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Da Fastweb e Iliad battaglia contro il no al divieto di cambiare operatore

di Andrea Biondi e Carmine Fotina

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2' di lettura

Sono passate immediatamente alle contestazioni formali Fastweb e Iliad contro il divieto di portabilità del numero oggetto di un emendamento al decreto Cura Italia in via di conversione.

La questione divide le compagnie telefoniche ma anche le associazioni dei consumatori, perlopiù contrarie a eccezione di Adiconsum o di Federconsumatori. Solo i sindacati – Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e anche la Ugl Telecomunicazioni – si schierano compatti a favore dell'emendamento al Dl Cura Italia che prevede lo stop alla portabilità dei numeri, sia sul fisso sia sul mobile sino alla fine dell'emergenza ( quindi fino al 31 luglio).

«È un argomento delicato. La priorità è la salute di tecnici e addetti chiamati a svolgere attività presso le case dei clienti. Se ci fossero soluzioni diverse siamo pronti a dare il nostro contributo» spiega al Sole 24 Ore Salvo Ugliarolo, Segretario generale Uilcom Uil.

Fastweb intanto ha spiegato in una nota i motivi della sua contrarietà, precisando di aver scritto ad Agcom evidenziando che il blocco «non contribuisce in alcun modo alla salvaguardia dei lavoratori e dei clienti, poiché né le attività di cambio operatore per la rete mobile né quelle per la rete fissa – al netto di poche eccezioni - necessitano di intervento di un tecnico in casa».

Ad Agcom e Mise si è rivolta anche Iliad con l'idea, evidentemente, che sull'onda del momento d'emergenza possa essere avallato un intervento anti-competitivo che non dispiacerebbe ai grandi operatori Tim, Vodafone e Wind Tre. I tre non si sono espressi sul punto, ma hanno basi clienti maggiori e si trovano in altra posizione rispetto a Iliad, Fastweb, ma anche Open Fiber o - in prospettiva - Sky che sta per entrare sul mercato con una sua offerta.

Al ministero dello Sviluppo economico, guidato dal grillino Stefano Patuanelli, la situazione sembra già fonte di imbarazzo. Uno dei due emendamenti è iniziativa dei 5 Stelle con primo firmatario il presidente della commissione Lavori pubblici e comunicazioni del Senato Mauro Coltorti (l'altro è della Lega, primo firmatario Matteo Salvini). E proprio allo Sviluppo – competente sul tema delle tlc - stanno arrivando le segnalazioni più critiche.

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