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Da Eurotech alla Juventus fino a Luxottica: i titoli che hanno resistito ai ribassi di Piazza Affari

di Vittorio Carlini


(Sintesi Visiva)

5' di lettura

Da inizio anno l’indice generale di Piazza Affari, il Ftse italia all share, e il paniere delle blue chip, il Ftse Mib, hanno messo a segno più o meno la stessa performance negativa: il primo (alla chiusura di giovedì scorso) cede l’11,6% e il secondo l’11,1%. In ribasso, seppure con un valore più contenuto, il Ftse italia Star (-9,1%). Più ampia la perdita, invece, delle medie capitalizzazioni (-14,1%).

Al di là delle performance e dei dati è chiaro che la Borsa milanese, fin qui, paga un pesante dazio nel 2018 . Una dinamica negativa che, dal 14 maggio 2018 (giorno in cui sono comparse le prime bozze del contratto di Governo tra Lega e M5S), è ancora peggiore. Dal quella data il Ftse all share cede il 19,4%. In un simile contesto molti titoli segnano il passo.

I migliori da inizio anno...
E tuttavia c’è anche chi va controcorrente. Nel gergo delle sale di trading sono i titoli «salmone». Società che, per differenti motivi, sono riusciti a risalire il fiume ribassista. Vediamo innanzitutto quali sono queste azioni, partendo dalle top 10 nelle performance da inizio anno. Su tutti si staglia Eurotech (+211,9%). A seguire troviamo: Fiera Milano (+112%), Reno de Medici (+61,4%), la Juventus (+45,1%), Technogym (+27,9%), Basicnet (+26,9%), la Lazio (+26,3%), Amplifon (+23,7%), Mutuionline (+22,9%) e Saipem (+22,7%) e Moncler (+20,6%).

...e da metà maggio
I protagonisti cambiano un po’ se si muta l’arco di tempo considerato. Nel periodo, più stressante dal punto di vista dei mercati, compreso dal 14/5/2018 ad oggi, ritroviamo nella top 10 aziende quali Eurotech (+114%) , la Juventus, Fiera Milano e Saipem. Ciò detto, tra i 18 titoli che, nel periodo considerato, hanno resistito sopra la parità ci sono gruppi diversi da quelli indicati sopra. Tra questi:Luxottica (+4,7%), Ansaldo Sts (+4,1%), Brunello Cucinelli(+4%) e Davide Campari (+16,2%).

Le multinazionali tascabili non recitano da protagoniste
Ad una prima analisi salta subito all’occhio una particolarità: la non così forte presenza delle multinazionali tascabili. Vediamo di spiegarci. Di solito, nei momenti di difficoltà, la parte del leone è spesso stata recitata dalle small-mid cap. Un po’ perchè leader mondiali nel loro settore; e un po’ a causa di motivi “tattici”. In queste occasioni, infatti, diventa spesso rilevante la strategia dei grandi investitori istituzionali (soprattutto stranieri). Questi per esporsi all’azionario italiano, non di rado acquistano solamente le grandi capitalizzazioni. Oppure gli Etf che replicano l’indice delle blue chip. In un simile contesto le eventuali vendite, in particolare per i timori sui titoli bancari (proxy del “rischio Italia”), colpiscono il Ftse Mib. Le altre azioni, al contrario, vengono “dimenticate”. Una condizione di abbandono che, paradossalmente, risulta positiva. Anche perchè la situazione si replica, in qualche modo, con gli investitori automatici. Gli algo trader, non guardando ai fondamentali, spesso usano i derivati sugli indici. Soprattutto quelli più liquidi quali, ad esempio, il Fib (derivato sul Ftse Mib). Risultato? I titoli “minori”, da un lato, rimangono di nuovo fuori dal radar; e, dall’altro, hanno più spazio per dribblare le eventuali cadute. Crolli magari dovuti proprio alle strategie dei grandi investitori istituzionali.

