Mercato dell'arte

Da Goya a Bourgeois, le stampe artistiche conquistano New York con la Print Week

di Silvia Anna Barrilà

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Louise Bourgeois - Twosome, 2005

4' di lettura

Si è tenuta a fine ottobre a New York una settimana tutta dedicata alle stampe originali, un mercato solido, vivace, immune alla speculazione e accessibile al largo pubblico. L'occasione è stata la Fine Art Print Fair, fiera organizzata dall'associazione dei dealer di stampe artistiche IFPDA, giunta alla 26^ edizione (26-29 ottobre). Vi hanno partecipato 81 gallerie di cui la maggior parte americane e 27 dall'Europa. Di queste solo una italiana, la Galleria Stanza del Borgo di Milano. «C'è stato grande interesse e concrete vendite, la maggior parte ad istituzioni» ha riferito Silvana Bareggi, che dirige la galleria. «Il tutto intervallato da conferenze a tema, gruppi di lavoro coinvolgenti tutte le età, dai visitatori di 12 anni in su, lezioni all'interno di stand prescelti tenute da curatori di musei. Ad esempio nel mio stand è venuto il Dott. Leeflang del Rijksmuseum di Amsterdam per presentare un raro bulino di Pierre Milan (attivo 1542-1560), “Le Tre Parche”». Il museo ha mostrato concreto interesse nei confronti dell'opera, che però era già riservata al National Museum of Western Art di Tokyo per un prezzo tra i 25.000 e 35.000 dollari.

Italia svantaggiata. La galleria milanese ha venduto con grande soddisfazione anche una puntasecca di Jacques Villon (1875-1963), “Enfant au piano” (1909), al British Museum di Londra per un prezzo tra i 14.000 e i 25.000 dollari. «Sono due esempi di istituzioni che acquistano e rendono fruibili beni artistici» commenta Silvana Bareggi. «In Italia, al contrario, troppo spesso le opere non vengono esposte e sono anche di difficile consultazione. Sarebbe auspicabile che anche nel nostro paese si promuovessero manifestazioni di qualità come quella di New York, invece spesso si visitano mostre preconfezionate in cui sono presenti gli stessi espositori con opere già viste e proposte. Inoltre sarebbe necessario che l'Italia potesse essere competitiva, anche fiscalmente, con i paesi stranieri - lamenta la gallerista -. L'alta pressione fiscale nel nostro paese favorisce così l'evasione e il mercato nero. Le regole macchinose relative all'esportazione dei beni culturali, in deroga rispetto a quelle vigenti nel resto della Comunità Europea, così come la lentezza della burocrazia, rendono ancor più difficile l'attività degli operatori italiani. Sono partita per New York dovendo lasciare a casa opere per le quali avevo iniziato le pratiche d'esportazione nel mese di maggio perchè non mi era stato ancora rilasciato il certificato di libera circolazione. Tutto questo è un peccato perché la circolazione delle opere dell'arte italiana è fondamentale per promuovere l'immagine del nostro paese nel mondo».

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La fiera. I visitatori della Fine Art Print Fair sono stati 10.000, tra cui curatori e direttori di musei come il Met, il MoMA, il Lacma, il Getty, il British Museum, un numero in linea con quelli dell'anno scorso e un buon risultato, considerato che quest'anno la fiera si è svolta per la prima volta fuori dalla storica location di Park Avenue Armory, trasferendosi al Javits Center a Midtown. Tra le vendite più costose riportate durante la manifestazione ci sono state un'opera dell'impressionista americana Mary Cassatt da David Tunick Gallery per un prezzo non esattamente specificato ma ben superiore a 100.000 $, e una stampa di Lucian Freud del 1948 intitolata “III in Paris” da Mary Ryan Gallery di New York per 250.000 $.

In generale, quasi tutte le gallerie hanno riportato buone vendite, secondo quanto riferiscono le fonti ufficiali della fiera, la maggior parte nella fascia di prezzo tra 25.000 e 50.000 dollari. Il collezionista Jordan Schnitzer, famoso per la sua collezione di 10.000 stampe e multipli raccolti a partire dalla fine degli anni 80 e conservati nella Jordan Schnitzer Family Foundation, ha speso più di 120.000 dollari allo stand di Tandem Press per opere di Judy Pfaff e ha acquistato altre otto opere allo stand del Tamarind Institute.
Le opere offerte erano per lo più moderne e contemporanee, con circa un 20% di opere precedenti al 1940. «C'era un'enfasi particolare sull'attivismo» ha dichiarato il portavoce Andy Cushman, «con nuove edizioni sulla marcia delle donne da Goya Contemporary/Goya Girl Press che sono state vendute molto bene, opere vendute in beneficenza per le vittime dell'uragano Maria, sulla mobilizzazione degli aventi diritto al voto, ma anche opere storiche sul lavoro, contro la guerra». Per esempio la Galerie St. Etienne ha presentato ritratti e studi di Käthe Kollwitz che raffigurano l'impatto della povertà e della guerra sulla classe lavoratrice. Oppure Segura Arts Studio ha mostrato numerose opere impegnate come una nuova serie di Carrie Mae Weems isporata dal Black Lives Matter Movement, opere di Hung Liu basate sulle fotografie di Dorothea Lange, opere di Matika Wilbur sulle tribù degli Indiani d'America e opere di Ramiro Rodriguez sulla migrazione. Fred Mulder ha presentato “La Minotauromachie” di Picasso, una stampa particolarmente rara spesso considerata il preludio a Guernica, che era l'opera più cara in fiera con un valore di 2,2 milioni di dollari.

Le aste. Oltre alla fiera durante la settimana si sono svolte numerose fiere in musei e gallerie con artisti di tutte le epoche, da Francisco Goya a Louise Bourgeois. Anche le case d'asta hanno tenuto le loro aste in questo segmento con risultati soddisfacenti: Sotheby's il 24 ottobre ha totalizzato 12,1 milioni di dollari, il totale più alto raggiunto dalla casa d'aste in questo settore a New York da dieci anni a questa parte (84% di venduto per lotto e 74% per valore); le due aste di Christie's il 24-25 ottobre hanno totalizzato 8,7 milioni di dollari (73% di venduto per lotto e 88% per valore). I risultati migliori sono stati segnati da Warhol, Munch, Picasso e Lichtenstein, artisti che dominano le aste in questo settore. In particolare, un set di Warhol con le famose lattine di zuppa Campbell, commento alla società del consumo, ha raggiunto gli 852.000 dollari da Sotheby's (il record per un set di stampe di Warhol è 2 milioni di euro per un set di Mao). La stessa cifra è stata pagata da Christie's per un set di stampe di fiori di Warhol, mentre dieci stampe della zuppa Campbell hanno realizzato 337.500 dollari. Provenivano dal lascito del Dottor Giuseppe Rossi, il chirurgo italo-americano che aveva salvato la vita all'artista in seguito all'attentato, da lui donati in segno di ringraziamento.

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