FELLINI, PASOLINI, GUARESCHI

Da Brescello a Rimini con stop a Bologna: 3 itinerari cinematografici

di Natascia Ronchetti


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4' di lettura

Epica, a volte sorniona, fantasiosa. Oppure, semplicemente, molto bella. Visitare e osservare l'Emilia Romagna con gli occhi dei registi a cui ha dato i natali o che l'hanno scelta come set per alcuni dei loro capolavori, può riservare molte sorprese. Questione di sfumature, di punti di vista quasi sempre visionari. Capaci di caricare città ed entroterra di suggestioni. Di popolarli di autentica poesia, come fece Fellini con “Amarcord”, per raccontare la Rimini della sua infanzia e adolescenza. O di trasformarle in palcoscenici di drammatici conflitti di classe nell'Italia contadina, così come pensò la campagna emiliana Bernardo Bertolucci, con il suo “Novecento”. Da Rimini a Piacenza, il patrimonio culturale lasciato da cineasti del calibro di Pier Paolo Pasolini, Fellini, Michelangelo Antonioni, Bertolucci (solo per citarne alcuni), diventa esperienza di viaggio con undici itinerari proposti da Apt Servizi, l'agenzia di promozione turistica della regione, in collaborazione con Emilia Romagna Film Commission, Fondazione Cineteca di Bologna e Ibc, istituto dei beni culturali.

I primi tre itinerari, con brochure in italiano e in inglese, sono già disponibili online sul sito emiliaromagnaturismo.it. Per scoprire la faccia fino ad ora nascosta di una regione che ha avuto un ruolo centrale nella storia del cinema.

Rimini e lo sguardo di Fellini
“Un pastrocchio confuso, pauroso, tenero, con questo grande respiro, questo vuoto aperto del mare”. Così un giorno Federico Fellini descrisse Rimini, la città in cui nacque e visse fino al 1939, anno in cui si trasferì a Roma. Dai suoi ricordi sono nati film memorabili, in cui la città, con il suo mare, il monumentale Grand Hotel o il centralissimo Corso d'Augusto, vengono trasfigurati da una potenza immaginativa che diventa linguaggio universale. Il centro della città, l'antichissimo ponte di Tiberio, Piazza Cavour e Piazza Tre Martiri, set di alcune tra le più famose scene di “Amarcord”, sono la prima tappa di un percorso che porta prima allo storico Grand Hotel, affacciato sulla spiaggia e simbolo dei sogni proibiti del giovane Federico, per poi arrivare al mitico cinema Fulgor, appena restaurato, dove il regista immaginò goffi tentativi di seduzione della bella Gradisca da parte del giovane amico del cuore Titta. Seguendo le orme di Fellini, e della sua straripante fantasia, è doverosa una visita al caratteristico Borgo San Giuliano, prima cinta periferica, e al Museo della Città, dove sono esposti i disegni con quali il regista romagnolo ha raffigurato, per oltre trent'anni, i sogni che lo hanno ispirato.

Pasolini e Bologna
Intellettuale profetico, sempre controcorrente, poeta, scrittore, regista. Pier Paolo Pasolini aveva una sua idea di Bologna, la città in cui nacque nel 1922 e dove trascorse sette anni della sua vita, “forse i più belli”, come amava dire. Fu un legame forte quello che Pasolini ebbe sempre con la sua città natale, con “l'aria barbaricamente azzurra sul cotto”, quel cotto che è poi il caratteristico rosso mattone delle sue case dentro la cinta muraria. Un altro modo di vedere la città, e il suo grande centro storico medioevale dove svettano le Due Torri, il monumento più famoso, segue le tracce di Pasolini partendo dal Portico dei Servi, affacciato su Strada Maggiore, una delle location scelte per girare l'epilogo di “Edipo Re”, film che il regista a definì la sua autobiografia in chiave mitica. Pochi passi ed ecco, in via Borgonuovo, con il suo porticato, uno tra i tanti di Bologna, la casa natia, al civico numero 4, che oggi ospita una sede della Guardia di Finanza. La città è disseminata di testimonianze pasoliniane, dall'antichissima Università, dove Pasolini conobbe il poeta Roberto Roversi, al liceo classico statale Galvani, nella bellissima via Castiglione, che frequentò stringendo amicizie che lo accompagnarono fino alla sua tragica morte nel 1975. Non dovrebbe mancare una tappa alla Libreria Nanni, nel cosiddetto Portico della Morte, che per Pasolini rappresentò uno dei più bei ricordi della sua giovinezza. Cominciò a comprare libri lì a 15 anni. “Ed è stato bellissimo, perché non si legge mai più in tutta la vita con la gioia con cui si leggeva allora”, disse un giorno rammentando la sua passione per la lettura.

Brescello, Don Camillo e Peppone
Giovannino Guareschi li creò, poi sceneggiò i film che li avrebbero resi celebri nel mondo. L'uno: prete instancabile e battagliero; l'altro, sindaco comunista riottoso. Nell'Italia del Dopoguerra Don Camillo e Peppone furono acerrimi nemici e amici per la pelle al contempo, impersonarono un conflitto che poi inevitabilmente si stemperava con il prevalere di un immancabile buonsenso. Brescello, il paese della provincia di Reggio Emilia dove lo scrittore scelse di calarli divenne un simbolo di eterna rivalità tra due schieramenti. Per scoprire i luoghi dove a partire dal 1951 venne girato il primo film sarebbe bene partire dal museo “Il mondo piccolo”, dove sono custodite le storie del movimento cooperativo riformista promosso da Giovanni Faraboli, il sindacalista che ispirò Guareschi quando tratteggiò la figura di Peppone. Pochi passi ed ecco la tappa a Casa Guareschi, che ospita una mostra antologica permanente sull'opera dello scrittore e sceneggiatore emiliano, con oltre duecentomila documenti. Infine, immancabili per i fan di Guareschi, i luoghi – come la stazione ferroviaria, la piazza centrale, il Municipio, la chiesa di Santa Maria Nascente – che furono le location principali della famosa filmografia.

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