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Da Expo 2030 11mila nuove imprese e 300mila posti

I dettagli del documento del comitato promotore che stima il valore dell'operazione a 50,6 miliardi: sfida non solo per Roma ma per l'Italia

di Manuela Perrone

 Roma in corsa per ospitare Expo 2030 insieme ad altre tre città: l’esito alla fine dell’anno prossimo

3' di lettura

Non solo Capitale. I numeri di Expo Roma 2030 sono da capogiro e riguardano l’intero sistema Paese: l’Esposizione Universale vale la nascita di 11mila aziende e la creazione di quasi 300mila posti di lavoro, principalmente a beneficio delle regioni del Centro-Sud. Il Sole 24 Ore è in grado di svelare in esclusiva i dettagli economici che si nascondono dietro l’unica cifra diffusa sinora: quei 50,6 miliardi di euro, pari al 3,8% del Pil nazionale, stimati come valore complessivo della partita Expo per l’Italia.

Nelle 618 pagine del dossier consegnato a Parigi lo scorso 7 settembre al segretario generale del Bureau International des Expositions, l’organismo che a novembre del 2023 dovrà decidere quale tra le quattro città candidate (tra Roma, Odessa in Ucraina, Busan in Corea del Sud e Riad in Arabia Saudita) si aggiudicherà l’Esposizione Universale, si calcola un effetto economico diretto di 10,3 miliardi di euro (lo 0,6% del Pil), sulla base degli investimenti per la costruzione e l’organizzazione di Expo Roma 2030 realizzati nell’arco di tre-cinque anni e dei ricavi nell’anno dell’evento. L’effetto economico indiretto di breve periodo è invece stimato in 18,2 miliardi di euro (l’1% del Pil), grazie alle spese incrementali sul suolo italiano dei partecipanti nell’anno dell’Esposizione. Si ipotizzano 23,6 milioni di visitatori (55,4% italiani e 44,6% stranieri), ma l’affluenza, considerando le partecipazioni ripetute, dovrebbe generare oltre 30 milioni di presenze (59,2% italiani e 40,8% stranieri).

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Vantaggi si faranno sentire anche sull’export, legati alla capacità attrattiva di Expo: +5,5 miliardi di euro (0,3% del Pil) sono stimati come valore degli investimenti esteri incrementali che saranno realizzati in tre-cinque anni. Nello stesso periodo l’impatto sul fisco sarà di 6,4 miliardi di euro (lo 0,4% del Pil), come incremento del gettito incassato da Agenzia delle Entrate, Inps e Regioni.

Il dossier è stato redatto da una squadra di professori e professionisti italiani e internazionali, tra cui Ian Philion, Richard Burdett, Carlo Ratti, Italo Rota, Livio Vanghetti, Michele Costabile, Christian Iaione e Alessandro Mancini, coordinati dall’architetto Matteo Gatto, che hanno collaborato con le Università romane e le istituzioni locali e nazionali. Le nuove imprese sono state calcolate guardando ai risultati di Expo Milano 2015, che ha generato 10mila aziende, con un impatto di 3 miliardi misurato in termini di valore aggiunto. Parametrando questo esito al maggior numero di imprese operanti a Roma (+10,7%, dati Istat 2019), si è arrivati alla cifra di +11mila (la stima è conservativa), con 3,32 miliardi di valore aggiunto.

Tratto distintivo della candidatura italiana è proprio l’attenzione posta sin da subito al post Expo: la legacy non è considerata il punto di arrivo, ma l’idea fondante dell’evento. Un’eredità non soltanto economica e materiale, ma ambientale, sociale e culturale, strategica per l’Italia e per l’Europa. Un lascito benefico che si dispieghi nel lungo periodo, secondo lo spirito dello slogan - “Insieme” - e del tema scelto dall’Italia: “Persone e territori: Rigenerazione, Inclusione e Innovazione”.

“Insieme” si intende coltivare la legacy nell’ambito della formazione e della scuola: moduli formativi legati alla sostenibilità saranno erogati in sette anni, dall’aggiudicazione all’anno dell’Expo, con il coinvolgimento di un network di università italiane e del ministero dell’Istruzione e del merito. “Insieme”, sul fronte del sociale, significa lo sviluppo di un «programma volontari» intergenerazionale (nel periodo di apertura di Expo si stima la presenza di circa 19mila volontari, più altri 1.373 per l’area servizi medici) e la completa accessibilità del sito per le persone con disabilità. “Insieme” vorrà dire, ancora, valorizzare il patrimonio culturale e la creatività delle comunità attraverso la lente della solidarietà e dei diritti umani. Una sfida «per uno sviluppo più equo e per assicurare sicurezza e prosperità», come l’ha definita il capo dello Stato, Sergio Mattarella, nella sua lettera formale di sostegno alla candidatura. «Roma Expo 2030 non è un progetto dell’Italia per l’Italia», ha sottolineato alla terza assemblea del Bureau, il 29 novembre, il ministro degli Esteri Antonio Tajani a nome del Governo Meloni. «Roma Expo 2030 è un progetto comune da sviluppare con tutti coloro che desiderano parteciparvi».

Il prossimo appuntamento sarà a fine gennaio, quando è attesa la visita a Roma del segretario generale del Bie, Dimitri Kerkentzes, alla quale il 17 aprile seguirà quella degli ispettori del Bureau. Sarà l’occasione in cui il Comitato promotore Expo Roma 2030 guidato dal presidente Giampiero Massolo e dal direttore generale Giuseppe Scognamiglio, assieme al sindaco Roberto Gualtieri e ai vertici della Fondazione Expo Roma 2030, il presidente Massimo Scaccabarozzi e l’ad Lamberto Mancini, farà “visualizzare” sia i luoghi del progetto fisico, che si estende su tutta la città fino al sito espositivo di Tor Vergata, sia la visione circolare sottesa: la progettazione simultanea dell’Expo e del post Expo. Che consente di guardare oltre Roma, oltre il Lazio, verso l’Italia sostenibile del futuro.

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