Agricoltura

Da Enea il prototipo per irrigare e fertilizzare i campi con acque reflue

Il progetto portato avanti con l’Università di Bologna in collaborazione con Gruppo Hera e Irritec

di Davide Madeddu

(saratm - stock.adobe.com)

2' di lettura

Le acque reflue depurate diventano materia prima per irrigare e fertilizzare i campi. Il tutto grazie a uno strumento, per il momento un prototipo, in grado di depurare le acque reflue. A sviluppare il prototipo tecnologicamente avanzato, sono stati i ricercatori dell’Enea assieme a quelli dell’università di Bologna in collaborazione con Gruppo Hera e Irritec.

La prova sul campo

Il prototipo, per il momento dimostrativo, è stato realizzato nell’impianto di depurazione del Gruppo Hera a Cesena ed è stato testato su un campo sperimentale con 120 colture di cui 66 piante di pesco e 54 di pomodoro da industria. I risultati raccolti a valle della fase sperimentale, sottolineano dall’Enea, «confermano la qualità delle acque depurate a fini agricoli».

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Un progetto da replicare

Per Luigi Petta, coordinatore del progetto e responsabile del laboratorio Enea di Tecnologie per l’uso e gestione efficiente di acqua e reflui, si tratta di un passo verso un’applicazione a sistemi già presenti. «I risultati ottenuti nell’ambito del progetto – commenta – potrebbero supportare l’applicazione dello schema prototipale a tutti gli impianti di depurazione e la diffusione di pratiche di riuso a vantaggio di tutti gli stakeholder di filiera». A beneficiare del prototipo potrebbero essere numerose realtà. «Dai gestori d’impianto ai consorzi di bonifica fino al settore dell’automazione, controllo e misurazione – aggiunge – con l’obiettivo di garantire una fonte idrica non convenzionale e sicura e fornire al contempo un apporto di elementi nutrienti alle colture, in linea con i nuovi indirizzi comunitari in vigore dal 2023».

Un supporto all’agricoltura

Con il risultato che l’utilizzo di acque reflue depurate in ambito agricolo andrebbe a ridurre il prelievo di acqua dolce da immettere nei campi. Limitando quindi l’utilizzo che oggi, secondo quanto sostengono i ricercatori Enea, rappresenta «circa il 50 per cento del fabbisogno totale» superando quindi la carenza d’acqua dovuta soprattutto ai cambiamenti climatici.

Un potenziale importante

«La ricerca condotta ha evidenziato l’elevato potenziale del riuso a scopo fertirriguo delle acque reflue depurate, sia in termini quantitativi che nutritivi, sfruttando tecnologie e materiali smart che consentono la gestione dell’irrigazione e della fertilizzazione di precisione – conferma Attilio Toscano, professore di idraulica agraria e coordinatore delle attività sperimentali condotte dal Ciri Frame, il Centro Interdipartimentale di Ricerca Industriale Fonti Rinnovabili, Ambiente, Mare ed Energia dell’Università di Bologna – . Inoltre, la verifica degli effetti del riutilizzo diretto degli effluenti secondari e terziari sul sistema “suolo-pianta” ha mostrato, negli studi fin qui condotti, la sicurezza e la sostenibilità di tale pratica».

Esempio da seguire

E mentre dal Gruppo Hera sottolineano che la sperimentazione si inserisce «All’interno delle strategie che puntano a un uso sempre più efficiente delle risorse, con riduzione dei consumi, soluzioni per la circolarità e il riuso», il ricercatore Enea responsabile del progetto guarda positivamente al futuro: «In virtù dei risultati conseguiti – conclude Luigi Petta –, il progetto ambisce a fare da catalizzatore di accordi tra istituzioni ed aziende della filiera, già coinvolti in sede di sviluppo progettuale, per implementare queste pratiche su scala reale, a partire dalla best practice messa a punto a Cesena nell’ambito del progetto».

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