La grande fuga

Samsung, Paypal, Zara: si allunga la lista delle società che sospendono il business con la Russia

Il colosso software di Seattle parla attraverso il presidente e vice-Ceo Brad Smith: «Annunciamo oggi che sospenderemo tutte le nuove vendite di prodotti e servizi Microsoft in Russia»

Aggiornato il 5 febbraio alle 11:29

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4' di lettura

Si allunga di giorno in giorno l’elenco delle aziende che hanno deciso di non essere presenti, o con le proprie attività di produzione e di vendita, o con quelle commerciali, in Russia in seguito all’attacco all’Ucraina. Gli ultimi big in ordine di tempo: Zara, Paypal, Samsung, Microsoft. I grandi gruppi come Coca Cola e McDonald's, che non hanno preso misure vengono criticate sui social media.

PayPal ha annunciato la sospensione di tutti i suoi servizi in Russia, in seguito alla situazione in Ucraina. Lo riferiscono i media internazionali. Si allunga così la lista di aziende e società che interrompono le proprie attività in Russia.

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Venerdì 4 marzo Microsoft, attraverso il suo blog, ha deciso di sospendere le vendite di tutti i suoi prodotti e servizi. Scrive infatti Brad Smith, presidente e vice amministratore delegato della società di Redmond: «Come il resto del mondo, siamo inorriditi, irritati e rattristati dalle immagini e dalle notizie provenienti dalla guerra in Ucraina e condanniamo questa invasione ingiustificata, non provocata e illegale da parte della Russia. Annunciamo oggi che sospenderemo tutte le nuove vendite di prodotti e servizi Microsoft in Russia».
Smith sottolinea anche che la società sta «lavorando a stretto contatto con i governi degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e del Regno Unito» e sta «interrompendo molti aspetti della propria attività in Russia in conformità con le decisioni in materia di sanzioni governative».

Restando in ambito tecnologico, Samsung ha sospeso le spedizioni dei suoi prodotti verso la Russia, «a causa degli sviluppi geopolitici» legati all’invasione dell’Ucraina. Samsung – che ha annunciato che donerà 6 milioni di dollari per aiutare la popolazione colpita – è il principale brand di smartphone in Russia, con una quota di mercato del 30% nell’ultimo trimestre del 2021, seguita da Xiaomi (23%) e Apple (13%). La decisione di interrompere la fornitura di prodotti segue quella di altri giganti della tecnologia quali Apple, Intel e Microsoft.

Stop anche da Carlsberg. Il produttore di birra danese ha dichiarato venerdì 4 marzo che interromperà i nuovi investimenti in Russia e sospenderà le esportazioni di birra e altre bevande nel paese a seguito dell’invasione dell’Ucraina. «Il Gruppo Carlsberg ha deciso di interrompere immediatamente i nuovi investimenti in Russia e le esportazioni da altre società del Gruppo Carlsberg alle fabbriche di birra Baltika in Russia», ha infatti dichiarato l’amministratore delegato Cees ’t Hart in una nota. «Rispetteremo tutte le sanzioni applicabili in atto e continueremo a valutare la situazione in relazione alla nostra attività in Russia», ha aggiunto.

Carlsberg, che ha condannato gli atti di violenza in Ucraina, ha affermato che il divieto di esportazione riguarda principalmente «beni finiti», ovvero birra e altre bevande, che non sono prodotte in Russia, nonché materiale di imballaggio. Baltika Breweries, parte del gruppo Carlsberg, possiede otto birrifici in Russia e ha circa 8.300 dipendenti, secondo il sito web dell’azienda.

I grandi del lusso lasciano Mosca

Si ritira dal mercato russo anche il colosso francese del lusso Lvmh, che ha annunciato la chiusura temporanea di tutte le sue 124 boutique in Russia. Lo ha reso noto il gruppo guidato da Bernard Arnault. Anche Chanel ha annunciato sul proprio account LinkedIn che ha sospeso tutto il proprio business in Russia.

Anche Kering, il colosso francese del lusso guidato da François Pinault, e che vanta nel proprio portafoglio brand come Gucci, Balenciaga, Bottega Veneta, tra gli altri, ha deciso di chiudere temporaneamente tutti gli store delle sue maison in Russia «a causa delle crescenti preoccupazioni per la situazione in Europa». Lo comunica la società sui social. Il Gruppo e le sue maison, si legge in una storia su Instagram, «continueranno a supportare i loro team sul posto e a monitorare da vicino l'evolversi della situazione». L'annuncio segue quello di altri giganti francesi del lusso come Lvmh ed Hermès che hanno chiuso temporaneamente tutti i loro store sul territorio russo.

All’elenco si aggiunge anche il gruppo Inditex, che controlla tra gli altri Zara, che ha annunciato lo stop delle attività in Russia, con la chiusura dei suoi 502 negozi. Il mercato russo, fa sapere Inditex, pesa per circa l’8,5% dell’Ebit totale del gruppo.

Anche Henkel, colosso tedesco del settore del Laundry, Home & Beauty Care, ha deciso di limitare il proprio business in Russia. Scrive sul sito corporate il Ceo Carsten Knobel: «Condividiamo lo shock per la guerra in Ucraina e sosteniamo l’appello della comunità globale alla Russia affinché ritiri immediatamente le sue forze militari dall’Ucraina. Ci auguriamo che si possa ancora trovare una soluzione diplomatica e che i combattimenti possano essere interrotti per evitare ulteriori sofferenze e una crisi umanitaria. La nostra massima priorità in questo frangente è la sicurezza dei nostri colleghi in Ucraina e stiamo facendo tutto il possibile per sostenerli. Rispettiamo pienamente tutte le sanzioni contro la Russia, il suo governo e il suo settore finanziario. Al di là delle sanzioni, congeleremo tutti gli investimenti futuri in Russia, ad esempio per l’ampliamento del sito. Abbiamo anche interrotto tutta la pubblicità sui media statali e annulleremo tutte le attività di sponsorizzazione in Russia».

L’addio di Porsche, Google e Youtube

Sempre di venerdì, hanno deciso di sospendere i propri affari con la Russia anche Intel, Porsche, Google e YouTube. Intel ha sospeso la fornitura di prodotti ai suoi clienti in Russia e Bielorussia sullo sfondo della crisi ucraina. «Intel condanna l'invasione russa dell'Ucraina e abbiamo sospeso tutte le consegne ai clienti in Russia e Bielorussia», si legge in una dichiarazione ufficiale.

Porsche ha fatto sapere di aver interrotto con effetto immediato la vendita delle sue auto alla Russia come ritorsione per l'aggressione militare dell'Ucraina, mentre il motore di ricerca Google e la piattaforma di video YouTube hanno sospeso tutte le attività pubblicitarie in Russia dopo che Mosca ha chiesto all'azienda di non mostrare annunci sull'invasione dell'Ucraina. «Date le circostanze eccezionali abbiamo sospeso gli annunci pubblicitari in Russia», ha spiegato Google in una nota. Anche il network televisivo all-news Cnn ha deciso di non trasmettere più in Russia, ha riferito un loro portavoce, aggiungendo che comunque continueranno a valutare la situazione ed eventuali passi successivi. E anche l’agenzia di notizie internazionale Bloomberg ha deciso, alla luce delle nuove regole decise dal governo russo sull’informazione, di sospendere l’attività dei propri giornalisti in Russia.

Stop al business anche per AirBnb: come scrive su Twitter Brian Chesky, Ceo della società di affitti online, «Airbnb sospende tutte le operazioni in Russia e Bielorussia».

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