EMERGENZA COVID

Terapie intensive in sofferenza, 10 regioni in allerta secondo l'Agenas

Dal monitoraggio dell'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali emergono che ci sono picchi del 67% di posti letto occupati da pazienti Covid in Molise, del 57% in Umbria e del 44% in Lombardia ed Emilia Romagna

di Andrea Gagliardi

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3' di lettura

Terapie intensive in sofferenza e forte pressione anche sui reparti ordinari. È la conseguenza della terza ondata di contagi che imperversa in tutta Italia, con il governo pronto perciò a varare ulteriori misure restrittive nelle prossime ore. L’occupazione delle terapie intensive da parte di pazienti Covid in Italia torna a superare la soglia critica del 30%, portando l'orologio indietro di due mesi, al livello di metà gennaio. Questo il quadro, pur caratterizzato da grandi differenze territoriali, che emerge dal monitoraggio dell'Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali), in base al quale sono 10 finora le regioni in allerta, con picchi del 67% di posti letto occupati da pazienti Covid in Molise del 57% in Umbria e del 44% in Lombardia ed Emilia Romagna. Fino al 10-12 per cento di Valle d'Aosta e Sardegna, le regioni dove la situazione è più sotto controllo. Al limite la Liguria, al 30%.

Terapie intensive oltre la soglia critica in 10 regioni

A livello nazionale, in base ai dati del 10 marzo, le terapie intensive occupate da persone positive al Sars-Cov-2 arrivano ora a quota 31%, superando il livello oltre il quale risulta difficile poter curare adeguatamente altri pazienti non Covid. A oltrepassare la soglia critica del 30% sono: Abruzzo (41%), Emilia Romagna (44%), Friuli Venezia Giulia (37%), Lombardia (44%), Marche (46%), Molise (62%), PA di Bolzano (40%), PA di Trento (54%), Piemonte (39%), Toscana (35%), Umbria (58%). A crescere, secondo il monitoraggio Agenas è anche il numero dei posti letto per malati Covid nei reparti ospedalieri: il valore nazionale tocca quota 35%, ovvero +5% rispetto al primo marzo ma comunque ancora sotto la soglia critica, fissata in questo caso al 40%. A superarla sono 7 regioni: Abruzzo (45%), Emilia Romagna (48%), Lombardia (46%), Marche (56%), Molise (45%), Piemonte (43%) e Umbria (48%).

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A Brescia intensive piene, anche di giovani

Se in alcune regioni non si rilevano sofferenze sul fronte della pressione dei pazienti Covid nelle strutture sanitarie, è critica invece la situazione nelle terapie intensive della Lombardia, dove «il numero continua a crescere», secondo Antonio Pesenti, il responsabile Terapie intensive della Regione Lombardia. «L'onda - spiega - è cominciata da dieci giorni, forse quindici. Il problema è che sta salendo ad una velocità importante e non sappiamo quando si fermerà». A Brescia (dove oltre l'80 per cento dei malati Covid sta facendo i conti con la variante inglese) le terapie intensive sono piene anche di giovani. «L'età media dei pazienti intubati è di 55 anni, mentre solitamente era di dieci anni più. Abbiamo anche molti pazienti tra i 40 e 50 anni», spiega Giuseppe Natalini, primario della terapia intensiva dell'istituto ospedaliero Fondazione Poliambulanza. Nella seconda ondata Brescia ospitava i malati di altre province, oggi, nella terza, per contenere il virus la sanità bresciana deve chiedere aiuto. Agli Spedali civili le terapie intensive sono sature al 90%.

Bologna, per ricoveri peggio della prima ondata

Situazione pesante anche in Emilia Romagna. «Questa in termini di impatto è la prima ondata per noi», commenta Paolo Bordon, dg dell'Azienda Usl di Bologna. «Ora tra tutti gli ospedali della rete abbiamo 1160 persone ricoverate. Di queste 199 in terapia intensiva e subintensiva», il doppio di novembre. «Abbiamo trasformato tutto il trasformabile ma il timore è che non ci basti ancora». Nicola Cilloni, responsabile della terapia intensiva dell’ospedale Maggiore di Bologna spiega: «Un mese fa avevamo una terapia intensiva con pochi pazienti. Oggi sei reparti di area critica pieni». Per curare gli ammalati di Covid sono stati sospesi gli interventi non urgenti.


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