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Da luglio tornano i container di Yilport dopo cinque anni

Dal 9 luglio sarà attivo un servizio feeder che toccherà il porto di Taranto due volte a settimana

di Domenico Palmiotti

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(AdobeStock)

Dal 9 luglio sarà attivo un servizio feeder che toccherà il porto di Taranto due volte a settimana


3' di lettura


Riaccende i “motori” il terminal container di Taranto dopo cinque anni di inattività. Dal 9 luglio, Yilport e Cma Cga attiveranno un servizio feeder che toccherà il porto di Taranto due volte a settimana nel percorso andata e ritorno della nave. Yilport, con la società San Cataldo terminal, è il nuovo concessionario del molo polisettoriale. Infrastruttura di punta del porto di Taranto dove dal 2001 al 2015 è stata Evergreen attraverso il precedente concessionario, Taranto container terminal. In Turchia il servizio toccherà gli scali di Ambarli, Izmit Gemlik e Aliaga, quindi tappa a Taranto, poi Malta e infine Biserta e Sfax in Tunisia.

Prete (Autorità portuale): segnale di ripartenza

«È un importante segnale di ripartenza per tutto il porto, per il terminal container e coincide con questa fase 2 che ci vede impegnati a cercare di superare i problemi e le criticità determinate dalla pandemia che ha avuto un impatto pesante sul traffico marittimo e merci» dichiara il presidente dell’Autorità portuale del Mar Ionio, porto di Taranto, Sergio Prete. Yilport, gruppo turco, è il 13esimo operatore mondiale, controlla Cma Cga (che già in passato ha scalato il porto di Taranto) e ha stretto anche una partnership con i cinesi di Cosco. Cma Cga è considerata la terza compagnia nel mondo per numero di rotte effettuate e porti toccati. Yilport, che ha firmato la concessione del molo polisettoriale e delle relative aree a fine luglio 2019, in realtà ha preso in consegna il tutto solo nei mesi scorsi. Il gruppo turco aveva inizialmente programmato per aprile la ripartenza del terminal ma poi per il Covid si è dovuta fermare. Il ripristino delle gru già usate da Evergreen, dato in appalto prima della pandemia, è infatti ripreso solo dal 4 maggio.

Nella fase iniziale, Yilport userà solo un tratto della banchina del molo polisettoriale. Merci varie, container e ro-ro, sono gli obiettivi di Yilport. La società punta a 500mila teus (unità di misura dei container) nei primi 5 anni per poi saturare la capacità di movimentazione del terminal pari a 2-2,5 milioni di teus. Da qualche anno il molo polisettoriale è stato ristrutturato e ammodernato, ma è tuttavia rimasto inutilizzato. Situazione, questa, poi superata con la candidatura del gruppo turco. La società San Cataldo terminal - il cui direttore generale è Raffaella Del Prete, già manager nel porto ligure di Vado - assumerà gradualmente il personale ex Taranto container terminal, ora collocato con l'Agenzia per il lavoro portuale (circa 500 unità).

Gli altri interventi da rendere operativi


Il ritorno dei container, quindi, come fase 2 del porto, chiamato anche a dare operatività a Zona franca doganale, Zona economica speciale e quarto sporgente. Già riconosciute le prime due, inaugurata invece a febbraio, dopo i lavori di ristrutturazione, la banchina. Non ci saranno invece le crociere quest’anno, dove le previsioni pre Covid davano un aumento di traffico che avrebbe rafforzato un segmento nuovo per lo scalo. «Non è facile la ripresa del terminal - rileva Prete -. Ci sono da ripristinare il circuito doganale e i collegamenti ferroviari. Benché abbia messo mano alla manutenzione delle gru della banchina, non credo che Yilport possa usarle a luglio. Il loro ripristino richiederà più tempo. Penso che useranno le gru semoventi». In questa fase, annuncia Prete, «stiamo un po’ rivedendo tutti i progetti e valutando l’impatto della fermata del Covid sulle nostre attività e come si riprende». Circa i cantieri nell’area portuale, il presidente Prete dice che «il gruppo Astaldi ha ricominciato per la vasca di colmata e il dragaggio, è ripreso l’intervento di rettifica del molo San Cataldo ed è stato riaperto il cantiere del centro polifunzionale Falanto. Le tempistiche di esecuzione lavori dovranno essere riviste - afferma -. Perché si tratta di applicare le nuove procedure di sicurezza che le aziende appaltatrici hanno già esaminato e concordato con i nostri responsabili della sicurezza e con quelli dei cantieri».


Bilancio 2019 e primo trimestre 2020 negativo


I numeri restano intanto pesanti. Il 2019 è stato un altro anno negativo con -11,3 per cento del traffico, passato da 20,433 (nel 2018) a 15,125 milioni di tonnellate. Nel 2020, gennaio prometteva un buon inizio perché ha fatto registrare numeri positivi, trainati dalla risalita delle rinfuse solide (le materie prime che alimentano il siderurgico ArcelorMittal: +185 per cento). Poi c’è stato il crollo di febbraio, seguito da una frenata a marzo. In particolare a gennaio c’è stato +50 per cento, da 1,115 (2019) a 1,671 milioni di tonnellate (2020). Precipitosamente giù a febbraio: -48 per cento, da 1,843 a 960.592 tonnellate. E pure a marzo (ultimo dato disponibile) resta il segno meno, seppure notevolmente attenuato rispetto a febbraio: solo -0,7 per cento, da 1,689 a 1,676 milioni di tonnellate. Dopo il tonfo di febbraio, le rinfuse solide sono risalite del 55,5 per cento a marzo mentre le rinfuse liquide (i prodotti della raffineria Eni) segnano numeri negativi nei primi tre mesi del 2020.

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