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Da Bankitalia dividendi per 7,8 miliardi allo Stato, più un altro miliardo di imposte

Il “dividendo” girato ai conti pubblici è aumentato del 32% rispetto a quello dell'anno scorso, quando via Nazionale assicurò al Tesoro 5,7 miliardi (il 91,5% dell'utile 2018).

di Davide Colombo e Carlo Marroni

Bankitalia: il debito pubblico nel 2019 salito a 2.409,2 miliardi

Il “dividendo” girato ai conti pubblici è aumentato del 32% rispetto a quello dell'anno scorso, quando via Nazionale assicurò al Tesoro 5,7 miliardi (il 91,5% dell'utile 2018).


4' di lettura

Una super-cedola da 7,8 miliardi per le casse dello Stato. Eccola la prima iniezione di liquidità, tanto attesa da un Paese in quarantena da oltre tre settimane per bloccare il contagio del coronavirus. Arriva dalla Banca d'Italia e rappresenta il 95,3% dell'utile netto realizzato con la gestione 2019. Il “dividendo” girato ai conti pubblici è aumentato del 32% rispetto a quello dell'anno scorso, quando via Nazionale assicurò al Tesoro 5,7 miliardi (il 91,5% dell'utile 2018).

Nel 2019 la Banca d'Italia ha realizzato un utile netto di 8,246 miliardi. Al Tesoro vanno anche imposte di competenza per un miliardo e 9 milioni, per un totale di circa 8,9 miliardi. Negli ultimi cinque anni, il risultato lordo – prima delle imposte e degli accantonamenti – è stato complessivamente pari a 41 miliardi; l'importo cumulato riconosciuto allo Stato raggiunge i 21 miliardi, oltre ad imposte di competenza per 6 miliardi. Ai partecipanti è stato assegnato un dividendo di 340 milioni di euro, in linea con le somme assicurate negli ultimi anni, con un rendimento del 4,5%.

Visco: Bankitalia al fianco della collettività
In apertura dell'assemblea il governatore, Ignazio Visco, ha parlato dell’emergenza in corso. «Il Paese, l'Europa, il mondo intero - ha affermato - condividono ansia e difficoltà nell'affrontare una sfida straordinaria. La repentina diffusione del nuovo coronavirus (Covid-19), oltre a minacciare gravemente la salute della popolazione e a mettere sotto estrema pressione i sistemi sanitari, ha sconvolto le nostre abitudini di vita, i processi di lavoro, il funzionamento delle scuole e delle università; l’impatto sul sistema economico-finanziario sarà di proporzioni molto ampie e profonde. Nell'ambito delle proprie funzioni e di concerto con le altre istituzioni nazionali, la Banca d'Italia ha intrapreso le azioni necessarie per contenere le ricadute economiche della pandemia. Avendo come priorità assoluta la salute di tutto il personale, continuiamo a garantire la fornitura dei servizi essenziali alla collettività».

Ai partecipanti 340 milioni
La proposta di dividendi del governatore è stata approvata per alzata di mano dall’assemblea, riunita con modalità inedite per Palazzo Koch, nel pieno rispetto del lockdown anti-virus imposto dalle autorità. Nel Salone dei Partecipanti erano presenti sette esponenti - dotati di deleghe rappresentare tutti gli altri - più un consigliere superiore. Al tavolo il Direttorio – con il vicedirettore generale Alessandra Perrazzelli collegata in videoconferenza – più il delegato governativo, Riccardo Barbieri Hermitte. Gli altri membri del Consiglieri superiori hanno invece seguito l'evento collegati in video conferenza, così come il presidente del Collegio sindacale.

Dopo Ignazio Visco è intervenuto Alberto Oliveti, presidente dell'Adepp, l'associazione delle Casse previdenziali dei professionisti, comprese le Casse che partecipano al capitale di Bankitalia con quota complessiva superiore al 16,8%. Fatti gli apprezzamenti per i risultati del bilancio, Oliveti ha colto l’occasione «per sottolineare la piena condivisione da parte delle Casse della decisione della Banca d'Italia di intervenire a sostegno delle autorità nazionali e locali impegnate, in questi difficili giorni, nell'azione di prevenzione e contrasto dell'emergenza epidemiologica da Covid 19». Al termine dell'assemblea, sempre in videoconferenza per la maggioranza dei suoi membri, si è riunito il Consiglio superiore.

I partecipanti al capitale sono 143
Attualmente il capitale di Bankitalia è controllato da 143 partecipanti, cresciuti di 83 unità dalla riforma del 2013. In questi sei anni ci sono state 32 fuoriuscite (30 per riorganizzazioni interne a gruppi bancari e assicurativi e 2 per cessione di quote a nuovi partecipanti) e 115 ingressi. Tra gennaio e febbraio 22 nuovi soggetti hanno comprato 6.002 quote, pari al 2% del capitale per un controvalore di poco superiore ai 150 milioni di euro, mentre altri 33 soggetti che erano già nella compagine hanno comprato 7.762 quote, pari al 2,59%, per un valore di oltre 194 milioni. Con tante piccole operazioni è passato di mano il 4,59% del capitale di Via Nazionale e il numero dei partecipanti è arrivato a 143 (erano 60 prima della riforma del 2013).

Banche, assicurazioni, Casse e fondi pensione
A comprare sono stati, in particolare, l'Istituto per il Credito Sportivo (che è passato dallo 0,33 allo 0,73%), l'ente di previdenza del comparto agricolo Enpaia (dal 2,15 sale a 2,8%) e Enpacl (dallo 0,9 all'1,2%). Tra i nuovi soci figurano numerose piccole banche, un ente di previdenza e un fondo pensione con quote di un certo peso: Enpapi (0,27%) e il Fondo pensione agenti professionisti di assicurazione (0,4%). A limare le loro posizioni sono stati invece i quattro soggetti che avevano quote superiori al 3%: Intesa Sanpaolo, che con le ultime vendite è scesa dal 42,42% del 31 dicembre 2013 al 20,09%, Unicredit dal 22,11 al 10,88%, Generali dal 6,33 al 3,67% e Carige dal 4,03 al 3,5%. Dal 2013 il peso delle banche nel capitale della Banca d'Italia è sceso dall'84,50% all'attuale 59,36%. Si è ridotto anche quello delle assicurazioni (da 9,83 a 6,95%) mentre sono aumentate le quote degli enti previdenziali (da 5,67 a 23,39%), dei fondi pensione (da 0 a 3,69%) e delle fondazioni (da 0 a 6,91%). A questo punto le quote di capitale oltre la soglia del 3% restano in capo ai primi quattro partecipanti e il primo, Banca Intesa, potrebbe di nuovo crescere se andrà in porto l'acquisizione di Ubi Banca, che detiene 3.969 quote. Le quote in eccesso rispetto al limite del 3 per cento del capitale ammontano a un valore nominale di poco inferiore ai 2 miliardi di euro, a fronte di un capitale complessivo di 7,5 miliardi. Il valore nominale delle quote eccedenti era pari a 2,5 miliardi lo scorso anno e a 2,7 miliardi due anni fa.

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