l’emiliana fagioli

Da Costa Concordia al ponte Morandi, ecco il campione italiano del sollevamento

A Genova ha issato la prima trave del nuovo ponte, ma l’azienda emiliana ha già realizzato il record mondiale in Canada con una piattaforma offshore

di Natascia Ronchetti


A Genova varato il maxi-impalcato: il "ponte-nave" prende forma

3' di lettura

SANT’ILARIO D’ENZA (REGGIO EMILIA) – Se avessero utilizzato i martinetti idraulici, nome in codice strand jacks, con una capacità di 750 tonnellate avrebbero potuto sollevare anche un peso maggiore. Proprio come hanno fatto in Canada, per la costruzione di una piattaforma offshore: un record mondiale, hanno movimentato e installato una sezione da 44mila tonnellate.

«Ma tutte le operazioni sono complesse e rischiose: richiedono calma, massima concentrazione e cura dei dettagli, analisi di tutti i parametri», dice Fabio Belli, amministratore delegato di Fagioli Spa, l'azienda di Sant'Ilario d'Enza, in provincia di Reggio Emilia, a cui si deve il sollevamento e la regolazione della maxi trave da 2mila tonnellate per la ricostruzione del ponte Morandi di Genova, a un anno e mezzo dalla tragedia del 14 agosto del 2018.

Operazione eccezionale (ma normale)
È stato il primo step. Ora dovranno essere sollevate altre due impalcate dello stesso peso. Avverrà nelle prossime settimane. E molto dipenderà anche dalle condizioni metereologiche.

Un’operazione eccezionale. Anche se lo sono tutte, in fondo, per questo gruppo emiliano, tra i primi quattro del settore a livello globale, abituato a misurarsi con le missioni che sembrano impossibili.

Un gruppo, fondato agli inizi degli anni Cinquanta, che opera in tutto il mondo con la sua esperienza nei trasporti e nelle movimentazioni speciali. Che ha raddrizzato la Costa Concordia naufragata davanti all'isola del Giglio – portando a termine quello che in gergo tecnico si chiama parbuckling - e poi l'ha messa nelle condizioni di rigalleggiamento (il cosiddetto refloating).

Che ha destinato sei dei suoi cinquanta ingegneri a progettare prima la demolizione, poi la ricostruzione del ponte, come fornitore del consorzio PerGenova, costituito da Salini Impregilo e Fincantieri, general contractor. Duemila tonnellate, tanto per fare un esempio, equivalgono più o meno a duemila utilitarie.

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L’importanza del silenzio
I martinetti idraulici utilizzati a Genova hanno una capacità di 600 tonnellate. Ne sono stati usati otto, quattro per lato: due per il sollevamento, due per il bilanciamento. Sul lato di Ponente erano collegati all'impalcato già montato, su quello di Levante a un contrappeso di 700 tonnellate a terra.

«Abbiamo analizzato tanti parametri, dal peso all'inclinazione – prosegue Belli -. E non abbiamo incontrato grosse difficoltà. Anche se ci vuole tanta concentrazione perché ogni operazione è sempre ad alto rischio».

Persino il silenzio è importante in queste condizioni: devi riuscire a percepire anche i minimi rumori della struttura. Così, in due tappe. Dalle 18 e 40 del 12 febbraio fino alle 17 del giorno successivo. Con calma, senza fretta, con una pausa durante la notte. Fino a portare l'impalcato a 40 metri dal suolo. Fino alla regolazione del concio di pila, su pannelli che non producono attrito. Sino a chiudere il gioco. Con successo. «Perché tutto quello che è stato eseguito – spiega Belli -, è stato realizzato esattamente come era stato progettato».

Solo l’inizio
Ora l'operazione dovrà essere ripetuta. Per completare la ricostruzione dell'infrastruttura, su progetto di Renzo Piano. Con oltre un chilometro di travata continua, diciotto pile in cemento armato, diciannove campate.

Per Fagioli Spa è un proseguimento. Si è infatti già occupata della demolizione di ciò che era rimasto, ancora sospeso, dopo il crollo, con una associazione temporanea di imprese guidata dalla Fratelli Omini Spa. Sempre usando martinetti idraulici, sempre con la massima cautela, per demolire sette sezioni di ponte orizzontale e nove piloni. Per poi portare a Genova, conclusa questa prima fase, 237 sezioni di ponte. E ripartire, con il sollevamento e il posizionamento della prima delle tre maxi travi previste, ognuna della lunghezza di 100 metri.

Operazioni che fanno di questa azienda emiliana – oltre 600 dipendenti nel mondo, un fatturato di circa 190 milioni - una eccellenza del made in Italy che attraverso hub a Houston, negli Usa, e a Singapore, porta nel mondo tecnologie all'avanguardia e sistemi ingegneristici innovativi. Per raddrizzare la Concordia usò 96 strand jacks e ci vollero 27 ore; per il rigalleggiamento circa tre giorni. Questa volta tutto si è concluso in poco più di una giornata.

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