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Da Google a Ikea: i piani delle multinazionali contro il climate change

Le grandi aziende globali raccolgono la sfida ambientale. In occasione del Climate Action Summit Onu, gli impegni delle imprese nella lotta all’effetto serra e per gli obiettivi della sostenibilità, dai colossi high-tech alla finanza, si sono moltiplicati

di Marco Valsania


Amazon, Bezos annuncia l’acquisto di 100mila furgoni elettrici contro il climate change

3' di lettura

Le grandi aziende globali raccolgono la sfida ambientale. In occasione del Climate Action Summit Onu, gli impegni delle imprese nella lotta all’effetto serra e per gli obiettivi della sostenibilità, dai colossi high-tech alla finanza, si sono moltiplicati. Google di Alphabet ha annunciato «la maggiore acquisizione di sempre» in energia rinnovabile. Amazon è reduce dal varo di un’ampia strategia voluta dal chief executive Jeff Bezos che prescrive centomila veicoli elettrici per le consegne e obiettivi accelerati di “emissioni zero”. E domani una piccola armata di forse 125 banche internazionali, compresi istituti italiani quali Intesa Sanpaolo e Mps, sottoscriverà l’adesione ai Principi per un banking responsabile a favore dello sviluppo sostenibile.

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L’impegno ambientale filtra con forza crescente nel mondo “corporate” anche se restano vive accuse di ritardi e appelli a fare molto di più. La mobilitazione non è casuale, contribuiscono le pressioni degli investitori e degli stessi dipendenti. Un’alleanza di grandi gestori con asset per 35 miliardi - dal fondo pensione californiano Calpers a Ubs Asset Management, da Allianz Global Investors a Nomura Asset Management - ha pubblicato un appello per chiedere alle aziende oltre che ai governi «massima urgenza» per «accelerare la transizione a basse emissioni e migliorare la resistenza di economia, società e sistema finanziario ai rischi climatici». Complice è anche la necessità delle imprese di pianificare per tempo investimenti, tenendo conto di scenari prevedibili quali regolamentazioni e riforme necessarie anche negli Stati Uniti, nonostante l’amministrazione Trump abbia ingranato brusche retromarce nella battaglia al cambiamento climatico.

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Alta tecnologia e Internet, onnivori consumatori di energia grazie alla grande espansione, sono oggi in prima linea. Il leader del commercio elettronico Amazon ha ammesso di aver prodotto 44,4 milioni di tonnellate di anidride carbonica nel 2018, più di altri colossi del calibro di Ups e Fedex nella logistica o di Apple e Microsoft nella tecnologia. In risposta ha promesso che l’80% del suo fabbisogno energetico, il doppio rispetto a ora, entro il 2024 sarà soddisfatto da energia rinnovabile, per poi salire al 100% entro il 2030. Chiederà inoltre ad altre influenti imprese di adottare al suo fianco il target del 2040 per le “net zero emissions”, in anticipo di dieci anni sugli accordi di Parigi . E donerà cento milioni a progetti di riforestazione. Google, da parte sua, ha firmato 18 nuovi accordi sull’energia rinnovabile per un totale di 1.600 megawatt, portando il suo “portafoglio” globale al 40% del fabbisogno totale. Parte del piano è anche la costruzione di nuove infrastrutture energetiche, da turbine eoliche a pannelli solari su scala internazionale, per due miliardi di dollari. Google ha in tutto 52 progetti in corso nelle rinnovabili valutati 7 miliardi. L’azienda ha anche annunciato un’espansione da 3 miliardi di euro in Europa di datacenter ecocompatibili.

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Non è solo tra tech e e-commerce che si fanno strada nuovi impegni. Ikea - o meglio Ingka Group, la holding che possiede gran parte dei negozi - ha annunciato che i suoi recenti investimenti in solare e eolico le consentiranno di battere il traguardo del 2020 quale anno di equilibrio tra la produzione di rinnovabili e consumo. Il gruppo ha di recente anche investito in due impianti solari negli Usa e ha iniettato miliardi in parchi eolici e pannelli solari per i suoi punti vendita.

Quattro grandi case auto - Ford, Bmw, Volkswagen e Honda - hanno firmato con la California un accordo per riduzioni nelle emissioni più significative di quelle volute dall’amministrazione Trump - un impegno ad abbatterle del 30% entro il 2026. E hanno ad oggi confermato gli impegni sfidando l’amministrazione che ha avviato indagini antitrust contro di loro e deciso di revocare l’autonomia californiana nelle norme ambientali.

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Il settore bancario è a sua volta in marcia, con la nuova Carta sulle pratiche responsabili. «Per una banca come la nostra, che ha fissato la sostenibilità come obiettivo del piano di impresa, l’adesione ai Principi è un risultato - ha detto il CEO di Intesa, Carlo Messina -. Ma soprattutto un punto di partenza. Le banche possono fare molto per lo sviluppo sostenibile».

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