SULLLE ORME DI MARCO POLO

Da Livigno alla Cina in e-bike salendo le vette, sci ai piedi

Un fotografo e un maestro di snowboard e scialpinista raccontano la loro avventura di 100 giorni in autosufficienza sulla bicicletta elettrica per una causa benefica

di Riccardo Barlaam


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Samarcanda - Uzbekistan (Foto: Giacomo Meneghello)

2' di lettura

L'ambizioso progetto si chiamava “Soul silk”. Lo hanno portato a termine due ragazzi che hanno voluto vivere un sogno facendosi portavoci di ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo) nel mondo, portandone la bandiera fino sulle vette più alte, dalle Alpi all'estremo Oriente. Yanez Borella, maestro di snowboard trentino, accompagnatore di media montagna, scialpinista e ultra runner e Giacomo Meneghello, valtellinese, fotografo freelance professionista, sportivo e amante della montagna.

Erciyes - Anatolia, Turchia (Foto: Giacomo Meneghello)

I due sono partiti da Livigno (Giacomo Meneghello) e da Fai della Paganella (Yanez Borella) a metà aprile hanno terminato la loro impresa a fine luglio, in Cina a Kashgar, sulle orme di Marco Polo e in autosufficienza, pedalando due e-bike che trainavano un carretto per trasportare ciò di cui non potevano fare a meno: tenda, sacchi a pelo, pannello fotovoltaico per ricaricare le biciclette, sci e pelli di foca per salire una cima per ognuno degli stati attraversati, dai Balcani al monte Ararat, fino ai 7000 metri del Pic Lenin. Qui Giacomo Meneghello racconta la sua avventura che ha cambiato, per sempre, il modo di guardare al mondo.

Uchisar - Cappadocia, Turchia (Foto: Giacomo Meneghello)

Perchè la via della Seta? «Per ripercorrere nel nuovo secolo una via storica, intrisa di sapori e profumi antichi. Un percorso evocativo, mistico, in grado d'affascinare chiunque ne abbia sentito parlare fin da quando era bambino» racconta il fotografo.

Beynou - Kazakistan (Foto: Giacomo Meneghello)

Perchè utilizzando una bici elettrica? Meneghello commenta così la scelta: «In un mondo che va troppo veloce e sta perdendo la capacità di assaporare ogni emozione, ogni ambiente, la bicicletta è sembrata il mezzo più idoneo per riuscire a vivere i luoghi, non solo ad attraversarli velocemente, isolati da un involucro di lamiera. Una bici elettrica era necessaria perchè con una normale non avremmo potuto trasportare tutto il materiale scialpinistico e alpinistico necessario per affrontare le cime salite e sciate, oltre al materiale video-fotografico per realizzare un reportage».

(Foto: Giacomo Meneghello)

Sostenibilità e avventura senza scorciatoie
Poi, per compiere il viaggio in 100 giorni, con una bicicletta muscolare Giacomo e Yanez avrebbero dovuto spendere tutto il loro tempo ed energie esclusivamente per coprire il percorso stradale e non sarebbero stati in grado di raggiungere anche i loro obiettivi alpinistici. E poi li affascinava l'idea di muoversi sfruttando la tecnologia elettrica e fotovoltaica poiché ecosostenibile. Ed essere tra i primi a provarci in un viaggio così lungo e complesso è stata la molla che ha guidato i due bikers.

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