EMERGENZA CORONAVIRUS

Mascherine e respiratori, ecco le fabbriche che si riconvertono

Il capo della protezione civile rilancia l’appello alle aziende: servono più mascherine (soprattutto per i medici) e respiratori. Ecco chi ha già risposto e si sta muovendo per offrire soluzioni nella lotta contro il Covid-19

di Andrea Carli

Dal fashion alle mascherine: da Miroglio le prime spedizioni

Il capo della protezione civile rilancia l’appello alle aziende: servono più mascherine (soprattutto per i medici) e respiratori. Ecco chi ha già risposto e si sta muovendo per offrire soluzioni nella lotta contro il Covid-19


6' di lettura

Mascherine, ma anche respiratori polmonari e gel disinfettanti. L’emergenza Coronavirus in Italia ha fatto sì che da quando la pandemia ha cominciato a diffondersi sul territorio nazionale la richiesta di questi prodotti aumentasse in maniera considerevole. Ogni giorno si allunga l’elenco delle aziende che hanno pertanto deciso di riconvertire la propria produzione per rispondere alla crescente domanda di questi prodotti.

Il commissario: mancano le mascherine soprattutto quelle chirurgiche
Il capo della Protezione civile Angelo Borrelli aveva quantificato la necessità di 90 milioni di mascherine al mese. Lo ha ribadito in un’intervista il 24 marzo : «Riguardo al problema più grave in questo momento, si dovrebbero poter comprare i ventilatori da terapia intensiva nei supermercati e le mascherine ad ogni angolo, e invece stiamo faticando. Mancano soprattutto quelle chirurgiche per i medici». Borrelli sollecita la partenza «prima possibile» di una produzione nazionale: su certi beni così importanti, dice, «si deve cambiare traiettoria, fare scorte, reinsediare filiere sul territorio».

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Il commissario straordinario Arcuri: entro 2 mesi copriremo metà del fabbisogno
Il 26 marzo un consorzio di produttori italiani inizierà a produrre le mascherine e «a dotare il nostro sistema e il nostro paese delle munizioni che ci servono per contrastare questa guerra ed evitare la nostra totale dipendenza dalle esportazioni». Lo ha annunciato il commissario straordinario Domenico Arcuri spiegando che si sono messe insieme diverse imprese italiane «posizionate nel settore della moda,senza concorrenza e senza lotte tra loro.Entro due mesi copriranno la metà del nostro fabbisogno».

Le misure previste dal nuovo decreto
Il decreto legge “Cura Italia” approvato dal Governo prevede due soluzioni : da una parte stanzia 50 milioni che saranno gestiti da Invitalia da erogare alle aziende, sotto forma di finanziamenti agevolati o a fondo perduto, che produrranno mascherine. Dall’altra prevede la possibilità di produrre quelle chirurgiche in deroga alle norme vigenti.

Il modello Puglia
Il rettore del Politecnico di Bari, Francesco Cupertino, sta coordinando un gruppo di lavoro formato da docenti e ricercatori che sono in contatto con una serie di aziende locali interessate a convertire parte della loro produzione in dispositivi di protezione individuale. Si tratta di aziende che attualmente producono abbigliamento, pannolini e assorbenti o del settore calzaturiero. E il modello Puglia potrebbe diventare un esempio per tutto creare una filiera italiana.

L’appello di Confindustria Moda
In prima battuta sono scese in campo le aziende tessili come la Miroglio. Fabbrica di Alba (Cuneo) - 70 anni di storia e un fatturato di 577 milioni di euro (nel 2018) - che ha deciso di mettere da parte l’alta moda per dedicarsi a questo prodotto. Per il momento è prevista una produzione di 600 mila mascherine in due settimane, a regime sarà possibile produrre circa 75-100 mila mascherine al giorno. Nel frattempo il 23 marzo Confindustria Moda, ha lanciato una campagna per la “raccolta” delle candidature delle aziende del tessile-moda per fornire tessuto-non-tessuto (Tnt) e riconvertire la produzione in quella di mascherine. Da Geox a Gucci, da Prada a Valentino e H&M, passando per realtà come Moschino e associazioni, la corsa delle aziende della moda e del lusso per contribuire ad arginare l’emergenza sanitaria legata al coronavirus non si arresta. Tra le iniziative più recenti, quella del gruppo Prada, che, su richiesta della Regione Toscana, ha avviato mercoledì 18 marzo la produzione di 80mila camici e 110mila mascherine da destinare al personale sanitario della Regione. Il 23 marzo il gruppo tessile veronese Calzedonia ha riconvertito alcuni dei propri stabilimenti (quelli di Avio (Trento) e Gissi (Chieti), e quelli in Croazia) alla produzione di mascherine e camici. Questo nuovo assetto permetterà la produzione di 10.000 mascherine al giorno nella fase iniziale, con un incremento previsto nelle prossime settimane.

La riconversione dal packaging luxury : il caso Bc Boncar
Una scelta analoga è stata fatta dalla Bc Boncar di Busto Arsizio (Varese): specializzata in packaging luxury per note case di moda nazionali e internazionali (tra queste Hugo Boss, Louboutin, H&M), ha iniziato la produzione di mascherine per ospedali e amministrazioni che però non presidi medici, ma sono una prima protezione.

