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Da Facebook a Twitter e YouTube: l’altra guerra di Putin si gioca sui social network

La propaganda russa si sta scontrando contro l'opinione pubblica e contro le piattaforme. Al Cremlino temono che possa crescere il dissenso interno

di Biagio Simonetta

Ucraina, Zelensky: "Non credete a fake news, sono qui"

3' di lettura

L'invasione russa in Ucraina rappresenta una sfida significativa anche per i social media come Facebook, YouTube e Twitter, accusati - in passato - per non aver reagito in modo rapido alla propagazione di fake news sulle loro piattaforme. E proprio quello che si sta giocando sui social in queste ore terribili, è un altro filone di questa guerra. Un filone che sembra già abbastanza chiaro, con Putin sempre più isolato - nonostante la social-propaganda di cui la Russia è grande maestra – e con un mondo pieno di personaggi celebri che continuano a postare messaggi per la pace, a sostegno dell’Ucraina e contro l’offensiva russa.

Sui social network i ruoli sembrano un po’ invertiti. La potenza di fuoco che la Russia vanta sul piano militare, contro un esercito decisamente più debole come quello Ucraino, nel mondo social non esiste. Anzi, proprio sulle piattaforme digitali Putin sembra accerchiato, condannato in anticipo per la sua offensiva. Ed è un fatto tecnologico, prim’ancora che di opinione.

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I social contro Putin, Putin contro i social

Sui social Putin è costretto a giocare in difesa. E infatti sta lentamente provando a spegnere l’utilizzo delle piattaforme come Facebook e Twitter sul territorio russo. Il leader del Cremlino e i suoi consulenti si sono resi conti che la propaganda ha i suoi limiti. Non regge l’onda pacifista quando sferri attacchi missilistici su una città come Kiev. E allora da Mosca stanno provando a spegnere le voci del “nemico” Occidente, bloccando le piattaforme.

Hanno iniziato con Twitter, social di grandissima utilità durante una guerra, perché fonte di aggiornamenti costanti e comunicazioni ufficiali (il leader ucraino Zelensky utilizza proprio Twitter per comunicare ogni aggiornamento). Su Twitter arrivano foto e filmati dell’attacco russo, e questo per Putin è un problema. Perché cioè che le tv di Stato russe nascondono, viene mostrato sul social dell’uccellino. E rischia di rinforzare la protesta interna. Una situazione insostenibile per il Cremlino, che ha deciso di bloccare – o limitare fortemente - l’accesso del popolo russo a Twitter, creando una sorta di firewall in stile Cina.

La maggior parte dei russi che intende usare ancora il social, è costretto a farlo utilizzando una Vpn. Lo stesso è succedendo con Facebook, fortemente limitato perché accusato di controllare ed etichettare i contenuti provenienti dagli organi di informazione statali russi. Va detto che Facebook, in Russia, non conta moltissimi utenti (i russi gli preferiscono il locale VKontakte, dove il controllo del Cremlino sembra essere capillare).

Putin accerchiato

Un altro aspetto fondamentale, è il posizionamento della Rete. Perché nonostante dal Cremlino provino a fermare tecnologicamente le piattaforme, per evitare che possa crescere il dissenso interno, le prese di posizione di molte celebrità russe stanno diventando un bel grattacapo per Putin. A partire da quella di Ivan Urgant, musicista e conduttore televisivo molto noto in Russia, che su Instagram ha postato un’immagine nera accompagnata da una frase eloquente: “Paura e dolore. NO GUERRA”.

Prese di posizione netta anche per la pop star russa, Valery Meladze, che in un video su Instagram ha detto: «Oggi è successo qualcosa che doveva mai accadere. La storia giudicherà tutto un giorno. Ora voglio pregarti di interrompere l’azione militare e di sederti per negoziare». Toni simili dall'anchor Maksim Galkin, dalla rockstar Zemfira Ramazanova e da altre celebrità. C’è da dire che quasi nessuno ha fatto il nome di Vladimir Putin (l’industria dell’intrattenimento in Russia è in gran parte dello Stato, e si temono ritorsioni), ma lo schieramento contro la guerra è stato netto.

Il conflitto nel conflitto

Ma cosa succede ora ai social in Russia? Facebook e Twitter si trovano in una situazione che sta diventando sempre più comune per i social network in alcuni Paesi. Stanno cercando di resistere alle richieste di un governo autoritario che sta facendo pressioni per censurare i contenuti non graditi e per consentire la propaganda.

L’impressione è che se le piattaforme non si piegheranno in fretta agli ordini del Cremlino, saranno poste sotto “ban” dalla rete Internet russa. In alcuni casi, potrebbero essere addirittura messi a rischio alcuni dei dipendenti locali delle big tech. In passato, il governo russo ha minacciato di arrestare i dipendenti delle società tecnologiche che lavorano nel Paese. Uno scenario inquietante. 

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