STRATEGIE DI COMUNICAZIONE

Da Bce all’Istat: ecco come Pomilio Blumm vince le gare Ue

L’azienda di Pescara che fattura 20 milioni ha gestito anche le pubbliche relazioni dell’Inps e dei banchieri centrali a Sintra

di Nicoletta Picchio


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Franco Pomilio, 56 anni, presidente della Pomilio Blumm, ha frequentato l’università a Milano e poi vari corsi di comunicazione a Londra, New York e in Giappone.

4' di lettura

Risponde al telefono al primo squillo, con il tono di voce di chi non è affannato dietro un’agenda stretta di appuntamenti. In effetti è lui per primo, spontaneamente, a descrivere se stesso: in bermuda, nel parco della fattoria dove vive, in mezzo agli ulivi e tra i profumi delle erbe officinali che in passato venivano utilizzate per produrre l’Aurum, liquore che ha avuto un grande successo nel secolo scorso, specialità di Pescara, una delle attività passate della famiglia.

È uno dei tasselli della storia imprenditoriale della dinastia dei Pomilio, di cui Franco va molto orgoglioso. E lo si può capire, visto che affonda le radici con gli inizi dello sviluppo industriale del paese, con la fabbrica di aeroplani di uno dei capostipiti, Ottorino Pomilio, nata nel 1916-17, e si intreccia con personaggi famosi, tra cui Gabriele D’Annunzio, che ha dato il nome all’Aurum.

Franco Pomilio la racconta, intrecciando passato e presente, per mettere in evidenza il filo rosso che collega gli aerei e il liquore con la sua attività di oggi: la comunicazione, in tutte le sue forme. È «la creatività come impresa», frase che si legge sul sito dell’azienda, la Pomilio Blumm (Blumm è il nome di una rivista fondata nel 1976 sempre dai Pomilio). Quella «vena tra marketing e comunicazione che in famiglia si continua ad alimentare», tramandata dal nonno al padre di Franco. E che lui, nell’era di Internet, ha sviluppato e interpreta utilizzando la tecnologia digitale, le immagini, l’arte, diffondendo messaggi e valori. Con una azienda presente nel mondo, che ha più di 200 clienti, un team internazionale e una rete professionale in 67 paesi, ma vivendo più tempo possibile indossando bermuda a Pescara, «dove tutti mi salutano e mi conoscono» e dove lui, 56 anni, padre e nonno, è felice. Convinto che sia questa la condizione essenziale per essere creativi.

«La logica non è così potente come l’intuizione», è la frase che si legge aprendo il sito dell’azienda, dove piano piano, in un incrocio di linee, prende corpo il disegno del nuovo marchio. Un rinnovamento del rinoceronte, simbolo tradizionale del gruppo: un animale che unisce resistenza, adattamento, caparbietà. Sul sito ce ne sono tanti fotografati, tra cui uno di Andy Warhol, che fa parte della collezione privata della società. Pomilio ha voluto affidare questa nuova pagina a Milton Glaser, «il creatore di I love New York, primo marchio sociale istituzionale della storia, negli anni ’60».

È alle istituzioni, infatti, che si rivolge l’attività della Pomilio Blumm, 20 milioni di euro di fatturato «che per il settore sono rilevanti», destinati a crescere («abbiamo 100 milioni in portafoglio di contratti già siglati»). La sua spiegazione in prima battuta può lasciare stupiti: «la Pubblica amministrazione è l’unica che poteva rendere possibile l’impossibile». Ma la spiegazione non fa una piega: la cifra che può destinare in comunicazione qualsiasi grande azienda italiana è ben inferiore rispetto alle risorse che hanno a disposizione le amministrazioni pubbliche per la comunicazione, a partire dai fondi europei. Questa intuizione l’ha avuta subito, dopo aver frequentato l’università a Milano e poi vari corsi di comunicazione a Londra, New York e in Giappone. E gli è servita l’esperienza in Confindustria, tra i Giovani e non solo, per capire il ruolo dell’Italia e la sua centralità nel Mediterraneo.

Una sfida complessa: «la Pubblica amministrazione non vende prodotti, non ha consumatori, non si compera e non si vende niente. Si divulgano valori e i destinatari sono i cittadini», spiega Pomilio. Oggi Inps, Inail e Istat affidano alla Pomilio Blumm le campagne di comunicazione. Ed è proprio il video realizzato per il censimento Istat dell’anno scorso uno dei successi di Pomilio, che gli ha dato maggiore soddisfazione: «quel video ha avuto 50 milioni di visualizzazioni per il censimento on line, una cifra enorme». In passato il salto di qualità aziendale è arrivato quando Pomilio ha deciso di partecipare alle gare europee: fino a quel momento la comunicazione era stata affidata a società soprattutto francesi, tedesche, belghe. «Ma c'era bisogno di nuove idee e noi le abbiamo portate». Alla Pomilio Blumm è stata affidata la comunicazione per il recente incontro dei banchieri centrali a Sintra, vicino Lisbona. Stanno lavorando in Algeria, per il rinnovamento dell’ordinamento giudiziario, in modo che sia armonico con quello della Ue. E poi a Malta, per la formazione dei migranti, che arrivano senza conoscere luoghi e lingua. Tra le istituzioni clienti c’è anche Confindustria: Pomilio ha realizzato il video proiettato nell’ultima assemblea di maggio e, per fare un altro esempio, la comunicazione di Connext, la prima edizione nazionale di partenariato tra imprese. Finora la Pomilio Blumm ha registrato 57 brevetti e marchi; i dipendenti sono 150, la maggior parte (90) a Pescara, 25 nella sede di Alicante e gli altri nelle altre sedi internazionali. La ricerca è continua, da un laboratorio di semiologia alla convenzione con il dipartimento di neuroscienze dell'Università di Pescara per approfondire le reazioni emozionali. Non poteva mancare l’impegno nell’arte, con la ricerca di nuovi giovani artisti e il Pomilio Blumm Prize, perché, come spiega Pomilio «l’arte è un fortissimo anticipatore di trend sociali».

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