emergenza coronavirus

Da inutili a obbligatorie anche all’aperto, il cambio di rotta sulle mascherine

Le mascherine sono diventate sempre più indispensabili per il contenimento del Covid. Eppure, nelle prime settimane dell'emergenza, leader politici e soprattutto delle istituzioni sanitarie si affrettavano a dire che le mascherine non servivano a chi non era contagiato

di Andrea Gagliardi

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Le mascherine sono diventate sempre più indispensabili per il contenimento del Covid. Eppure, nelle prime settimane dell'emergenza, leader politici e soprattutto delle istituzioni sanitarie si affrettavano a dire che le mascherine non servivano a chi non era contagiato


3' di lettura

Prima inutili per le persone sane, poi obbligatorie solo al chiuso, infine necessarie anche all’aperto. Le mascherine sono diventate sempre più parte integrante della nostra estetica ma soprattutto delle misure di sicurezza anti Covid. Con un cambio di rotta graduale ma costante. Fino all’ultimo decreto legge in vigore dall’8 ottobre che prevede «l’obbligo di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie» e l’uso l’obbligatorio non solo nei luoghi al chiuso aperti al pubblico, ma anche «in tutti i luoghi all'aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi».

Il refrain delle mascherine inutili

Eppure, nelle prime settimane dell'emergenza, leader politici e soprattutto delle istituzioni sanitarie si affrettavano a dire che le mascherine non servivano a chi non era contagiato ed era inutile la corsa nelle farmacie (dove peraltro erano introvabili). «Le mascherine per le persone sane non servono a niente», diceva il 25 febbraio Walter Ricciardi, nella sua prima uscita pubblica da consulente del Ministero della Sanità. «I presidi medici vanno riservati a medici e infermieri, bisogna farne un uso intelligente: usare la mascherina non ha senso se si mantiene la distanza. Non la indosso se sto a un metro e mezzo di distanza» sosteneva il 19 marzo Alberto Villani, presidente della società italiana pediatria. «Oggi non è necessario, per chi riesce a mantenere le distanze e a rispettare le indicazioni che sono state date, utilizzare le mascherine» gli faceva eco il 3 aprile il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, in conferenza stampa per i dati giornalieri sui contagi sempre senza mascherina.

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Il cambio di rotta dell’Organizzazione mondiale della sanità

Ma il cambio di rotta più netto è stato quello dell’Oms. Da quando è scoppiata la pandemia di Covid-19, l’Organizzazione mondiale della sanità ha cambiato orientamento, anche in maniera radicale.Il 6 aprile, quando il virus era ormai conclamato, l'Oms affermava che le mascherine erano essenziali soltanto per malati e personale sanitario. Invitava alla cautela rispetto all'uso generalizzato, sottolineando che non ci sono sufficienti prove scientifiche del fatto che le mascherine aiutino una persona sana a evitare l'infezione («esistono prove limitate che indossare una mascherina da parte di individui sani nelle famiglie o tra i contatti di un paziente malato o tra chi si trova in posti con altre persone possa essere utile come misura preventiva»). E ammoniva sul falso senso di sicurezza che potrebbero infondere nella popolazione, con l'abbandono di altre misure essenziali, come le pratiche di igiene delle mani e il distanziamento sociale. In sintesi, l'Organizzazione lasciava ai singoli stati la decisione perché «il vasto uso di mascherine tra la popolazione non è sostenuto da nessuna prova e comporta una serie di incertezze e rischi».

Il dietrofront a giugno

Due mesi dopo, il 6 giugno, gli esperti internazionali fecero dietro front: «Le mascherine da sole non bastano, ma servono a proteggere sé stessi e gli altri» è diventata la linea dell’Oms. Quindi vanno certamente indossate nei trasporti pubblici, i negozi o in altri ambienti chiusi e affollati «perché forniscono una barriera per le goccioline potenzialmente infettive». L'ultima presa di posizione è del 21 agosto, con la raccomandazione - nelle nuove linee guida stilate con l'Unicef - che i bambini sopra i 12 anni indossino le mascherine proprio come gli adulti, cioè «quando non possono garantire una distanza di almeno un metro dagli altri e dove c'è una trasmissione diffusa».

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