ASPETTANDO l’EUROGRUPPO

Da Die Zeit a De Telegraaf, ora Conte parla direttamente all’opinione pubblica europea

Raffica di interviste sui media esteri per perorare la causa di una strategia condivisa contro i danni economici dell’epidemia e aprire una breccia nel muro di Germania e Olanda

di Manuela Perrone

Coronavirus, Conte all'Olanda: gli eurobond servono a tutti

Raffica di interviste sui media esteri per perorare la causa di una strategia condivisa contro i danni economici dell’epidemia e aprire una breccia nel muro di Germania e Olanda


3' di lettura

È alle battute iniziali la partita in Europa sugli aiuti per fronteggiare lo tsunami economico scatenato dall’epidemia di coronavirus. Ma dopo il burrascoso Consiglio europeo del 27 marzo, dove i Paesi nordici, Germania e Olanda in testa, hanno eretto un muro contro la proposta degli eurobond, il premier Giuseppe Conte ha inaugurato una strategia comunicativa precisa: rivolgersi direttamente, a mezzo stampa, alle opinioni pubbliche degli altri Stati europei.

Raffica di interviste sui media stranieri
Da qui l’offensiva mediatica, a colpi di interviste a giornali e Tv europee. Un modo, quello del presidente del Consiglio, per affiancare al lavoro degli sherpa in vista dell’Eurogruppo del 7 aprile (dove il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri rappresenterà la posizione negoziale dell’Italia) una moral suasion nei confronti dei cittadini: quelli che stanno vivendo sulla propria pelle i danni della pandemia, pur se con qualche settimana di ritardo rispetto al nostro Paese.

Il messaggio alla Spagna di Sanchez
Il filone è cominciato con una lunga intervista al quotidiano spagnolo El Pais, lo scorso 30 marzo. Con il Paese guidato da Pedro Sanchez l’Italia condivide non soltanto l’impatto drammatico del virus sul sistema sanitario, ma anche la richiesta di un’Unione che sia «all’altezza della sfida». «Nessuno chiede all’Europa che si faccia carico dei debiti, solo che sia capace di assestare un colpo unitario per uscire da questo tsunami economico e sociale», ha chiarito Conte. «E chi ha l’Europa a cuore, deve appoggiare questa causa. Se l’Unione europea non è all’altezza della sua vocazione e del suo ruolo in questa situazione storica, i cittadini non avranno più fiducia in lei».

Il monito alla Germania
Il doppio messaggio - l’Italia pagherà il suo debito e l’Europa rischia la sua credibilità come istituzione - è stato reiterato con forza nell’intervista pubblicata il 2 aprile sul settimanale tedesco Die Zeit. Un lungo colloquio in cui Conte ha riconosciuto lo scontro con la cancelliera Angela Merkel e ha messo in chiaro la posta in gioco: «La crisi può avere effetti negativi sul mercato interno, sulle nostre interdipendenze economiche e, in definitiva, sul nostro progetto europeo, che dal dopoguerra a oggi ci ha assicurato 75 anni di pace e progresso economico e sociale». In sintesi: «Se siamo un'Unione è il momento di dimostrarlo». Anche perché, ricorda il premier, Germania e Italia sono «strettamente intrecciate», con i rispettivi cicli economici «fortemente sincronizzati». Se un paese dell’Ue «rimane indietro, tutti gli altri si indeboliscono».

Le rassicurazioni ai contribuenti olandesi
Ricorrono gli stessi argomenti anche nell’intervista all’olandese De Telegraaf del 1° aprile. Anche qui è arrivata innanzitutto una rassicurazione: «L’Italia non sta in questo momento chiedendo ai cittadini olandesi di pagare il debito italiano. Non chiediamo neanche un euro ai contribuenti olandesi». Anzi. «L’Olanda - ricorda Conte - è tra i Paesi che si avvantaggiano molto del contributo delle imprese italiane. Perché molte grandi imprese che pure hanno i principali stabilimenti in Italia e ricavano i maggiori profitti nel nostro Paese poi beneficiano della legislazione fiscale olandese, molto più conveniente. Quindi i cittadini olandesi non hanno motivi di pensare che il rapporto con l’Italia li veda svantaggiati economicamente né devono temere di dover pagare i debiti italiani». Conte si è poi rivolto direttamente al premier olandese Rutte: «Caro Mark, se le risposte arrivano tardi, anche se corrette, sono inutili».

La chiamata alle armi
In tutti i casi, dal 1° aprile alla tv tedesca Ard al 2 aprile con l’emittente spagnola La Sexta, il premier ha parlato di un «appuntamento con la Storia». Quasi una chiamata alle armi: «È un appuntamento che richiede da parte nostra di ricorrere a strumenti straordinari, eccezionali, finalizzati esclusivamente a uscire quanto prima da questa recessione».

Lo stop&go sul Mes
Che qualcosa si stia muovendo è innegabile. Prova ne siano le scuse all’Italia della presidentedella Commissione Ue Ursula von der Leyen, che aveva bollato i coronabond come «uno slogan», e il lancio dello schema europeo per finanziare gli strumenti nazionali di sostegno al reddito. Ma anche le crepe aperte tra le forze politiche in Germania e in Olanda contro la rigidità di Merkel e di Rutte. Da parte sua Conte ha corretto il tiro sul Meccanismo europeo di stabilità. Lasciando intendere che, rivisto e senza condizionalità, nell’ambito di un ventaglio più ampio di strumenti, potrebbe ottenere il placet dell’Italia. Un segnale di distensione. Perché la trattativa è aperta, ma l’esito è ancora incerto.

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