la trattativa nel governo

Da Chiamparino a Gori, chi sono gli amministratori Pd che dicono sì all’autonomia

di Andrea Gagliardi e Andrea Marini


Autonomia, Conte: rispetteremo impegni garantendo coesione Paese

3' di lettura

«Io dico sì, il Nord non toglie risorse al Sud». Questa dichiarazione del governatore del Piemonte Sergio Chiamparino sull’autonomia non è isolata tra gli amministratori del Pd. Se i principali candidati alla segreteria Pd sono molto cauti sul tema («Si rischia di distruggere il Paese», ha detto Zingaretti; «No a ipotesi di secessione mascherata», ha commentato Maurizio Martina), e alcuni governatori dem sono già sulle barricate, ci sono amministratori locali dello stesso partito che invece aprono convinti: dai governatori di Umbria e Marche, Catiuscia Marini e Luca Ceriscioli, fino a Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, che nel 2017 si è schierato per il sì al referendum per l’autonomia lombarda.

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Bonaccini: l’Emilia non minaccia unità Paese
«Temo che pochi abbiano letto il testo della proposta dell'Emilia-Romagna. Non contiene alcuna minaccia, né per l'unità del Paese né per la solidarietà tra territori. Il nostro progetto attua la Costituzione» ha precisato, in una intervista al Corriere della Sera, il governatore Pd dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, promotore di un progetto che verte sull’attribuzione di competenze in 12 materie. «Difendo la peculiarità del nostro impianto - ha aggiunto Bonaccini -, che punta a semplificare i procedimenti amministrativi, aumentando la capacità di programmare su fronti come l'edilizia scolastica e sanitaria, o la tutela del territorio».

Marche e Umbria insieme per l’autonomia
«Quello sulla maggiore autonomia è un percorso che Marche e Umbria hanno deciso di fare insieme, condividendo da tempo tante politiche. Credo che al fondo della maggiore autonomia ci debba essere la capacità dimostrata di riuscire, con le risorse date, di offrire di più alle proprie comunità», ha dichiarato a luglio scorso, al termine dell’incontro con la ministra per gli Affari regionali, Erika Stefani, il presidente della regione Marche Luca Ceriscioli. La presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini ha parlato di «un lavoro di squadra istituzionale nella trattativa con il Governo, per garantire un beneficio per tutta la regione e la comunità umbra».

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Gori (sindaco di Bergamo):
sì all’autonomia differenziata

L'autonomia differenziata delle Regioni sia uno dei punti qualificanti delle mozioni dei principali candidati alla segreteria del Pd. Questo ha chiesto lo scorso 17 gennaio il sindaco Pd di Bergamo ed esponente del partito Giorgio Gori: «L’obiettivo – ha aggiunto – è che i punti qualificanti di quella piattaforma tra i quali entrano temi come una struttura federale del partito, il ruolo delle autonomie locali, il sostegno all’autonomia differenziata delle Regioni diventino parte delle mozioni dei principali candidati». «Io non ho nulla in contrario sull’autonomia se il nord porta a casa qualcosa in più, basta che non si penalizzi Milano», ha aggiunto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala (di centrosinistra, sostenuto dal Pd).

De Luca ha formalizzato la richiesta per la Campania
Da segnalare la posizione del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Ieri il governatore ha tuonato con parole di fuoco contro il processo di autonomia avviato da Lombardia e Veneto («Faremo di tutto - ha detto - per bloccare il processo dell'autonomia differenziata se vengono meno le questioni di contenuto e metodo democratico. Siamo pronti al ricorso alla Corte Costituzionale, alla mobilitazione sociale e alla lotta»). Ma anche la Campania ha un suo progetto di autonomia : «Oggi formalizziamo con una lettera al Presidente del Consiglio - ha dichiarato De Luca - la richiesta di autonomia differenziata anche per la Campania».

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