Couture a Parigi /2

Da Chanel ad Armani è l’ora di una quieta, sofisticata spettacolarità

Sobrietà ed esuberanza, entrambe sempre sotto controllo, si accompagnano sulle passerelle della couture.

di Angelo Flaccavento

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Giorgio Armani Privé

Sobrietà ed esuberanza, entrambe sempre sotto controllo, si accompagnano sulle passerelle della couture.


3' di lettura

Questi non sono certo tempi di contegno e grazia, valori così dimenticati da apparire anacronistici, nel modo di essere, di porgersi e in quello di vestire. Perbene non è cool, anche se poi questo benedetto cool cosa sarà davvero? Non è certo un valore da applicare alla couture, forma di espressione alta, riservata a un pubblico estremamente esigente e danaroso, ma slegata dalle bassezze di marketing e merchandising.

Virginie Viard, da Chanel, si fa paladina, senza remore, di un nuovo perbenismo, fresco e gentile. Propone una idea di eleganza quasi claustrale, da educanda, sobria sotto ogni aspetto, dalla palette di solo bianco e nero, ai tacchetti bassi, dalle gonne al ginocchio, quasi sempre velate da una seconda gonna, alle calzette corte che castigano le gambe ma rinforzano il messaggio.

Chanel, l’eleganza austera di un giardino d’abbazia

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Pare di fare un salto indietro nel tempo, e non è un caso, perché l'ispirazione viene dritta dall'infanzia di Mademoiselle, spesa nell’abbazia di Aubazine tra lenzuola stese ad asciugare - i panni al vento fanno da sfondo allo show - chiostri di pietra e vetrate policrome - riprodotte come pallide stampe sui tailleur.

È un riassunto di Chanellismi da manuale, per abiti dall’eleganza dignitosa e grafica. Tutto è eseguito a perfezione, davvero impeccabile, ma così apparentemente normale da lasciare quasi indifferenti. Le clienti certamente troveranno quel di cui hanno bisogno, ma la componente moda, quindi l’eccitazione del nuovo, è completamente obliterata. Che sia questo il messaggio, quieto e sovversivo?

Insolitamente rutilante invece che severo, Giorgio Armani abbraccia senza remore colore e scintillio, in un viaggio mai letterale, ma decisamente prolungato, attraverso le sfumature e gli impastati geometrici dell’Ikat, forma di tessitura e di tintura che accomuna diverse culture orientali. «Il mio è un omaggio ai disegni, non alle forme - racconta Armani -. Questa non è una collezione esotica o etnica. Dopo il rigore della scorsa stagione, ho voluto qualcosa di sorprendente: una sfilata più spettacolare del solito, con l’accento sulla sofisticatezza, di giorno come di sera».

Giorgio Armani Privé, l’esuberanza equilibrata del colore

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Anche quando profonde ricami e bagliori, naturalmente, Armani non abbandona mai l’equilibrio e l’armonia che lo contraddistinguono. Le silhouette sono allungate e verticali: piccole giacche su pantaloni affilati si alternano ad abiti lunghi, in un turbinare di eleganti echi anni Trenta, sottolineati dai caschetti mossi - parrucche, che uniformano tutte le modelle.

Il rapporto con l’Ikat, parte di una più ampia e duratura infatuazione per la poesia di altre culture vestimentarie, è di lunga data per Armani, che nel 1990 mandò in passerella tre giacche realizzate con un taglio di seta con questi disegni. «Il percorso della collezione è partito proprio da lí - spiega -, ma senza nostalgie né repliche. L’Ikat di allora era originale, oggi è interpretato. Del resto Ikat significa nuvola. Mi piaceva questa idea di continua sfumatura». Le velature si susseguono ad infinitum, in una teoria di permutazioni e variazioni che sottolinea l’idea attraverso la ripetizione.

Givenchy, romantiche esplorazioni in giardino

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Anche da Givenchy si gioca di tema e variazione, ma le modulazioni, per quanto lievi, creano un maggiore senso di varietà. Con una concentrazione lirica e toccante che invece le manca nel prêt-à-porter, il direttore creativo Clare Waight Keller esplora l’amore, tutto britannico, per fiori e giardini, pensando al sentimento appassionato che legò Virginia Wolf a Vita Sackville West, e ai giardini di Sissinghurst, che quest’ultima curò, e declina il tutto in forme architettoniche ma impalpabili che sono un omaggio al primo Givenchy. Il risultato è limpido, toccante, di una precisione fremente piena di sentimento.

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