Il caso di Eurotech
Orbene una simile situazione si è concretizzata solo in parte. Spesso hanno rilevato maggiormente le singole storie aziendali. Così è, ad esempio, il caso di Eurotech. Questa è una piccola azienda tecnologica attiva nel cosiddetto edge-computing. Vale a dire, in parole semplici e senza pretesa di esaustività, la produzione di hardware e software che consentono il dialogo delle macchine (ad esempio nel settore medicale) con la rete. Orbene: nel primo semestre dell’anno la multinazionale tascabile ha raggiunto i 22 milioni di fatturato (erano stati 37,2 milioni nello stesso periodo del 2017). Ciò che però rileva è che, dopo avere chiuso il 2017 in perdita, al 30/6/2018 la società ha raggiunto un profitto netto di 1,91 milioni. Vale a dire: l’azienda, dopo importanti investimenti, ha iniziato a produrre redditività netta. Una situazione che è piaciuta agli investitori i quali sono entrati sul titolo. Certo: ha avuto il suo ruolo l’effetto Pir. Inoltre, essendo Eurotech una vera pubblic Company (i due azionisti rilevanti sono Leonardo con l’11,08% del capitale e Dino Paladin con il 5,178%), può esserci un appeal legato alla contendibilità. Ciò detto, tuttavia, l’avere dimostrato di riuscire ad avere il ritorno sull’investimento è una condizione che ha aiutato il titolo.

Il mondo del lusso
Già, il titolo. «A ben vedere - spiega Giacomo Calef, Country manager Italia di Notz Stucki - un filo conduttore può trovarsi nel settore del lusso». Guardando alle azioni in positivo da inizio anno troviamo società come Luxottica, Cucinelli oppure Moncler. Si tratta di aziende di un comparto che sì «nel settembre scorso ha subito un’importante flessione ma che rimane comunque interessante per gli investitori». In generale, comunque, le azioni che paiono essere premiate «sono quelle -spiega sempre Calef - di società value, con una buona diversificazione geografica dei ricavi e che re-investono grande parte degli utili nella crescita».

LE AZIONI A PIAZZA AFFARI POSITIVE
LE AZIONI A PIAZZA AFFARI POSITIVE
LE AZIONI A PIAZZA AFFARI POSITIVE

Saipem e il prezzo del petrolio
Al di là di ciò resta, tuttavia, il fatto che tra le realtà in grado di resistere alla tempesta dello spread troviamo delle aziende di primo piano. Tra queste, oltre alle già citate imprese del “luxury”, c’e Saipem. Quest’ultima, ad esempio, rispetto ai dati dei primi nove mesi del 2018 non ha mostrato una situazione così favorevole. I ricavi e la redditività sono calati. Il fatturato è passato da 6,873 miliardi del 30/9/2017 a 6,057 miliardi di un anno dopo. Lo stesso Ebit è sceso da 257 milioni a 43 milioni. Al di là delle situzioni non ricorrenti che avranno certamente influenzato i dati bilancio, è certo che il conto economico non deve essere stato un grande “boost” per il titolo. E allora? Le azioni si sono avvantaggiate, in maniera prospettica, del rialzo del petrolio. Confrontando il grafico della società con quello del Brent si nota con chiarezza che, soprattutto da metà luglio in poi, i suoi prezzi sono saliti di pari passo con le quotazioni del barile. In seguito, dai primi di ottobre, l’oro nero ha ritracciato e Saipem ha preso a scendere. Una quasi perfetta correlazione positiva.

Ma non è solamente questione di correlazioni tra asset. «È importante -sottolinea Vincenzo Longo, analista di Ig - anche la “qualità” della diversificazione internazionale dei ricavi di un gruppo». Vale a dire? «Una tra le motivazioni della non così forte presenza delle multinazionali tascabili può riscontrarsi» nell’eccessiva esposizione al mercato europeo piuttosto che a quello statunitense. «L’Europa, infatti, da segnali di rallentamento nella crescita economica».

Il caso Juventus
Infine un accenno alla Juventus. Qui, analizzando l’andamento del grafico sul terminale Bloomberg, si nota chiaramente che l’inizio della corsa del titolo è legato alla notizia dell’ingaggio di Cristiano Ronaldo da parte della “Vecchia signora”. L’azione, in quel periodo, viaggiava intorno a 0,68 euro. Successivamente, seppure con qualche ritracciamento, è arrivato al massimo del 19 settembre (1,672 euro). Di lì le azioni sono scivolate verso il basso. Le motivazioni? Possono essere diverse. Certamente ha inciso il ritracciamento del listino in generale. Al di là di questo deve, però, ricordasi, che c’è stato un importante “newsflow” sul titolo: dalla stessa notizia sul presunto scandalo che ha coinvolto CR7 all’uscita dalla società torinese di Giuseppe Marotta. Ciò detto il titolo della Juventus è sceso fino a quota 0,91 euro (26/10/2018) per poi rimbalzare sui valori attuali: circa 1,147 euro.

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