ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl nodo del debito

Da Moody’s a Fitch: perché l’Italia è «nel mirino» delle agenzie di rating

Nell’ottica degli osservatori internazionali e in particolare ovviamente in quella delle agenzie di rating il debito resta l’osservato numero uno, in uno scenario di previsioni generalmente più fosche di quelle appena elaborate nella Nadef

Illustrazione di Giorgio De Marinis/Il Sole 24 Ore

2' di lettura

Continua la pioggia dei moniti internazionali sui conti italiani. Il 6 ottobre è stata la volta di Fitch, che in un nuovo focus sull'Italia ha puntato dritto sul fatto che il nuovo Governo italiano erediterà dall’esecutivo di Mario Draghi «un punto di partenza fiscale più forte di quanto atteso ma spingere la crescita, anche attraverso un efficace dispiegamento dei fondi Next Generation Eu resta centrale per una duratura riduzione del debito».

E ha sottolineato come lo spazio per cambiare il Pnrr sia «limitato» e dunque «l’approccio del prossimo Governo a qualsiasi potenziale rinegoziazione sarà importante sia per la crescita che per il sentiment del mercato».

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Fitch: spazio fiscale per manovrare sarà molto limitato

Tanto più che il nuovo governo dovrà fare i conti con un contesto difficile, in cui si dovrà adattare «a prospettive di tassi più alti e di crescita più debole», che produrranno «entrate fiscali calanti» mentre le spese saranno messe sotto pressione dall’indicizzazione di quelle previdenziali e assistenziali, incluse le pensioni, e dai sostegni per far fronte al caro energia, con i bond governativi che a fine settembre hanno toccato i massimi da nove anni. «Questo significa che lo spazio fiscale per manovrare sarà molto limitato se si vuole che il rapporto debito pubblico e Pil continui a scendere», ha specificato Fitch, che mette in guardia dal rischio di «avverse reazioni di mercato» nel caso di annuncio di «deficit più alti».

Moody’s: possibile taglio rating senza riforme

Per la verità il report di Fitch imbocca una strada meno severa rispetto a quella scelta mercoledì da Moody's, che ha anticipato il rischio concreto di un abbassamento del rating italiano in caso di rallentamento ulteriore della crescita dovuti anche al ripensamento delle riforme Pnrr o di misure che aumentino il deficit o il debito a medio termine. «Probabilmente declasseremmo i rating dell’Italia se dovessimo vedere un significativo indebolimento delle prospettive di crescita di medio termine del Paese, a causa della mancata attuazione delle riforme a favore della crescita, comprese quelle delineate nel Pnrr», hanno scritto gli analisti in un report di aggiornamento, E hanno aggiunto: anche «politiche fiscali e/o economiche che indeboliscono il sentiment del mercato e l’aumento dei livelli di indebitamento nel medio termine» porterebbero al ribasso dei rating dall’attuale Baa3.

Debito osservato numero uno

Sul piano sostanziale, però, i problemi evidenziati e l'impostazione con cui vengono affrontati sono gli stessi. L'idea di «rinegoziare il Pnrr» rilanciata a più riprese dal centrodestra, e in particolare da Fratelli d'Italia, nel corso della campagna elettorale ha acceso l'attenzione internazionale. Per la ragione semplice che l'Italia è di gran lunga la destinataria principale dei fondi di Next Generation Eu, e che dunque i risultati del programma italiano sono decisivi anche per un consuntivo a livello comunitario. .Perché il debito, nell'ottica degli osservatori internazionali e in particolare ovviamente in quella delle agenzie di rating resta l'osservato numero uno, in uno scenario di previsioni generalmente più fosche di quelle appena elaborate nella Nadef. In particolare per Fitch, che solo poche settimane fa ha ipotizzato per il Pil italiano un arretramento dello 0,7% nel 2023.

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