aziende al tempo del covid-19

Da Lardini protocolli per la gestione in sicurezza dei negozi

Acquisti su appuntamento e flessibilità sugli orari di apertura. E per i clienti di Milano o Anversa si sta pensando a un servizio a domicilio

di Silvia Pieraccini

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Acquisti su appuntamento e flessibilità sugli orari di apertura. E per i clienti di Milano o Anversa si sta pensando a un servizio a domicilio


3' di lettura

È diventato un brand di moda d'alta gamma uomo/donna partendo dalla produzione per terzi avviata più di 40 anni fa a Filottrano, piccolo centro in provincia di Ancona. In quel paese Lardini oggi mantiene sede, cuore e una grande struttura industriale che è il segreto del successo: 450 dipendenti interni che superano i 1.000 con l'indotto, per un fatturato che nel 2019 ha toccato i 94 milioni (+11,5%): il 60% dal marchio proprio, il 40% dalle produzione per grandi brand. Al timone dell'azienda ci sono i quattro fratelli Andrea (presidente e amministratore delegato), Lorena (responsabile finanza), Annarita (controllo qualità) e Luigi Lardini (direttore creativo), che racconta come si sta muovendo l'azienda ai tempi del Covid.

Quali misure avete adottato per tutelare i lavoratori?
Abbiamo lavorato da subito per organizzare al meglio la struttura e tutelare al massimo i nostri lavoratori. Oggi in azienda ci sono doppi turni di sei ore in ogni reparto (taglio, catena, stiro, ufficio stile, amministrazione, ufficio modelli e uffici commerciali). Le dieci entrate dell'headquarter sono divise in compartimenti stagni e tutte sono munite di termoscanner per misurare la temperatura, guanti e mascherine. Ogni bagno è stato dotato di luce rossa per evitare gli assembramenti. La mensa aziendale è ancora chiusa così come tutti i distributori snack sono stati eliminati. Prima della riapertura abbiamo sanificato 20.000 mq di azienda. Oggi tutti i reparti sono operativi dal lunedì al sabato compreso. Inoltre abbiamo un protocollo sanitario condiviso e attuato con la collaborazione delle organizzazioni sindacali.

Potete fare una previsione sul calo di fatturato per il 2020?
In azienda ora stiamo lavorando per capire come si chiuderà il conto economico 2020 alla luce della consistente perdita di fatturato già subita, e che non potrà essere recuperata nei prossimi mesi. Stiamo ultimando le nostre proiezioni ma quello che emerge è un calo del fatturato in una forbice tra il 20 e il 30%.

Quali misure avete adottato per la gestione dei negozi? Vi siete attrezzati con l'e-commerce? Se sì, praticando che tipo di sconti? Come vi siete preparati alla riapertura dei negozi?
Per la gestione dei negozi abbiamo attuato dei protocolli adatti per tutelare i clienti con massima sicurezza sanitaria ed igienica, con programmazioni di acquisto su appuntamenti e flessibilità sugli orari di apertura. Per i clienti residenti a Milano o Anversa, dove abbiamo negozi, si sta pensando anche a un servizio a domicilio.

Non prevediamo nessun tipo di sconto, rispetteremo le disposizioni nazionali per i saldi di agosto ma offriamo al cliente eventuali costi di sartoria e magari un omaggio il cui valore può essere proporzionato all'acquisto fatto. I nostri negozi in Italia sono ripartiti il 20 maggio.
Siete rimasti in contatto con i clienti in qualche modo?
Non abbiamo mai interrotto il rapporto con i nostri clienti. Soprattutto in questi momenti delicati in cui la comunicazione deve essere più chiara, diretta, quotidiana e planetaria, per essere sempre connessi e interattivi.

Cosa pensate dei format “virtuali” annunciati da Milano e Parigi per le prossime fashion week?
Credo che il passato sia definitivamente chiuso, così come sta cambiando il marketing con tutti i sistemi comunicativi che si stanno evolvendo velocemente. La digitalizzazione entrerà sempre più nelle nostre vite, sia quotidiane che lavorative, soprattutto per accorciare le distanze. Questi “format virtuali” sono indice di progresso e adattamento verso un'emergenza. Il problema non sarà solo il veicolo sul quale diffondere un'immagine o un messaggio, ma il contenuto del messaggio: come arrivare al destinatario è un fatto tecnico e tecnologico, cosa dire per interessarlo e avvicinarlo è la vera sfida. Quelli che stanno avvenendo sono i passi giusti per migliorarsi e procedere verso un futuro diverso.

Avete dato un contributo per l'emergenza con riconversioni/donazioni/raccolta fondi?
All'inizio dell'emergenza abbiamo subito organizzato una parte della filiera produttiva a Filottrano per la realizzazione di mascherine protettive, a uso esclusivamente civile, quando c'era carenza di materiale per la popolazione. Sono mascherine chirurgiche con una protezione traspirante del 75%, igienizzate con trattamento ad ozono in camera stagna per oltre 300 minuti. La produzione, attiva ancora oggi, avviene tutta all'interno dello stabilimento, rispettando ovviamente le norme sanitarie. Nel periodo del lockdown le sarte hanno aderito all'iniziativa su base volontaria e hanno avuto anche la possibilità di proseguire la realizzazione dal proprio domicilio, così da garantire un'ulteriore sicurezza data dall'isolamento. Le mascherine sono state donate gratuitamente al paese di Filottrano e ai comuni carenti della regione Marche e oggi vengono distribuite in tutta Italia su richiesta. Abbiamo una responsabilità morale quando siamo consapevoli che abbiamo molto di più di quanto abbiamo bisogno. Per questo dobbiamo generare cose belle e donare con saggezza.

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