital e private debt dalla nuova linea Azimut Libera Impresa, a partire proprio da Demos 1, il fondo chiuso di private equity presentato ieri, che ha una particolarità: essere il primo al mondo accessibile anche alla clientela retail grazie a un importo minimo di sottoscrizione pari ad appena 5mila euro. L’obiettivo, come ha spiegato lo stesso Giuliani, è «aumentare i rendimenti attesi per i nostri clienti dell’1,5%-2% l’anno nell’attuale scenario di tassi di interesse pari a zero o negativi».

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In cambio il fondo, che ha una dotazione di 350 milioni di euro da impiegare al massimo in 8-10 Pmi italiane con un importo per ciascuna operazione compreso fra i 20 e i 60 milioni, chiede al risparmiatore non certo un impegno di breve termine, ma di una durata di almeno 6 anni a partire dal raggiungimento dell’ammontare minimo di sottoscrizione. Gli altri prodotti della piattaforma, alcuni dei quali sono tuttora in corso di perfezionamento e saranno varati nei prossimi mesi, si presentano in alcuni casi sotto forma di fondi dei fondi e in altri guardano al mondo del direct lending, del venture capital e del private debt.

Il lancio di Demos ha rapprentato per lo stesso Giuliani e per l’a.d. Paolo Martini l’occasione per soffermarsi non soltanto su Azimut Libera Impresa - che farà il punto della situazione sugli investimenti alternativi e sui possibili collegamenti fra il risparmio degli italiani e l’economia reale in occasione della manifestazione Ali Expo che si terrà a Milano il prossimo 29 e 30 ottobre - ma anche sullo stato di salute del gruppo, a pochi mesi dal varo del nuovo piano industriale 2019-2024.

A questo proposito, nel far notare che Azimut ha nel corso del tempo sempre rispettato le indicazioni fornite al mercato, Giuliani ha ammesso di poter considerare l’idea «di un acquisto di un team con piccole masse con competenze specifiche negli asset illiquidi, se si presentasse l’opportunità», ma al tempo stesso ha frenato sull’ipotesi di un consolidamento più su vasta scala. «Il problema non è di dimensione: non sempre grande è bello e andare verso il gigantismo non è per forza una buona idea», ha aggiunto il presidente di Azimut, preferendo quindi orientarsi verso l’acquisizione di «talenti e persone brave, con le quali provare a fare, su dimensioni contenute, virate anche importanti come quella che stiamo effettuando sui mercati privati».

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