la classifica delle retribuzioni

Da Bob Iger a David Zaslav, ecco i Ceo più pagati d’America

di Marco Valsania


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David Zaslav, Ceo di Discovery

3' di lettura

NEW YORK - Il più pagato? Non è esattamente il più conosciuto: David Zaslav, amministratore delegato del gruppo di pay tv Discovery che si è portato a casa - o in cassaforte - un gruzzolo da 129,4 milioni di dollari, in contanti e azioni, grazie a un aumento del 206 per cento. Né è più famoso, almeno negli Stati Uniti, il secondo in classifica: Stephen Angel del colosso dei gas industriali di Monaco, Linde, con un pacchetto da 66,1 milioni migliorato del 201 per cento.

Per arrivare ai nomi del Pantheon della Corporate America, quando si tratta di classifiche delle paghe, bisogna arrivare al terzo posto: è qui che si trova Robert Iger, alla guida dell'impero di Disney da poco allargato dalla conquista degli asset pregiati di Rupert Murdoch, con i suoi 65,6 milioni.

Si potrebbe però dire che Disney ha fatto un affare con Iger e il suo compenso pur lievitato dell'80,9%: il rendimento per i soci, sotto la sua gestione, è stato del 20,4% nell'ultimo anno. Il doppio del 10,5% di Mr. Zaslav o dell'impercettibile 3,1% del signor Angel. Per non parlare del negativo 14,9% sofferto da chi lo segue a ruota, l'ad di Jefferies Financial, Richard Handler, che ha guadagnato 44,7 milioni premiato da un incremento del 105 per cento.

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I calcoli sui top-executive super-pagati sono stati fatti dal Wall Street Journal, cortesia di un’analisi annuale sulle 500 principali aziende statunitensi. Nell'insieme la classifica rivela che quei compensi sono aumentati nella stragrande maggioranza dei casi di almeno il 5% mentre il rendimento totale per i soci è stato d'un negativo 5,8 per cento. Ancora: la paga mediana ha raggiunto i 12,4 milioni, un nuovo record - il quarto consecutivo - nell'era del dopo-crisi. I settori più generosi con i propri vertici sono stati sanità, mass media e finanza, che hanno occupato ben 18 dei primi 25 posti in classifica.

Più modesto il contributo dell'hi-tech, in passato in evidenza: questa volta ha piazzato solo tre chief executive tra i primi 25. Ci sono anche i meno pagati, tra i quali spiccano parecchi nomi di richiamo: da Larry Page, co-fondatore di Google, a Jack Dorsey, co-creatore di Twitter, che hanno ricevuto salari simbolici di un dollaro. Warren Buffett si è ridotto la paga del 18,2% a 389.000 dollari. Ma con i patrimoni che hanno accumulato negli anni, è sicuramente difficile parlare di sacrifici.

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I dati sui compensi, altrettanto di sicuro, sono piu' che sufficienti a intensificare il dibattito sulla diseguaglianza, che si e' aggravata anziche' sanarsi durante l'ormai longeva espansione americana dove al boom dei redditi piu' alti hanno fatto da contraltare salari invece stagnanti o aumentati con il contagocce. I salari orari dei lavoratori dipendenti nel 2018 sono lievitati di circa il 3% - vale a dire dell'1% una volta considerata l'inflazione - e continuano a avanzare a simile passo oggi.

Su un altro nodo delicato, la scarsita' di donne al comando dei protagonisti della Corporate America, sono giunte notizie assieme dolci e amare. Hanno guadagnato in media piu' dei colleghi maschi, con paghe mediane di 13,7 milioni di dollari. I loro ranghi si sono però assottigliati, a venti da ventidue, dopo il ritiro di Indra Nooyi da PepsiCo e di Meg Whitman da Hewlett Packard Enterprise. Il drappello rimasto è stato capitanato da Mary Barra di General Motors, con una paga rimasta quasi invariata a 21,9 milioni di dollari. È stata seguita da Marillyn Hewson di Lockheed Martin con 21,5 milioni, in calo del 5,9 per cento.

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