IL QUINTO DEL SETTENNATO

Da fiducia a responsabilità, le parole chiave del discorso di Mattarella

Parole che, sullo sfondo di una foto dell’Italia scattata dallo spazio da una astronauta, hanno ribaltato la lettura “classica” tutta incentrata sulle difficoltà del paese

di Andrea Carli


Il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

3' di lettura

Da “fiducia” a “responsabilità”. E poi ancora: “giovani”, “ambiente”, “futuro”, “attese”, “comune interesse”, “solidarietà”. Sono queste le parole chiave che raccontano in pochi flash il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quinto del settennato. Parole che, sullo sfondo di una foto dell’Italia scattata dallo spazio da una astronauta, hanno ribaltato la lettura “classica” tutta incentrata sulle difficoltà del paese e si sono concentrate, ribaltando gli schemi e «allargando lo sguardo oltre il consueto», su quegli aspetti che rendono l’Italia decisamente migliore di come molti la dipingono. «Vi è un'Italia, spesso silenziosa, che non ha mai smesso di darsi da fare», ha sottolineato Mattarella.

Fiducia
È “fiducia” il concetto portante, quello che ha messo subito in evidenza il punto di partenza, ma anche quello di arrivo del ragionamento del Capo dello Stato poco dopo le 20 della sera dell’ultimo dell’anno. «L’Italia - ha ricordato il presidente della Repubblica - riscuote fiducia. Quella stessa fiducia con cui si guarda, da fuori, verso il nostro Paese deve indurci ad averne di più in noi stessi, per dar corpo alla speranza di un futuro migliore». «Abbiamo problemi da non sottovalutare - ha continuato il Capo dello Stato -. Il lavoro che manca per tanti, anzitutto. Forti diseguaglianze. Alcune gravi crisi aziendali. L’esigenza di rilanciare il nostro sistema produttivo. Ma abbiamo ampie possibilità per affrontare e risolvere questi problemi. E per svolgere inoltre un ruolo incisivo nella nostra Europa e nella intera comunità internazionale».

Responsabilità
Al concetto di fiducia, all’idea che l’Italia vista da fuori non è, o non è solo, lo “sguardo consueto”, è legata un’altra parola “di peso” nel discorso del Capo dello Stato: “responsabilità”. Il messaggio, anche in questo caso, è stato per tutti, nessuno escluso. «È importante - ha detto il presidente - anche sviluppare, sempre di più, una cultura della responsabilità che riguarda tutti: dalle formazioni politiche, ai singoli cittadini, alle imprese, alle formazioni intermedie, alle associazioni raccolte intorno a interessi e a valori. La cultura della responsabilità - ha poi aggiunto - costituisce il più forte presidio di libertà e di difesa dei principi, su cui si fonda la Repubblica. Questo comune sentire della società – quando si esprime – si riflette sulle istituzioni per infondervi costantemente un autentico spirito repubblicano».

Gli squibri demografici e i giovani
Il nesso tra i due concetti, quello di fiducia e quello di responsabilità, è nell’immagine delle nuove generazioni. «Ogni società ha sempre bisogno dei giovani. Se possibile ancor di più oggi che la durata della vita è cresciuta e gli equilibri demografici si sono spostati verso l'età più avanzata», ha detto Mattarella. «La fiducia va trasmessa ai giovani, ai quali viene sovente chiesta responsabilità, ma a cui dobbiamo al contempo affidare responsabilità». Ancora: occorre «investire molto sui giovani. Diamo loro fiducia, anche per evitare l'esodo verso l'estero. Diamo loro occasioni di lavoro correttamente retribuito. Favoriamo il formarsi di nuove famiglie».

I preparativi del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica

Ambiente
Le nuove generazioni hanno sviluppato una forte sensibilità sulle tematiche legate alla tutela dell’ambiente. Ancora di più degli adulti, «hanno chiara la percezione che i mutamenti climatici sono questione serissima che non tollera ulteriori rinvii nel farvi fronte. Le scelte ambientali - ha ricordato Mattarella - non sono soltanto una indispensabile difesa della natura nell’interesse delle generazioni future ma rappresentano anche un’opportunità importante di sviluppo, di creazione di posti di lavoro, di connessione tra la ricerca scientifica e l’industria».

Attese
Un’altra parola chiave del discorso è: “attese”. «Conosco - ha affermato Mattarella- le difficoltà e le ferite presenti nelle nostre comunità. Le attese di tanti italiani». Attese che nascono anche dal fatto che «si avvia a conclusione un decennio impegnativo, contrassegnato da una lunga crisi economica e da mutamenti tanto veloci quanto impetuosi. In questo tempo sono cambiate molte cose attorno a noi, nella nostra vita e nella società».

Solidarietà
Al concetto di “attese” è legato quello di solidarietà. «Dobbiamo creare le condizioni che consentano a tutte le risorse di cui disponiamo di emergere e di esprimersi senza ostacoli e difficoltà. Con spirito e atteggiamento di reciproca solidarietà», ha spiegato Mattarella.

Difficoltà
Se il messaggio portante è quello di non chiudere la porta alla fiducia, il presidente della Repubblica non ha relegato in un secondo piano le sfide che gli italiani affrontano. «Conosco le difficoltà e le ferite presenti nelle nostre comunità. Le attese di tanti italiani», ha sottolineato. Il rimando alla parola chiave del discorso è stretto, strettissimo. Secondo Mattarella «dobbiamo riporre fiducia nelle famiglie italiane. Su di esse grava il peso maggiore degli squilibri sociali. Hanno affrontato i momenti più duri, superandoli. Spesso con sacrificio».

Per approfondire:
Mattarella e il discorso di fine anno: le reazioni da Conte al Centrodestra
Le dieci istantanee della politica 2019

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