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Da «Digiwoman» a Provenzano: i 7 outsider (inattesi) del Conte bis

Il governo Conte bis è un po’ anche l’esecutivo di quelli che fino a qualche ora fa non inflazionavano le cronache della politica nazionale e con i quali, d’ora in poi, saremo chiamati a familiarizzare. Ne abbiamo individuati sette. Eccoli

di Francesco Prisco


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I sette outsider del governo Conte bis

3' di lettura

Con 17 volti nuovi e sette donne, il governo Conte bis è un po’ anche l’esecutivo degli outsider. Nomi che, fino a qualche ora fa, per usare un eufemismo di certo non inflazionavano le cronache della politica nazionale e con i quali, d’ora in poi, saremo chiamati a familiarizzare. Ne abbiamo individuati sette, nella maggior parte dei casi espressione del Movimento 5 Stelle, per quanto non manchino profili di politici «non politici» che arrivano dal Pd. Eccoli.

La prima firmataria del reddito di cittadinanza
Il ministero del Lavoro passa da Luigi Di Maio, massimo fautore della Legge sul reddito di cittadinanza, a Nunzia Catalfo, prima firmataria dello stesso provvedimento bandiera dell’M5S. Catanese, classe 1967, appartiene alla cosiddetta ala «dialogante» del Movimento: senatrice alla seconda legislatura consecutiva, nel 2018 è stata eletta presidente della Commissione permanente Lavoro pubblico e privato di Palazzo Madama. Diploma come titolo di studio, prima di approdare all’attività politica si occupava di formazione.

Il prof. che vuole tassare le merendine
Non manca la creatività a Lorenzo Fioramonti, 42enne romano neo-ministro dell’Istruzione. Secondo una sua celebre intervista al Corriere della Sera, occorrerebbero 3 miliardi aggiuntivi al Bilancio dello Stato per rilanciare scuole e università. Dove trovare i soldi? In micro-tasse di scopo su merendine, bibite zuccherate e biglietti aerei, «attività dannose per la salute o inquinanti. Con i soldi che lo Stato ricava si fanno interventi per la ricerca o la scuola». Deputato pentastellato alla prima legislatura, si è laureato in Storia del pensiero politico ed economico moderno alla facoltà di Filosofia dell’Università Tor Vergata per poi andare a insegnare a Pretoria. Ha mosso i primi passi in politica come assistente parlamentare (1997-2000) di Antonio Di Pietro.

Il meridionalista
Outsider totale rispetto ai discorsi da totoministri della vigilia è Peppe Provenzano, siciliano di San Cataldo, 37 anni. Un profilo di area Pd che non arriva dal Parlamento: il nuovo ministro per il Sud è vicedirettore di Svimez. In Regione Siciliana è stato capo della segreteria dell’assessore per l’Economia ai tempi della giunta Crocetta (2012), poi consulente del ministro dell’Ambiente Andrea Orlando (2013-2014).

Digiwoman
La nascita del ministero dell’Innovazione era un punto d’onore del premier Conte. Come minimo serviva una nomina innovativa. Ed è arrivata così quella di Paola Pisano, torinese 42enne espressione M5S, sotto la Mole docente di gestione dell’Innovazione all’università, nonché assessore all’Innovazione della giunta Appendino. Nel gennaio del 2019 i lettori di Digitalic Mag la hanno eletta «Digiwoman», ossia donna più influente della sfera digitale, preferendola a Samantha Cristoforetti, Milena Gabanelli e Clio Makeup. E scusate se è poco.

La donna che sciolse la giunta per questioni di genere
Deputato alla seconda legislatura consecutiva è anche la pentastellata piemontese Fabiana Dadone, 35 anni, nuova titolare del ministero della Pubblica amministrazione. Laureata in Giurisprudenza, è stata la prima firmataria di una proposta di legge con disposizioni in materia di conflitti di interessi, ineleggibilità e incompatibilità dei parlamentari. A giugno è stata votata dalla base degli iscritti per diventare probiviro, membro del collegio di 3 persone che dirime le beghe interne al Movimento. Suo il ricorso che portò allo scioglimento della giunta di Mondovì per problemi relativi di quote di genere.

L’autonomista pentastellato
Il nuovo ministro per i Rapporti con il Parlamento è Federico D’Incà, pentastellato della vecchia guardia (due legislature consecutive), uomo di mediazione, presenza fissa nelle Aule parlamentari, addirittura nominato questore della Camera. Classe 1976, laurea in Economia e Commercio all’università di Trento, ha un passato da analista di sistemi informatici e quindi da caposettore in una società della grande distribuzione. Nel 2017, in Veneto, è uno dei promotori in prima linea, tra i 5 Stelle, del referendum per l’Autonomia. Sul suo sito personale si definisce «vicino al pensiero di Adriano Olivetti, lettore appassionato di politica economica e di filosofia». Ma il neo-ministro ha anche un altro hobby: coltivare ortaggi e verdure, nel suo orto nel bellunese.

La scout pro unioni gay
Alle Pari opportunità e alla Famiglia, in ultimo, c’è Elena Bonetti, espressione del Pd. Matematica, professore associato di Analisi, mantovana di 45 anni, un passato come capo scout nell’Agesci, nel 2014 firmò un appello, assieme a don Gallo, per chiedere allo Stato di riconoscere le unioni gay e alla Chiesa di rivedere le proprie posizioni «perché tutti abbiamo il diritto di amare e di essere amati». Un deciso cambio di passo rispetto alle posizioni del precedente ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana.

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