SFILATE UOMO

Da Loewe a Hermès, eleganza rilassata e sofisticata (in fuga dall’iperconnessione)

L’attitudine distaccata pervade le passerelle di Parigi, in nome di una nuova desiderabilità senza passare da facili trucchetti di marketing

di Angelo Flaccavento


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2' di lettura

Sono uomini in fuga quelli che si vedono in questi giorni a Parigi: in fuga dalle responsabilità, dal logorio della vita iperconnessa, e pure dalla propria mascolinità. Da Loewe, Jonathan Anderson li immagina nomadi e liberi, di una sensualità calda e balearica.

Quel che il designer inglese sta facendo per la maison spagnola - parte del conglomerato LVMH - è ammirevole per precisione del punto di vista, forza della proposta moda, ampiezza dell'azione culturale. Questa è la seconda sfilata per la linea maschile della casa, e la continuità con la collezione femminile non è solo affare di stile - volumi ampi, linee scostate dal corpo, materiali fortemente tattili, tocchi di astrazione - ma proprio di oggetti: gli uomini di Loewe potrebbero scambiarsi i vestiti con le donne, e nessuno se ne accorgerebbe. Il punto nodale non è però la tanto strombazzata fluidità di genere - concetto stimolante che ha prodotto solo cliché carnevaleschi - quanto la attitudine rilassata, l'apparente distacco dalle trivialità del presente.

Con i caftani di camoscio rosa, i lunghi abiti, le maglie a macro chevron, i nomadi di Loewe si aggirano svagati, piume a decorar le orecchie come elfi, tra gli schermi molto industriali che proiettano i video dell’artista Hilary Lloyd, ma nulla sa di forzato, tutto torna. C'è il colpo d'occhio e la moda con la M maiuscola, e poi i prodotti, desiderabili senza trucchetti facili, senza teoremi di marketing e piani quinquennali di merchandising.

In confronto a questo disegno totale, le performance di Thom Browne, pur divertenti e perfettamente congegnate, paiono boutade estemporanee fatte di abiti che in negozio, dove un solido business di suit severissimi dalle proporzioni bizzarre manda avanti la baracca, nemmeno ci finiscono, ed è un peccato perché le lavorazioni sono sofisticate e perfette a un livello da couture. A questo giro il tema è un misto di sport e di crinoline - esatto, crinoline - che disegnano silhouette piene di curve, con le vite segnate, issate su alti tacchi. Teatro puro di maschilinità al femminile, tutto di seersucker in colori pastello.

Thom Browne (AP Photo/Michel Euler)

Il tema dell'uomo fragile è nodale. Sander Lak, direttore creativo di Sies Marjan, debutta a Parigi con la collezione uomo del marchio, e s'abbandona ad un profluvio di rasi, animalier e intimo di maglia che più che di virilità gentile parlano di gusto dubbio, sicché il tiro è da aggiustare. Ben più convincenti sono gli sciamannati di Sacai, vestiti di nero e verde militare, e di abiti che sono incastri, ibridi, rovesciamenti e decostruzioni di capi familiari, con una inventiva assoluta.

La leggerezza escapista di stagione raggiunge l'apice da Hermès, in una delle migliori collezioni di Veronique Nichanian. Il processo di ringiovanimento del marchio, in corso da alcune stagioni, raggiunge l'apice senza scadere nel giovanilismo becero che è l'anticamera della dignità perduta. A Nichanian basta lavorare sui volumi ampi, le materie leggere e i colori brillanti (turchese, verde Nilo, rosa confetto) per ottenere il risultato, con una gentilezza di tocco inimitabile. Le giacche di seta stampata, sul finale, mostrano anche una apertura esuberante, confermando che l'uomo Hermès ha molte più sfumature di quel che sembri, e che da tutto sfugge ma non dall'eleganza.

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