Imprenditore

Da Bronte a Rovigo con il jeans superlusso

Franco Catania racconta la sua esperienza, dall’avvio in Sicilia nel 1977 alla conquista dei mercati mondiali con il denim di fascia alta

di Luca Orlando


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I jeans realizzati dalla Giada

4' di lettura

«Facile non è stato. Sui cavalcavia ricordo ancora le scritte “Forza Etna, il Veneto è con te”».

Il passato, tuttavia. Perché il presente di Franco Catania, siciliano, classe 1955, è decisamente diverso.

Risultato di un percorso di crescita che ha portato l’ex piccolo contoterzista di Bronte a diventare uno dei leader nella produzione di denim di fascia alta. Jeans che per i modelli di punta possono avvicinare anche i mille euro e che ormai vengono venduti in tutto il mondo, con l’export a valere i tre quarti dei ricavi, a ridosso degli 80 milioni di euro nel 2019.

«Quando siamo partiti nel 1977 - spiega - a Bronte eravamo una quindicina. Ora l’attività lì si è allargata a 200 addetti, di strada ne è stata fatta parecchia».

Percorso tuttavia non facile e per nulla lineare, che per il fondatore del distretto tessile di Bronte ha richiesto uno spostamento geografico, con l’avvio di un’attività in provincia di Rovigo. «Tra i tanti brand per cui producevamo a quei tempi - spiega - c’era anche Americanino. E grazie a questo contatto ho deciso di trasferirmi in Veneto. Come è andata? All’inizio devo ammettere che attorno a me vedevo tanta diffidenza, i “meridionali” non erano certo ben visti. Ad ogni modo, siamo riusciti a partire».

 I jeans realizzati dalla Giada, una fase della lavorazione del brand proprietario Hand Picked

Dando vita nel 1987 a Giada, azienda che oggi avvicina gli 80 milioni di ricavi e che ha puntato le proprie carte su un prodotto di nicchia, il Denim di fascia alta.

«A volte le difficoltà sono in realtà uno stimolo a cambiare - spiega Catania - e dovendo produrre a Bronte, dove l’acqua scarseggia, la scelta obbligata fu quella di investire per provare ad economizzarla il più possibile. Allora, devo essere onesto, la motivazione principale non era l’ambiente. Che oggi invece per noi è diventato prioritario». L’innovazione nei processi produttivi e nei materiali utilizzati ha generato ad ogni modo effetti evidenti, riducendo il consumo di acqua da 150 a 12 litri a capo.

«Chi paga centinaia di euro per un prodotto di qualità - aggiunge - ha il diritto di ricevere il massimo impegno in termini di sostenibilità, ed è quello che facciamo. Anche per poter avere un posizionamento distintivo rispetto alla concorrenza».

La produzione è realizzata in parte a Rovigo, dove Giada occupa un centinaio di addetti e in parte proprio a Bronte, dove 200 persone (pur essendo formalmente inserite all’interno del consorzio manifatturiero siciliano) lavorano quasi esclusivamente per l’azienda.

«Si tratta in prevalenza di donne - spiega Catania - e nel tempo a Bronte questo ha fatto la differenza. In una terra in cui la partecipazione femminile al lavoro è storicamente ridotta questi stipendi hanno prodotto un’emancipazione evidente. Bronte è un piccolo paese, meno di 20mila anime, ma da questo punto di vista siamo molto più avanti di altri centri siciliani di dimensioni ben superiori, dove la donna spesso rimane ancorata al mondo di 30 o 40 anni fa».

Nel tempo Giada ha prodotto per numerosi brand tra cui Marlboro Classic, Belfe, Best Company, Valentino. La svolta è però nel 2004, anno in cui è stata acquisita la licenza del marchio Jacob Cohen. «Il primo anno ricordo le difficoltà - spiega Catania - con una produzione di appena 700 capi. Oggi siamo arrivati a quota 700mila e puntiamo a crescere ancora. Il futuro? Questa licenza scade nel 2021 ma ci sono ragionevoli motivi per dire che verrà prolungata».

Premiata come migliore impresa di Rovigo nel riconoscimento Industria Felix, inserita nel percorso Elite di Borsa italiana, in parallelo alla produzione su licenza Giada ha puntato anche sullo sviluppo di un marchio proprio (Hand Picked), caratterizzato da un centinaio di passaggi, la maggior parte dei quali a mano.

Diversi sono gli accorgimenti messi in atto per la salvaguardia dell'ambiente: utilizzo di pannelli solari per il risparmio di energia elettrica, riciclo dell'acqua usata nella produzione del denim fino al 60%, riutilizzo del tessuto di scarto nell'industria automobilistica. Anche la pietra pomice viene riciclata e utilizzata per l'edilizia e il giardinaggio.

«Ora vivo a Milano e una parte della settimana è impegnata in Veneto. Ma Bronte è la mia casa. E aver contribuito a creare posti di lavoro nel mio paese è una soddisfazione in più. Forse, con il passare del tempo, quello che mi gratifica maggiormente».

Soddisfazioni superiori rispetto a quelle raccolte nell’esperienza politica, un decennio all’assemblea regionale siciliana, eletto con Forza Italia.

«Allora ero attratto da Berlusconi - spiega - e pensavo di poter portare in politica la mia esperienza di imprenditore. Poi mi sono accorto che cambiare il sistema è complicato o addirittura impossibile. Anzi, è forse più facile che sia il sistema a cambiarti. È un’esperienza che non rinnego e che mi ha anche fatto crescere. Ma che si è chiusa, quando ho capito che in quel mondo non riuscivo a dare il contributo che volevo».

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