CICLISMO

Da Budapest a Milano passando per l’Izoard: ecco il Giro 2020

Cultura, arte, paesaggi straordinari, eccellenze del Made in Italy. Ma non sarà una corsa facile. Tre cronometro individuali, cinque tappe di alta montagna con lo Stelvio (Cima più alta), il Sestriere, il Colle dell'Agnello con sconfinamento in Francia sul mitico Izoard

di Dario Ceccarelli


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Richard Carapaz, vincitore del Giro d’Italia 2019 (Ansa)

2' di lettura

Ciak si gira. Eccolo qua il nuovo Giro d'Italia 2020. Un bel Giro, numero 103, che gioca tutte le sue carte per rendersi attrattivo e lanciare una nuova sfida al monumentale Tour de France, anche lui rinnovato ma con un secco taglio alle montagne che lo hanno reso famoso nella storia del ciclismo.

Ma il Giro non rinuncia alle sue Montagne. E neppure alla sua vocazione internazionalista, da sempre tradizione della corsa rosa. Per la 14esima volta infatti parte dall'estero, con una cronometro di apertura per le vie di Budapest e due tappe per velocisti nel Nord dell'Ungheria. È anche la prima volta che il Giro parte da un paese dell'Est.

Una particolarità che deve aver convinto lo slovacco, Peter Sagan, tre volte campione del Mondo, a partecipare alla corsa rosa. Sempre attratto dalle sirene del Tour de France, il funambolico Peter finora si era negato alle “avances “del Giro d'Italia.

Si parte da Budapest il 12 maggio e si arriva a Milano in piazza Duomo domenica 31 con una cronometro che da Cernusco sul Naviglio raggiunge il capoluogo lombardo, nel 2020 città europea dello Sport. Tra Budapest e Milano un lungo viaggio, con 45mila metri di dislivello, all'insegna dell'arte e della cultura toccando molti siti e bellezze italiane che sono patrimonio dell'Unesco e dell'Umanità.

La presentazione del Giro 2020 con arrivo a MIlano (Ansa)

Dalle Dolomiti alle colline del Prosecco Superiore con una cronometro di 33 km che da Conegliano arriva, tra un brindisi e l'altro (almeno per i tifosi) a Valdobbiadene. In Sicilia la Valle dei Templi e un arrivo in quota sull'Etna. Altre chicche: Il Parco nazionale dello Stelvio, l'Emilia Romagna sfiorando Ravenna e l'arrivo a Rimini che ricorderà nel centenario della nascita il regista Federico Fellini.

Un'altra curiosità: per la prima volta nella storia della Corsa Rosa, una tappa partirà all'interno di una base militare, da Rivolto, sede del 2° Stormo dell'Aeronautica Militare.

Cultura, arte, paesaggi straordinari, eccellenze del Made in Italy. Ma non sarà una corsa facile. Tre cronometro individuali, cinque tappe di alta montagna con lo Stelvio (Cima più alta), il Sestriere, il Colle dell'Agnello con sconfinamento in Francia sul mitico Izoard. Poi il Monte Bondone, l'arrivo a Madonna di Campiglio e tante altre montagne che caratterizzano, come da tradizione, l'ultima settimana di corsa.

Tanta Bellezza, certo, ma anche tanta fatica. Una corsa impegnativa per fuoriclasse che, pur andando bene nelle grandi salite, sanno destreggiarsi anche a cronometro. Come l'ultimo vincitore, l'ecuadoriano Richard Carapaz. Una buona occasione anche per il nostro Vincenzo Nibali che, a 35 anni, giocherà una delle sue ultime carte per concludere in bellezza una carriera straordinaria.

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