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Da Berlino a Roma, con la crisi pareggio di bilancio congelato in tutta Europa

Va senz'altro apprezzata la decisione adottata dalla Commissione europea che per la prima volta ha attivato la cosiddetta clausola di salvaguardia (“general escape clause”) sospendendo in tal modo i vincoli del Patto di stabilità con annesse le procedure per disavanzo eccessivo e rispetto del percorso di rientro dal deficit strutturale. Ci si chiede ora quali saranno le regole che verranno adottate dal 2022

di Dino Pesole

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Va senz'altro apprezzata la decisione adottata dalla Commissione europea che per la prima volta ha attivato la cosiddetta clausola di salvaguardia (“general escape clause”) sospendendo in tal modo i vincoli del Patto di stabilità con annesse le procedure per disavanzo eccessivo e rispetto del percorso di rientro dal deficit strutturale. Ci si chiede ora quali saranno le regole che verranno adottate dal 2022


3' di lettura

Nel varare una manovra finanziaria da 96,2 miliardi per il 2021, che aggiungendosi ai 217,8 miliardi di quest'anno porta l'indebitamento netto nel 2020-2021 a oltre 300 miliardi, la Germania ha deciso implicitamente di spedire momentaneamente in soffitta uno degli assi portanti della linea di politica economica adottata negli ultimi anni, peraltro solennemente scolpito nella sua Costituzione: quello del pareggio di bilancio. Lo “Schwarze null” molto difficilmente tornerà nei radar di Berlino prima del 2024. Effetto inevitabile della crisi innescata dalla pandemia che infrange uno degli ultimi totem della disciplina di bilancio europea eretto (proprio su pressione della Germania) negli anni successivi alla crisi finanziaria del 2008-2009. L'Italia farà altrettanto, tenendo conto che Bruxelles ha già annunciato che la sospensione del Patto di stabilità deciso per l'anno in corso si protrarrà per tutto il 2021?

Il mito del pareggio di bilancio

Per la verità, l'impalcatura messa in piedi nel 2011-2012 con la modifica costituzionale che ha inserito nel nuovo articolo 81 il principio dell'”equilibrio di bilancio” e con la successiva “legge rinforzata” che lo ha reso attutivo, è già stata ampiamente scalfita nel corso degli anni successivi alla crisi del 2008-2009. Prima della sospensione del Patto di stabilità deciso da Bruxelles per far fronte agli effetti economici della pandemia, che ha consentito quest'anno al Governo di varare tre decreti in deficit per complessivi 100 miliardi, l'obiettivo di “medio termine” , in sostanza il pareggio di bilancio che per noi, a causa dell'ingente debito pubblico, equivaleva a un surplus dello 0,5% da raggiungere entro il 2022, è slittato a tempi migliori. Negli ultimi anni è prevalso il principio della “deroga” che l'articolo 81 della Costituzione prevede se si è in presenza di periodi di grave recessione economica o se si verificano eventi straordinari «al di fuori del controllo dello Stato», incluse gravi crisi finanziarie e calamità naturali con «rilevanti ripercussioni sulla situazione finanziaria generale del Paese». Procedura “eccezionale”, divenuta una prassi.

Scostamento autorizzato dal Parlamento

La “legge rinforzata” del 24 dicembre 2012 prevede a questo proposito che si possa in questi casi deviare dall'obiettivo di medio termine, ma lo scostamento deve essere autorizzato dal Parlamento a maggioranza assoluta. Ed è quanto è avvenuto quest'anno con i decreti varati dal Governo da marzo in poi per far fronte agi effetti economici e sanitari del Coronavirus. Ci si chiede a questo punto, se una volta passato lo tsunami della pandemia, non sia il caso di riadattare ai tempi anche alcuni principi costituzionali (peraltro ampiamente disattesi). Non ha molto senso inseguire e blindare in Costituzione un principio che non potrà essere rispettato. Anche la Germania si è arresa da questo punto di vista, e non è un fatto banale, anche in considerazione del fatto che questo è stato un principio a lungo condiviso dall'opinione pubblica tedesca, tanto che in tedesco la parola “debito” e la parola “colpa” sono espresse entrambi da un'unico sostantivo femminile: Schuld.

Sospensione del Patto non equivale a un biennio di “deficit spending”

Va senz'altro apprezzata la decisione adottata dalla Commissione europea che per la prima volta ha attivato la cosiddetta clausola di salvaguardia (“general escape clause”) sospendendo in tal modo i vincoli del Patto di stabilità con annesse le procedure per disavanzo eccessivo e rispetto del percorso di rientro dal deficit strutturale. Ci si chiede ora quali saranno le regole che verranno adottate dal 2022. Pare improbabile che si possa tornare tout court al set di vincoli e procedure della stagione pre-pandemia. Si andrà probabilmente verso la revisione del parametro del deficit strutturale (calcolato al netto delle variazioni del ciclo economico e delle una tantum), che potrebbe cedere il passo a un nuovo indicatore basato sull'andamento della spesa proiettato su un arco temporale pluriennale, con annessa revisione anche dei criteri alla base del calcolo del Pil potenziale, il cosiddetto output gap. Nell'immediato, e a valere per tutto il prossimo anno, non è certo ipotizzabile che l'estensione del periodo temporale di sospensione del Patto di stabilità apra le porte a una stagione di ricorso indiscriminato al maggior deficit. Oltre a costituire un potenziale fattore di destabilizzazione dell'Eurozona, l'incremento dell'indebitamento è inibito da un debito pubblico che in Italia si avvia a raggiungere la cifra record del 160% del Pil. Al contrario, ai mercati e ai partner internazionali va lanciato un segnale già con la Nota di aggiornamento al Def in via di approvazione : dal 2021 e negli anni successivi il debito dovrà riprendere la sua traiettoria discendente.


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