i test di accesso

Da Marinetti ai presidenti Usa: lo scoglio cultura nella lotteria dei quiz a Medicina

Le domande di cultura generale quest’anno sono diventate 12 erano 2 l’anno corso. Studenti contro il numero chiuso, mentre i rettori lo difendono.

di Marzio Bartoloni


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3' di lettura

Si sono appena conclusi i test di accesso a Medicina: 100 minuti per rispondere a 60 quesiti. In corsa quasi 70 mila aspiranti medici per 11.568 posti disponibili: in pratica un posto ogni sei candidati. E dalle prime reazioni il test è finito di nuovo nel mirino degli studenti che lo considerano da sempre una lotteria. Sotto accusa i quiz di cultura generale che sono diventati 12 (erano 2 l’anno scorso). Con domande che vanno dai presidenti degli Usa all’individuazione di autori classici o contomperanei.

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Quest’anno i quiz hanno previsto alcune novità: è stata ridotta la quantità delle domande di logica, che sono passate da 20 a 10. Mentre quelle di cultura generale sono crescite a 12, fino allo scorso anno erano 2. Per costuire quest’ultimi il ministero ha fatto riferimento, in particolare, all'ambito storico, sociale e istituzionale, letterario. Con quesiti relativi anche all'area di Cittadinanza e Costituzione. E così lo scoglio principale, secondo le prime rezione degli studenti, sembrano essere stati proprio i quesiti di cultura generale con diversi ragazzi che hanno raccontato di essersi sentiti più sicuri sulle domande di chimica e biochimica. Tra le domande di cultura: chi erano Montessori, Marinetti, Alan Touring. Quesiti sul funzionamento del fuso orario, su chi ha scritto Assassinio sull'Orient express, quale evento fosse coevo alla vita di Leonardo Da Vinci. E ancora, quale stato tra quelli indicati non fa parte dell'Unione europea e chi può eleggere e chi può essere eletto al Senato. Ma anche quale medico era anche scrittore e infine una domanda sui presidenti degli Stati Uniti.

I quiz sono da sempre la bestia nera degli studenti. Che anche ieri attraverso le loro associazioni sono tornate a protestare: «Al test di oggi, ci sono circa 68.694 iscritti, per 11.568 posti disponibili. È inaccettabile - ha spiegato Camilla Guarino di Link coordinamento universitario - che venga fatta questa selezione per diventare medico, quando il nostro Servizio Sanitario Nazionale è in emergenza. I casi degli ultimi mesi sono emblematici: in varie regioni d'Italia sono stati chiamati in servizio medici in pensione, medici militari oppure anche medici neolaureati senza un'adeguata formazione». Sulla stessa scia Enrico Gulluni, Coordinatore nazionale dell'Unione degli universitari: «Ci troviamo ancora una volta ad assistere all'ennesima lotteria dei Test d'accesso per i corsi a numero programmato nazionale. Un evidente segnale di quanto gli investimenti in Istruzione e Università e Ricerca siano soltanto promesse elettorali e frasi spot, che poi nella realtà non trovano mai applicazione, neanche dopo l'evidente crisi in cui il nostro Ssn si è venuto a trovare a causa della carenza di medici».

Contrari all’abolizione del numero chiuso e a favore della programmazione degli ingressi sono da sempre i rettori preoccupati di non riuscire a garantire la formazione a tutti gli aspiranti medici con le strutture oggi disponibili. Un concetto ribadito dal rettpre della Sapienza di Roma Eugenio Gaudio: «Il numero programmato è un'esigenza che si è posta dopo le esperienze in Italia negli anni '70 e '80, quando il numero era aperto. Il numero aperto a medicina ha significato studenti che si iscrivevano ma non potevano seguire le lezioni e andare in corsia». «Si dovrebbero piuttosto - ha spiegato il magnifico del primo ateneo di Roma- adeguare gli spazi, i laboratori, i docenti e le corsie ad un numero potenzialmente non molto ampio, oggi abbiamo 68 mila iscritti a partecipare. Bisogna mettere i ragazzi nelle condizioni di studiare e di diventare dei buoni medici».

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