Salute e sicurezza

Da Mediaset a Leonardo in mensa col Green Pass. Delivery aziendale per chi non ce l’ha

In molti casi soluzioni concordate col sindacato, in altri no. Ci sono casi in cui è stato proposto di consumare il pasto in giardino e altri in cui sono stati individuati degli spazi nei diversi siti. O casi in cui è possibile consumarlo alla scrivania

di Cristina Casadei

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4' di lettura

Qualcuno la chiama lunch box, qualcun altro cestino, altri ancora delivery. Tutte soluzioni che con la pandemia sono entrate nella quotidianità di molti e che adesso sono venute in aiuto di aziende e sindacati, alle prese con il tema del green pass in mensa. Da Mediaset fino a Leonardo, passando per Electrolux, Barilla ed Enel, per accedere alla mensa serve il Green Pass. Per chi non ce l’ha sono stati pensati pacchetti contenenti il pasto da consumare all’esterno o in appositi spazi, rispettando il distanziamento. Ci sono casi in cui è stato proposto di consumarli nel giardino all’esterno, come all’Electrolux a Susegana o cosi in cui, come all’Abb sono stati individuati degli spazi nei diversi siti. O casi in cui è possibile consumare il pasto alla scrivania. Tutto già visto, nel lungo periodo in cui le mense sono state chiuse e il pranzo d’asporto è stata la normalità.

Il delivery aziendale

Le soluzioni via via trovate, in alcuni casi sono state discusse e condivise con il sindacato. In altri no. «La domanda a cui abbiamo voluto provare a dare una risposta è come garantire a tutti i lavoratori gli stessi diritti», spiega Riccardo Saccone della Slc Cgil. Così in Mediaset, dove oggi si accede alla mensa solo col Green Pass, l'azienda spiega, di attenersi «alle prescrizioni del decreto legge. E prima dei Dpcm. Continuiamo a utilizzare lo smart working per chi può lavorare da casa, chi deve venire in azienda ha a disposizione un servizio interno di tamponi e screening gratuiti. Per accedere ai servizi mensa è necessario il green pass». E chi non ce l’ha? D’intesa con i sindacati «esiste un servizio di delivery aziendale che consegna i pasti negli uffici, su richiesta». In Rai, dove «è stata comunicata la necessità di avere il green pass per la mensa stiamo discutendo soluzioni», continua Saccone.

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Le telecomunicazioni

Tutto il mondo delle telecomunicazioni, al momento, entra solo in parte nel dibattito perché «in tutti i casi in cui è possibile si sta lavorando da remoto. Chi è operativo sulla rete si muove sul territorio e generalmente non utilizza i servizi mensa», spiega Saccone. Il delivery sembra comunque la soluzione verso cui le parti si orientano in attesa di indicazioni governative.

La condivisione col sindacato

In un colosso come l’Enel, che ha 66mila addetti nel mondo di cui la metà in Italia, confermano che si seguono le disposizioni di legge. In questo momento i white collar sono ancora in smart working, mentre a chi è operativo sulla rete viene chiesto il green pass per accedere alla mensa. A chi non ce l’ha o non vuole esibirlo viene data l'alternativa del pasto da asporto. Il gruppo Barilla dichiara che «per salvaguardare la salute delle proprie persone, che è stata una priorità sin dall’inizio della crisi Covid, continua a implementare le più efficaci misure di sicurezza, attenendosi alle indicazioni del governo e della autorità sanitarie». Quindi serve il Green Pass in mensa, «una decisione preventivamente comunicata e discussa con i sindacati». A chi non ne è in possesso «viene ovviamente fornito un servizio alternativo».

La metalmeccanica

La stessa comunicazione dell'obbligatorietà del Green Pass per la mensa è arrivata o sta arrivando nella gran parte delle aziende metalmeccaniche spiegano da Fiom, Fim e Uilm. È stata fatta in Leonardo che ha circa 50mila addetti di cui 30mila in Italia. Dal gruppo spiegano di seguire le disposizioni governative: in mensa si va col green pass, ma è stato predisposto il cestino per chi non ce l’ha. Nei giorni scorsi c’è stato un incontro tra il gruppo e i sindacati in cui i sindacati hanno ribadito le loro posizioni e hanno chiesto di trovare soluzioni adeguate a garantire le stesse condizioni a tutti i lavoratori, anche a chi per motivi di salute non può fare il vaccino.

In una nota congiunta, Fiom, Fim e Uilm hanno spiegato che «sulla base delle incerte disposizioni governative recenti, in queste ore alcune imprese nazionali e multinazionali stanno procedendo senza confronto con iniziative unilaterali su un punto fondamentale per le lavoratrici ed i lavoratori: il diritto alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e l’accesso alle mense. Le mense sono un luogo di lavoro e sono tutelate dai contratti di lavoro; non accetteremo mai nessuna disparità di trattamento fra luoghi di lavoro e mense». Fim Fiom e Uilm condividono «l’obiettivo di completare la campagna vaccinale e di continuare a garantire sicurezza nei luoghi di lavoro ma ritengono queste iniziative in contrasto con lo spirito di confronto e partecipazione che durante la prima fase della pandemia ha determinato la scrittura di protocolli nazionali e aziendali utili a ridurre il rischio di contagio da Covid-19 nei luoghi di lavoro».

Alla Electrolux, a Susegana, era stato ipotizzato un servizio di asporto da consumare in giardino che, però, ha trovato contrari i sindacati. In Abb Fiom, Fim e Uilm lamentano che l’azienda non si è confrontata sulla decisione di mettere a disposizione un lunch-box. Fiom, Fim e Uilm, promuovono «una campagna di informazione sulla necessità della vaccinazione per contrastare la pandemia» e chiedono «l’apertura di un confronto sulle modalità per sostenere e perseguire questo obiettivo con imprese e governo».

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