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Da Ddl spinta all’ascolto dei minori coinvolti nei casi di affido

Il nuovo processo civile prevede di sentire il minore ed esclude contatti con persone indicate come autori di violenze

di Livia Zancaner

3' di lettura

L’Italia ha mancato al suo dovere di protezione e assistenza di due bambini, costretti a incontri con il padre violento, già denunciato per maltrattamenti e abusi, continuati anche durante le visite. La condanna della Cedu, la Corte Europea dei diritti umani, è arrivata pochi giorni fa: si tratta della settima condanna allo Stato italiano per non aver tutelato una donna vittima di violenza e i suoi figli, la quarta nel 2022. La Corte parla di nessuna valutazione del rischio, di interesse superiore dei minori ignorato e di diffusa prassi dei tribunali di qualificare come genitori “non collaborativi” le donne che si oppongono all’incontro dei propri figli con l’ex coniuge, adducendo atti di violenza domestica. Violenza quindi non riconosciuta, nonostante il Codice Rosso abbia reso obbligatorio il passaggio degli atti dal giudice del procedimento penale al giudice del procedimento civile.

Minorenni invisibili

«I minorenni restano invisibili, tutti i dibattiti hanno come oggetto l’adulto, serve una maggiore specializzazione dei giudici e una capacità di vedere. Lo stesso riconoscimento della violenza assistita è stato un percorso faticoso», spiega il procuratore capo del Tribunale per i minorenni di Milano, Ciro Cascone. Basti pensare che solo col Codice Rosso un minore che assiste ai maltrattamenti si considera persona offesa del reato. Il tema dei bambini invisibili, inascoltati, obbligati a vedere il padre violento è ancora troppo spesso non riconosciuto nei tribunali.

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Spesso l’’uomo, se violento nei confronti della compagna, viene in molti casi considerato “un buon padre”. In Italia nei procedimenti di separazione e divorzio l’obiettivo ultimo è quello di garantire la bigenitorialità sancita dalla legge 54 del 2006, tanto che oltre il 90% dei minori è in affido condiviso. Questo nonostante la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio abbia evidenziato che in oltre un terzo dei procedimenti civili di separazione giudiziale con affidamento di figli minori sono presenti allegazioni di violenza, che non vengono prese in considerazione.

I disegni di legge

Due disegni di legge, mai approvati e riproposti nella nuova legislatura, cercano di colmare le lacune sulla tutela dei minori nei casi di violenza: si tratta dell’introduzione dell’articolo 317-ter del codice civile, in materia di provvedimenti riguardo ai figli nei casi di violenza di genere o domestica, proposto dalla senatrice Valeria Valente e delle modifiche al codice civile e altre disposizioni in materia di affidamento e ascolto del minore e di protezione da abusi e atti di violenza domestica, a firma Laura Boldrini.

Il primo provvedimento, tra gli altri punti, stabilisce che, nei casi di allegazioni di violenza, il giudice dispone anche d’ufficio l’immediata sospensione del diritto di visita del genitore violento. La seconda norma dispone l'obbligo di ascolto del minore maggiore di anni dieci e la modifica l'articolo 337-ter, specificando che il giudice deve tenere conto della volontà del minore ascoltato, della continuità affettiva e della stabilità. Esclusa, inoltre, la possibilità di motivare la decadenza dalla responsabilità genitoriale sulla base di sindromi prive di evidenze scientifiche, come la sindrome da alienazione parentale. Anche la Corte di Cassazione ha stabilito che il richiamo alla Pas non può dirsi legittimo.

Dei minori si occupa anche la riforma del processo civile: alcune modifiche si applicheranno da luglio 2023. La riforma stabilisce che il giudice procede personalmente e senza ritardo all'ascolto del minore di anni 12, evitando ogni contatto con la persona indicata come autore degli abusi o delle violenze. Prevista, inoltre, l'istituzione del Tribunale unico per le persone, i minorenni e le famiglie, che entrerà in vigore a dicembre 2024. L'obiettivo è evitare sovrapposizioni e l'adozione di provvedimenti contrastanti, soprattutto nel caso di condotte gravemente pregiudizievoli o di violenza domestica, visto che al momento le competenze civili in materia di minori e famiglia sono distribuite tra Tribunale minorenni e ordinario.

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