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Da Emilia-Romagna e Anpal il decalogo di competenze e professioni per i big data

Individuati 25 profili per un totale di 258 skills. Data scientist, Developer, Artificial intelligence specialist i tre mestieri più richiesti oggi dal mercato.

di Ilaria Vesentini

(WrightStudio - stock.adobe.com)

4' di lettura

C’è un anno di lavoro sotto traccia che ha coinvolto istituzioni, imprese e sistema della formazione regionale al gran completo (ufficio scolastico, Its, università, centri ricerca) dietro al progetto presentato in Regione Emilia-Romagna, frutto del partenariato siglato nel 2021 con Anpal Servizi, scaturito in un report che per la prima volta ha permesso di identificare e sistematizzare tutte le competenze e le professioni necessarie per la gestione dei Big Data e dell’Intelligenza Artificiale.

I 25 profili individuati e 258 competenze

25 profili per un totale di 258 skills coerenti con la classificazione europea ESCO (sistema comunitario articolato in 2.942 unità professionali e 13.485 conoscenze e abilità distinte tra essenziali e opzionali) e quindi universali come il Data scientist, il Developer, l'Artificial intelligence specialist (i tre mestieri più richiesti oggi dal mercato), ma anche il Business analyst, il Devops expert o il Blockchain architect, figure indispensabili per mettere a terra non solo e non tanto i grandi investimenti pubblici in corso nel Paese, ma soprattutto per salvaguardare e valorizzare la competitività delle filiere manifatturiere.

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«È il primo progetto del genere nel Paese - sottolinea Raffaele Tangorra, commissario straordinario di Anpal e Anpal Servizi - un unicum nel metodo e nel merito. Nel metodo perché abbiamo lavorato in squadra, come sempre si dovrebbe fare quando si parla di politiche per la formazione e il lavoro, con un’ottica scalabile, perché i risultati vengono ora messi a disposizione di tutto il Paese con l’obiettivo di collaborare a modelli di partenariato territoriale per supportare lo sviluppo di skills sui bi data. Nel merito, perché al centro dell’alleanza e della ricerca che ne è scaturita ci sono le competenze, fulcro anche ella riforma delle politiche attive e del Gol».

La metodologia: dall’analisi desk al vaglio delle imprese

Il lavoro è avanzato per step: i risultati dell’analisi desk condotta da Anpal Servizi per individuare nella tassonomia europea le professioni correlabili agli ambiti di attività descritte nel “ciclo di vita dei big data” sono stati discussi in focus group, con i partner emiliano-romagnoli del progetto (una cinquantina di soggetti), che hanno scremato un set di professioni e relative competenze in base a necessità e specificità del sistema produttivo emiliano-romagnolo. Set che è stato poi vagliato dalle imprese tramite un’indagine online, arrivando così a identificare il ranking finale che elenca 25 professionalità, 11 delle quali definite come figure chiave per lo sviluppo di attività legata a: trattamento di grandi quantità di dati, acquisizione del dato allo stoccaggio, protezione e gestione del dato come asset per i processi e le attività aziendali, estrazione di informazioni ed elaborazione di previsioni e scenari.

Il fabbisogno emiliano: Big Data Valley e funzioni aziendali

Ora si tratta di strutturare i percorsi formativi per colmare il gap di competenze, sulla via Emilia reso ancora più pressante dalla concentrazione di domanda di altissimo livello nel tecnopolo di Bologna, dove con l’arrivo del data center del Centro meteo europeo e del nuovo supercomputer HPC Leonardo del Cineca si concentrerà l’80% della capacità di calcolo nazionale e il 20% di quella europea. Per non dire dei cervelli che saranno necessari per dare forma al primo dei cinque “campioni nazionali della ricerca” voluti dal Mur con i fondi del Pnrr: il National Centre for Hpc, Big Data and Quantum Computing sarà coordinato da Bologna.

Percorsi formativi tra scuole e Its e l’Academy dei Big Data

«La risposta andrà declinata in nuovi modelli di alfabetizzazione nelle scuole per studenti e per insegnanti, in percorsi professionalizzanti negli Its definendo i set di competenze specifiche, in laboratori regionali sui big data attraverso partnership pubblico-private e il riconoscimento del “saper fare” con open badge spendibili sul mercato, con l’avvertenza che con ogni probabilità tra due anni le skills e le professioni che abbiamo individuato ora saranno già obsolete», avverte Maurizio Sorcioni, responsabile Studi e ricerche di Anpal servizi. Lanciando il progetto di una “Big Data Academy” in Emilia-Romagna, sul modello delle Industry Academy pubblico-private, come quella recentemente inaugurata da Philip Morris in Valsamaggia per le competenze 4.0, che in regione stanno dimostrando grande efficacia.

Il “Big Deal” emiliano dei saperi e la legge in arrivo

«Non ci sono Big Data o Intelligenza artificiale che funzionano senza le teste. Dopo aver fatto il più grande investimento del Paese in infrastrutture per i Big Data, affinché siano a servizio delle istituzioni, della sanità, dell’istruzione, ma anche del sistema delle imprese private, abbiamo bisogno di formare nuove competenze. In Emilia-Romagna faremo il più grande investimento sulla formazione, l’abbiamo chiamato il “Big Deal dei saperi” e in settembre approveremo la prima legge nazionale per attrarre talenti, dopo la legge del 2014 per attirare investimenti di imprese», affermano gli assessori regionali Vincenzo Colla (Sviluppo economico e lavoro) e Paola Salomoni (Università).

Dalla transizione digitale a quella ecologica

«Il progetto firmato con Anpal non si ferma qui, è pensato per replicare le attività di analisi e monitoraggio dei fabbisogni di professionalità big data nei prossimi anni, in modo da seguire l'evoluzione del segmento - conclude Morena Diazzi, dg regionale Conoscenza, Ricerca, Lavoro, Imprese - e da qualche settimana abbiamo avviato un progetto e un programma di lavoro analogo a quello big data, con lo scopo di individuare le competenze necessarie ad accompagnare la trasformazione ecologica in Emilia-Romagna. Il Protocollo di intesa che definisce la collaborazione con Anpal e Anpal Servizi è stato firmato il 5 maggio scorso».

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