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Da Milano a Lanusei, la classifica delle città più «smart»

di Laura Cavestri

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(© Clickalps SRLs)


3' di lettura

È Milano la città più smart d’Italia. Scalzando Bologna (che era in vetta l’anno scorso e quest’anno finisce con la medaglia di bronzo) e seguita da Torino. In coda, Caltanissetta, Enna e Lanusei. Infrastrutture, banda larga, applicazioni e connettività dei servizi. Ma anche diffusione di car e bike sharing, fruizione online dei servizi pubblici e privati, diffusione dei sensori e capacità di privati e amministrazioni di trasformare la “miniera di informazioni” in maggiore efficienza e qualità della vita.

Sono solo alcuni dei 480 indicatori utilizzati per la 4° edizione dello Smart City Index, il rapporto di EY che analizza le 117 città capoluogo italiane, classificando il loro sviluppo in termini di reti e infrastrutture intelligenti e misurando la loro capacità di innovare e offrire servizi di qualità ai propri cittadini. Un’analisi effettuata in base a quattro livelli: infrastrutture di rete, sensoristica, piattaforme dati, applicazioni mobili e web.

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La classifica della città più smart
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Lo spread? Più che nord-sud contano le dimensioni
Anche quest’anno il podio resta saldamente nelle mani delle grandi città del Nord Italia. Milano – grazie soprattutto alle sue infrastrutture di trasporto pubblico e alle sue piattaforme digitali – accelera e soppianta Bologna, in testa alla classifica 2016. Ma soprattutto spicca anche nel confronto con Barcellona e Monaco di Baviera, che supera sia in termini di infrastrutture per la connettività che per servizi online.
Torino – che spicca per la diffusione della banda larga fissa e mobile e per il trasporto pubblico, si colloca al secondo posto della classifica e cresce sul fronte dei luoghi per l’innovazione, co-working, start uped economia digitale.
Bologna, che perde il primato e scende in terza posizione, resta comunque la città che meglio ha saputo definire una strategia e una vision strutturate.
Roma e Firenze migliorano la propria posizione, classificandosi rispettivamente settima e ottava. Roma, nonostante il ritardo nelle infrastrutture e nelle reti, è la città che si è maggiormente impegnata sul fronte della trasparenza, rendendo accessibile ai cittadini il suo patrimonio informativo.
Il vero spread, però, si registra non tanto (e non soltanto) tra Nord e Sud. Ma soprattutto tra città metropolitane – dove esistono sinergie virtuose tra pubblico e privato ma anche una domanda di servizi proveniente dagli smart citizen” – e le piccole città. Di queste, il 52% non si è ancora dotato di un livello minimo di sensoristica per garantire l’efficienza delle reti e per produrre dati. Mentre l’82% non ha ancora avviato iniziative significative sulle piattaforme dati e non ha alcuna strategia sui dati.

Le ricadute sull’economia
in realtà, spiega il Rapporto, quello sulle smart cities dovtebbe diventare un investimento con priorità nazionale, considerando che già oggi lo sviluppo delle tecnologie IoT (Internet of Things) ha generato un mercato pari a 3,7 miliardi di euro, mentre circa il 40% dei 2,5 milioni di posti di lavoro previsti nei prossimi 5 anni saranno creati proprio nelle città. Di questi oltre 350mila saranno ad elevata specializzazione, legati ai diversi comparti della Smart City. Anche la nascita di nuove imprese trova nelle principali città l’ambiente più fertile per il loro sviluppo: circa 6mila start up e 400 tra incubatori e co-working sono collocati in ambienti urbani di medie e grandi dimensioni.

«Le nostre città – ha dichiarato Donato Iacovone, amministratore delegato di EY in Italia – hanno investito sulle infrastrutture abilitanti e, pur con velocità diverse, sono diventate più connesse e intelligenti, sviluppando nuovi modelli di mobilità, sostenibilità e interazione con i cittadini. Oggi la sfida chiave delle Smart City si gioca sul piano culturale. Perché le città intelligenti possano generare valore per i cittadini e sviluppo per le aziende, occorre mettere in relazione l’offerta di servizi con la domanda».

« Più del 50% delle città non ha ancora raggiunto un livello sufficiente di sensoristica – ha aggiunto Andrea D’Acunto, mediterranean government and public sector Leader di EY – e oltre l’80% non ha ancora alcuna visione strategica sui dati, che sono il nuovo motore della Smart City. Lo Smart City Index di EY, sin dalla sua prima pubblicazione, ha contribuito a rinnovare ed evolvere la progettualità della Smart City, stimolando il confronto e il dialogo tra i decisori pubblici e i privati».

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