Mascherine chirurgiche a Prato
A Vaiano (Prato) l’azienda Dreoni Giovanna, attiva nel campo della tappezzeria per auto e dell’abbigliamento in tessuto tecnico, in due giorni ha riconvertito parte del proprio stabilimento per la produzione di 2.000 mascherine al giorno, da fornire agli operatori sanitari. Mascherine che sono state certificate dal laboratorio Pontlab di Pontedera, che ha validato come efficaci anche le mascherine chirurgiche in Tnt attualmente prodotte su input della Regione Toscana.

Laboratori in carcere riconvertiti
Anche le lavorazioni sartoriali presenti in alcuni istituti penitenziari dove vengono impiegati i detenuti potrebbero essere immediatamente riconvertite per iniziare a produrre mascherine di tipo chirurgico in “tessuto non tessuto”.

Klopman in campo a Frosinone
Dai tessuti protettivi per le piattaforme petrolifere alle mascherine sterilizzabili e riutilizzabili decine di volte. Klopman – l'azienda leader in Europa con un know-how di oltre 50 anni nella produzione di tessuto per abbigliamento protettivo sia da lavoro che sportivo-, è pronta a produrre fino a 700mila mascherine protettive al mese, sterilizzabili e riutilizzabili fino a 50 volte, con vantaggi in termini di protezione, traspirabilità e smaltimento rispetto alle usa e getta. Allo studio dell'Istituto Superiore di Sanità 6 diversi prototipi per poter dare via libera alla produzione in pochi giorni.

Menarini produrrà a Firenze gel disinfettante
Il gruppo Menarini, colosso farmaceutico, produrrà gel disinfettante nello stabilimento di Firenze dedicato ai farmaci in gel, allo scopo di donarlo alle strutture e agli operatori. L’annuncio è stato dato dall’azienda ai dipendenti con una email. «La capacità produttiva del nostro stabilimento - si legge - grazie all’impegno di tutte le persone impegnate nella produzione, ci permetterà di fornire gratuitamente, ogni settimana, come minimo, 5 tonnellate di gel disinfettante, indispensabile per limitare i contagi soprattutto nelle strutture più esposte al rischio».

L’iniziativa di Davines a Parma
Dal 3 marzo il gruppo Davines, azienda cosmetica con sede a Parma, ha dato il via alla produzione di un gel igienizzante mani . Ad oggi, 50.000 unità di gel igienizzante mani sono state consegnate a case di riposo comunali, sedi parmensi di Croce Rossa, Croce Gialla, Intercral, Comunità Betania, l’assistenza pubblica e le comunità di accoglienza per immigrati. Sessantamila ulteriori unità sono attualmente in produzione. In Francia Bernard Arnault ha incaricato i laboratori di Lvmh Perfumes&Cosmetics di produrlo e metterlo a disposizione. Lvmh, si legge in una nota, userà tutte le strutture dei suoi brand (Dior, Guerlain e Givenchy) e lo distribuirà prima di tutto all’Assistance Publique-Hopitaux de Paris).

I contributi dei produttori di spirits
Anche alcune aziende del comparto spirits hanno deciso di offrire la propria “materia prima”, per rafforzare la disponibilità di disinfettanti negli ospedali, nei presidi sanitari e negli studi medici. Da Portorico dove Bacardi produce il rum, alla distilleria scozzese BrewDog fino all’appello di Assodistil in Italia. L’associazione di categoria che raccoglie una sessantina di aziende per un totale di circa il 95% di tutto l’alcol etilico prodotto sul suolo nazionale stanno convertendo la produzione di alcol denaturato idoneo alla realizzazione di gel specifici.

Ventilatori polmonari, chi li produce, chi ha offerto il proprio aiuto
La Siare Engineering è l’unica azienda italiana produttrice di ventilatori polmonari con base a Crespellano, nel bolognese. Il governo le ha commissionato la produzione di 500 ventilatori al mese per quattro mesi. Sono state interrotte tutte le consegne all’estero per destinare le macchine solo al mercato italiano. Un impegno considerevole per un’azienda con 35 dipendenti che sono stati affiancati da 25 tecnici specializzati dell’Esercito. Intanto 5 aziende del Sud (che producono componenti meccaniche ed elettromeccaniche per il mercato civile e militare dei maggiori player dell’aerospazio, della difesa e del settore navale) si sono offerte per aiutare la Siare nella produzione. L’aiuto verrà anche da Ferrari e Fiat Chrysler che hanno aperto le porte dei loro siti per supportare anche la produzione di componentistica e l’assemblaggio dei respiratori Siare, mettendo a disposizione in particolare gli impianti e l'expertise emiliani, tra il Cavallino rampante a Modena e Marelli a Bologna. Fca è pronta anche a produrre amscherine in Asia.

Tanto lavoro in più anche a Medolla (Modena) dove l’italiana Eurosets quadruplica la produzione di ossigenatori polmonari extracorporei. Si tratta dell’unica azienda nel nostro Paese a fabbricare questi apparecchi in grado di riprodurre il lavoro degli alveoli e generare artificialmente lo scambio anidride carbonica-ossigeno, mettendo a riposo completo i polmoni, quando neppure i ventilatori bastano più. «Siamo passati da 300 ossigenatori da produrre in un mese a 1.200». Insomma: tutti sono in campo, perché vincere la sfida è una di quelle che accomuna tutti.

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