L’INCONTRO TRA IL LEADER LEGHISTA ED  Eisenberg

Da De Gasperi a Salvini: quando gli Usa chiamano e l’Italia risponde

di Andrea Carli


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(Imagoeconomica)

3' di lettura

È stato il primo politico italiano dopo il voto del 4 marzo a varcare la soglia dell’ambasciata Usa di via Veneto a Roma. E lo ha fatto, questo pomeriggio, proprio perché Lewis Eisenberg, capo della diplomazia Usa in Italia, finanziere e veterano funzionario del partito repubblicano molto vicino a Donald Trump, lo aveva invitato. Se la diplomazia è uno degli strumenti con cui la politica realizza la sua strategia, il vertice di oggi tra Matteo Salvini e l’ambasciatore Usa in Italia non è stato o non è stato solo, come suggerivano alla vigilia dell’incontro dall’ambasciata, il semplice frutto dell’incrocio tra le disponibilità d’agenda dei vari interlocutori.

L’importanza politica dell’incontro
L’esponente del Carroccio, leader del centrodestra, prima coalizione nel paese, ha più volte rivendicato la poltrona di presidente del Consiglio (e ogni persona che aspira a governare in Italia non può non avere buoni rapporti con gli Stati Uniti). Come si è detto, è il primo politico che, dopo il verdetto delle elezioni, fa visita a Eisenberg. Salvini, infine, è anche l’esponente della politica italiana più convintamente “trumpiano”, ha apprezzato e sostenuto molte battaglie dell’attuale inquilino della Casa Bianca: dalla lotta all’immigrazione clandestina, al fisco e soprattutto ai rapporti con l’Europa. Diceva la giallista Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». Dall’ambasciata Usa si vuole evitare che questo faccia a faccia venga interpretato come una sorta di investitura della Casa Bianca alla possibile premiership leghista. «L’ambasciatore Eisenberg continua a incontrarsi e dialogare con una serie di leader politici italiani per uno scambio di opinioni su questioni di reciproco interesse», si legge in un tweet pubblicato dall’ambasciata Usa al termine dell’incontro con il leader della Lega.

Il viaggio di De Gasperi per rinsaldare i legami con Washington
L’attenzione dell’Italia nei confronti di oltreoceano (e viceversa) non è una novità nella storia politica della Penisola. Basta ricordare, senza andare troppo indietro negli anni, al viaggio nel gennaio del 1947 dell’allora presidente del Consiglio italiano Alcide De Gasperi, esponente della Democrazia cristiana: a bordo di un quadrimotore sballottato dal maltempo raggiunse gli Usa per rinsaldare i legami con Washington e chiedere aiuti economici concreti per un Paese che stentava a rialzarsi dalla distruzione della guerra. Il viaggio, voluto da De Gasperi più che dagli americani, creò le basi per la stagione del centrismo della politica italiana.

Il precedente della visita di Di Maio negli Usa
Rimanendo alla storia più recente, nell’ottobre del 2016 l’allora premier Matteo Renzi ha incontrato a Washington Barack Obama, ottenendo l’endorsement dell’ex inquilino della Casa Bianca: «Le riforme - disse - sono quelle giuste. Spero che Matteo resti al timone, faccio il tifo per lui». Agli Usa hanno guardato (e guardano) anche i Cinque Stelle. Luigi Di Maio, capo politico di M5S, ad oggi primo partito in Italia, lo scorso novembre - dopo la sconfitta alle regionali in Sicilia - ha effettuato una visita istituzionale a Washington. In quell’occasione ha assicurato al vice assistente segretario di Stato per l’Europa occidentale Conrad Tribble: «Se non avremo la maggioranza assoluta ci assumeremo la responsabilità di non lasciare il Paese nel caos». Di Maio, che allora era vicepresidente della Camera, confidò: il viaggio negli Usa è stata l’occasione «di cambiare la percezione che hanno di noi». Come? Chiarendo che la differenza nei rapporti che il M5S vuole mantenere sia con gli Stati Uniti sia con la Russia sta in due parole: «L’America è nostro alleato, la Russia è un importante interlocutore». Una formula che Di Maio potrebbe confermare a Eisenberg, qualora nei prossimi giorni lo invitasse a passare in ambasciata. Lui, il candidato premier M5S, rappresentante della prima forza politica del paese. L’interlocutore: il diplomatico, braccio destro del presidente Trump in Italia. Italia e Usa ancora una volta insieme allo stesso tavolo.

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