la nuova legge elettorale

Da Fratelli d’Italia a Mdp, le 18 forze politiche a rischio con lo sbarramento al 5%

di Andrea Marini

Ansa

3' di lettura

Da Fratelli d’Italia agli alfaniani di Ap, passando per i fittiani di Direzione Italia fino a Sinistra Italiana e i bersaniani di Mdp. Sono 18 i partiti e movimenti che aspirano (o potrebbero aspirare) a entrare in parlamento con le prossime elezioni politiche, ma che con una nuova legge elettorale alla tedesca e una soglia di sbarramento al 5% rischiano di essere tagliarli fuori da Camera e Senato. Per loro la strada è obbligatoria: o chiedere accoglienza alla lista di qualche grande partito o seguire il detto l’unione fa la forza e tentare l’aggregazione con altri movimenti fuori dai grandi poli per provare a scavallare lo sbarramento.

La galassia del centrodestra
Fratelli d’Italia nel 2013 è riuscita a entrare alla Camera ottenendo poco meno del 2 per cento, mentre alle Europee 2014 ha ottenuto il 3,7: un risultato che con uno sbarramento al 5% significherebbe zero seggi alla Camera e al Senato. Per questo già si parla di una possibile lista insieme alla Lega di Matteo Salvini. Nel centrodestra ci sono poi tutte quelle forze ora in parlamento frutto delle molte scissioni avvenute nel Pdl prima e Forza Italia poi: Direzione Italia di Raffaele Fitto e Ala di Denis Verdini. C’è poi Rivoluzione cristiana di Gianfranco Rotondi, che già è nel gruppo di Forza Italia alla Camera. Provenienti dalla Lega ci sono i parlamentari di Fare, la formazione del sindaco di Verona Flavio Tosi uscito dal Carroccio. C’è poi il movimento Idea di Gaetano Quagliariello, fuoriuscito da Ncd (a sua volta partito nato dopo la rottura di Alfano con Berlusconi). Anche Energie per l’Italia, il movimento fondato dall’ex candidato sindaco di Milano di centrodestra Stefano Parisi (a cui ha aderito il senatore ex Ncd Maurizio Sacconi), potrebbe essere costretto ad allearsi con qualche altra forza politica se volesse tentare l’approdo in Parlamento.

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Il movimenti al Centro
Angelino Alfano, leader di Alternativa Popolare-Ncd, ha già manifestato la sua opposizione allo sbarramento al 5%: alle Europee il movimento ottenne il 4,4%. Sempre nell’area centrista ci sono l’Udc di Lorenzo Cesa, la nuova formazione di Pier Ferdinando Casini “Centristi per l'Europa”, Scelta civica dell’ex sottosegretario del governo Renzi Enrico Zanetti, e gli ex Scelta civica confluiti nella nuova formazione dei Civici e innovatori. Già si parla della nascita di una nuova formazione centrista che potrebbe aggregare parte di queste forze per poter tentare di superare il 5%.

La sinistra fuori dal Pd
Dopo la scissione dal Pd, è in fermento tutta la galassia della sinistra. Da una parte c’è il movimento di Pier Luigi Bersani Mdp. Poi c’è Sinistra Italia, quella parte di Sel che non è confluita in Mdp. Riccardo Nencini, leader del Psi, già nel 2013 è stato eletto al Senato nelle liste del Pd. La Federazione dei Verdi, il movimento di Angelo Bonelli, non è entrata in parlamento nel 2013, anche se ha una senatrice ex M5S che ha aderito al movimento. Come pure non è entrato nel 2013 in parlamento l’Italia dei Valori (il movimento fondato da Antonio Di Pietro e ora guidato da Ignazio Messina), anche se due senatori ex M5S hanno aderito a Idv durante la legislatura. Sullo sfondo resta l’attivismo di Giuliano Pisapia, l’ex sindaco di Milano che con il suo nuovo movimento Campo progressista punta all’aggregazione di una nuova forza di sinistra. Per tutte queste forze l’opzione è o cercare di ristringere una intesa con il Pd, per trovare ospitalità nelle liste democratiche, oppure tentare una aggregazione di sinistra per tentare di superare il 5%.


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