ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùRIGENERAZIONE DEI COMUNI

Da Londra alla Calabria, dopo il lavoro è la volta del South learning

L’iniziativa di un’associazione locale ha portato un gruppo di studenti britannici a vivere e studiare in remoto, per un trimestre, in un paesino calabrese a rischio di spopolamento. Da mesi cresce la domanda residenziale nel sud e nei centri medio-piccoli. Ma ora servono banda ultralarga e servizi

di Laura Cavestri

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L’iniziativa di un’associazione locale ha portato un gruppo di studenti britannici a vivere e studiare in remoto, per un trimestre, in un paesino calabrese a rischio di spopolamento. Da mesi cresce la domanda residenziale nel sud e nei centri medio-piccoli. Ma ora servono banda ultralarga e servizi


4' di lettura

Da Londra a Belmonte Calabro. Con i libri, i pc e la vista mare. Non solo i lavoratori hanno invertito il trend e aumentato la domanda di case (in acquisto o in locazione) da nord a sud. Perchè al fenomeno del South Working non poteva non aggiungersi quello del South Learning. L’iniziativa per promuovere la riattivazione sociale, culturale e urbana di borghi in via di spopolamento è promossa dall’associazione “La Rivoluzione delle Seppie” (che dal 2016 punta a fare di questo paese un luogo di sperimentazione sui temi sociali e nuove forme dell’abitare) in collaborazione con gli studenti della London Metropolitan University.

Protagonisti e ospiti temporanei sono un gruppo di 15 studenti inglesi provenienti dalla Facoltà di Architettura dell’università inglese. Dal 1° ottobre – e per la durata di un trimestre – Belmonte Calabro, piccolo centro di poco meno di 2mila abitanti in provincia di Cosenza si prepara ad ospitare l’esperienza residenziale di una vera e propria classe universitaria a distanza.

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Dato che anche in Inghilterra, così come in gran parte d’Europa, il rientro nelle Università sta avvenendo solo da remoto, gli studenti di Architettura della London Metropolitan University diventeranno “abitanti temporanei” di Belmonte Calabro. Occuperanno le case nel centro storico del paese, useranno i vari laboratori artigianali, alcuni attualmente chiusi ma ancora funzionanti, per sperimentare il loro progetto, svolgeranno attività nella Casa di Belmondo utilizzandola come spazio di coworking. L’ambizione degli organizzatori è quella di rendere la proposta periodica e permanente per far sì che le piazze, i vicoli e gli edifici del borgo antico di Belmonte Calabro diventino un sito caratterizzato per lo svolgimento di un modello di South Learning.

Del resto, che al sud, in generale, sia cresciuta in questi mesi la domanda residenziale, sia in affitto che in acquisto, è stato confermato ulteriormente proprio in questi giorni. Secondo l’ufficio studi di Idealista, la domanda d’acquisto – da gennaio ad oggi – è cresciuta del 21% (+ 5% la locazione nei primi 9 mesi del 2020). Per l’acquisto è l’area di Barletta-Andria-Trani quella che registra il maggiore incremento ( il 60% di richieste in più rispetto inizio anno). Seguita da Rieti (56%), e Agrigento (55%) terza nella classifica degli incrementi. Poi, a pari merito, Reggio Calabria ed Enna con un rimbalzo del 50 per cento. La locazione, invece. premia di più Brindisi, Crotone e Vibo Valentia.

Nei borghi italiani: 1 casa vuota su 2

Ma non c’è solo Belmonte Calabro. Lo spopolamento dei borghi italiani è un problema da decenni. Nei 5.552 piccoli Comuni d’Italia si trova una casa vuota ogni due occupate: solo il 15% di quelle disponibili ospiterebbero 300mila abitanti, e le opere di adeguamento edilizie potrebbero valere 2 miliardi di euro nella rigenerazione e decine di migliaia di nuovi addetti.

Proprio per avviare un progetto di rigenerazione, a settembre, siglato dal Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cnappc) e l’Unione nazionale Comuni Comunità Enti Montani (Uncem) hanno siglato un accordo per costruire una sinergia tra fondi del Recovery fund (se e quando arriveranno) e investimenti privati e, quindi, agevolare investimenti e interventi di recupero, per riabitare borghi e centri storici. L’intesa punta a migliorare anche l’utilizzo dei fondi europei, regionali e nazionali già disponibili per progetti di rigenerazione urbanistica, architettonica, ripensamento degli spazi pubblici e privati nei borghi e nei villaggi alpini e appenninici.

Anche perchè decidere di lavorare trasferendosi in un piccolo Comune, al mare o in montagna, al sud ma non solo, per bilanciare lavoro a distanza e qualità della vita richiede che ci sia un sistema di infrastruttura – dalla banda ultralarga ai servizi – capace di non fare rimpiangere la città. E su questo punto siamo indietro.

Secondo i numeri del dossier “La Montagna in rete” ( a cura di Uncem) sono appena 1,5 milioni gli euro stanziati nella legge di bilancio 2020 per nuovi tralicci per ripetitori di telefonia mobile, 1200 i Comuni, le località, i borghi, le frazioni in Italia, mappati da Uncem, con difficoltà nel telefonare e inviare messaggi (a fronte di 1450 segnalazioni ricevute). Sono 3.342 i Comuni italiani interessati dal Piano banda ultralarga, gestito da Infratel: 232 Comuni in progettazione definitiva per il Piano Bul, 1380 quelli in fase di esecuzione per il Piano, 577 Comuni soggetti a collaudo delle i nfrastrutture del Piano Bul entro il 2020.

Tuttavia, restano 669 Comuni in Italia senza adeguata copertura per la telefonia mobile (510 dei quali classificabili come montani): sono il 9,4% dei Comuni italiani ma il 14,9 dei Comuni montani nei quali ultimi risiede quasi 1,3 milioni di abitanti. In tutto, 3/4 dei comuni montani ha meno del 40% delle proprie unità immobiliari servite dalla rete, mentre 150 milioni di euro è l’investimento di Eolo nei prossimi 2 anni nei 5mila piccoli Comuni italiani.Infine, sono 2.101 i comuni italiani per i quali l’assetto delle reti non consente in 30 minuti d’auto di raggiungere una media cittadina.


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