rivoluzioni professionali

Da manager di banca d’affari a insegnante di matematica, voi lo fareste?

Negli Usa sono frequenti i casi di professionisti affermati che interrompono la propria carriera manageriale per dedicarsi all’insegnamento

di Francesca Contardi*


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(monamis - Fotolia)

3' di lettura

La settimana scorsa, a Philadephia dove vivo da qualche tempo, per motivi personali ho avuto la possibilità di conoscere due professionisti le cui storie mi hanno abbastanza colpito. Uno ha lavorato per Morgan Stanley e oggi insegna matematica ai bambini delle medie, e l’altro ha fatto il pediatra e il ricercatore per 22 anni e ora insegna scienze. Due storie diverse, due profili con competenze che aziende, blasonate e non, vorrebbero a bordo eppure loro hanno scelto altro. E non hanno fatto scelte comuni come quella di aprire un B&B o diventare chef o darsi al coaching e alla consulenza che va tanto di moda, ma hanno scelto di entrare nella scuola e insegnare.

Chiaramente la mia prima domanda è stata: e se lo avessero fatto in Italia? Sarebbe stato possibile? Ma soprattutto sarebbe stato accettato socialmente? Perché la percezione che noi abbiamo del nostro sistema scolastico è di vecchio, mal pagato, un lavoro di ripiego, e che chi lo fa non è quasi mai portatore sano di innovazione. Ripeto, è una percezione, ma ci condiziona.

Basta pensare all’utilizzo dell’informatica. Da noi i programmi ministeriali prevedono che i bambini a 9 anni sappiano usare Word, quando loro ormai utilizzano meglio di noi PC e tecnologie varie e nessuno si pone la domanda se va bene per il loro futuro.

Il maestro di matematica e quello di scienze, qui a Philadelphia, ci hanno invece detto che secondo loro i libri di testo sono vecchi, che non riescono a stare al passo con le innovazioni e che preferiscono creare il programma con quello che di volta in volta serve alla classe. Come un’azienda si adatta all’evoluzione del mercato, loro adattano il contenuto delle loro lezioni.

Un’altra riflessione che mi è sorta è legata al cambio di percorso professionale in età anagrafiche diverse. Uno dei due insegnanti, con circa 10 anni di esperienza alle spalle, ha comunque deciso che insegnare poteva essere più soddisfacente che restare nel mondo delle banche d’affari, l’altro si è messo in pensione anticipata per poter avere altri 20 anni di età lavorativa “soddisfacente”. Entrambi hanno trovato una azienda che ha permesso loro di farlo. con i titoli giusti e la preparazione necessaria... ça vas sans dire.

Mi sono posta la domanda: quante aziende in Italia assumerebbero un professionista con un’esperienza completamente diversa e gli darebbero la possibilità di cimentarsi in un mondo nuovo ( premesso che sia capace di farlo)? Probabilmente poche, ma forse sarebbero poche anche le persone disposte a fare uno switch cosi netto. Magari mi sbaglio, e abbiamo «in pancia» un sacco di mancati insegnanti che oggi fanno tutt’altro, ma che in fondo ritornerebbero a scuola a restituire un po’ del mondo vissuto.

Confesso che sono uscita affascinata dall’incontro e soprattutto con una voglia pazzesca di tornare sui banchi. C’era energia, passione e molta concretezza nelle loro parole. Si vedeva che arrivano dal mondo “reale” , dove si sa cosa vuol dire confrontarsi con gli altri, affrontare sfide e problematiche. E ammetto anche che oggi, a distanza di tempo, ho molto rivalutato la scelta di un fantastico ingegnere meccanico italiano, che da giovane lavorava con le motociclette, che avrebbe potuto fare quello che voleva in azienda ma che un giorno ha scelto di dedicarsi alla scuola. E ora insegna ai ragazzi di un ITIS a Nord di Milano.

Forse questa potrebbe essere una soluzione per fare re-skilling di risorse preziose che il mercato intorno ai 50 anni tende a mettere ai margini, ma anche per i ragazzi di accelerare il loro processo di avvicinamento al mondo esterno.

* Managing Director di EasyHunters

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