mercato dell’arte

Da Morandi a Gianni Pettena e Carsten Höller sale la qualità a Miart

di Gabriele Biglia

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7' di lettura

Le opere del Novecento e gli artisti storicizzati e affermati hanno alzato il livello della 23ª edizione di Miart conclusasi il 15 aprile nei padiglioni di Fieramilanocity. Il giudizio degli espositori che vi hanno partecipato sembra essere molto positivo: Miart in questo momento si qualifica come la migliore art fair italiana. Il posizionamento raggiunto dalla fiera milanese negli ultimi anni ha portato i galleristi di moderno e contemporaneo ad alzare un po di più l'asticella del livello qualitativo delle opere, proponendo talvolta artisti che solitamente si possono trovare esposti solo oltre confine, negli appuntamenti fieristici internazionali. Alcuni stand sono stati pensati per promuovere progetti espositivi particolarmente ambiziosi e tutt'altro che scontati, donando così una nuova fisionomia alla manifestazione.
Tra le gallerie più esclusive ad alzare il livello qualitativo è stata la storica art gallery di Gian Enzo Sperone (Sent, New York), che vanta uno stock di oltre 11mila opere e che quest'anno ha puntato su nomi dal respiro internazionale: Joseph Kosuth, Wim Delvoye e Nada Vigo. Disposta sul pavimento dello stand spiccava un opera museale e ambientale, “Higher White Tor Circle, Exeter, 1996”, del British land artist Richard Long: un lavoro composto da diversi blocchi di granito posizionati a formare un cerchio, che recava un price tag con una richiesta di 230.000 euro. Nel piccolo booth della sezione “Dacades”, Sperone ha guardato al collezionismo italiano esponendo una serie di dipinti di Enrico Prampolini (1894-1956), artista di primo piano del Futurismo che ebbe stretti contatti con i rappresentanti delle avanguardie artistiche europee: “Queste opere sono state realizzate da Prampolini tra il 1930 e il 1949 e fanno parte della raccolta personale costituita da Gian Enzo Sperone nel corso di dieci di anni di ricerca: la richiesta varia dai 110.000 ai 200.000 euro per la composizione più importante, eseguita da Prampolini espressamente per la Biennale di Venezia del 1934”, ha spiegato lo staff della galleria.
Le occasioni d'acquisto per i collezionisti di questo segmento di mercato più expensive non sono mancate. Tre sculture verticali di Ugo Rondinone in pietra dipinta a colori vivaci che si ergevano al centro del booth Gladstone Gallery (New York, Bruxelles), per il secondo anno consecutivo a Miart, risultavano già riservate il primo giorno di apertura della fiera: “Rondinone è un artista svizzero di origini italiane che vive a New York (i sui genitori sono nati a Matera, poi emigrati in Svizzera alla fine degli anni Cinquanta). Abbiamo studiato per il nostro stand un accostamento tra i suoi lavori scultorei e i raffinati scatti in bianco e nero di Robert Mapplethorpe. I suoi lavori si trovano nelle più importanti istituzioni museali internazionali come il MoMA di New York, l'Institute of Contemporary Art di Boston, il San Francisco Museum of Modern Art” ha raccontato Simone Battisti. I lavori scultorei di questa tipologia di Ugo Rondinone sono molto richiesti e il loro valore di mercato è arrivato a raggiungere i 200.000 euro.

Da Morandi a Gianni Pettena e Carsten Höller sale la qualità a Miart

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La galleria Massimo De Carlo (Milano, Londra, Hong Kong) ha dedicato interamente il proprio spazio in fiera all'artista Carsten Höller: “Höller è nato a Bruxelles nel 1961 e ora vive e lavora a Stoccolma. È noto a livello internazionale per la sua approfondita riflessione sulla natura umana” ha spiegato Pier Francesco Petracchi, director's sales assistant di Massimo De Carlo. Nel 2016, all'Hangar Bicocca, Carsten Höller presentò una personale dal titolo “Doubt” incentrata sulla percezione umana, tra tunnel tortuosi, funghi allucinogeni, giostre per adulti: “Il tema delle opere esposte nel nostro stand è la dualità, rappresentata sia dai dipinti della serie “Division Square” che dagli Amanita muscaria, i funghi rossi allucinogeni, sezionati, riprodotti in poliuretano, che riflettono l'interesse e gli studi in agronomia dell'artista. I dipinti costano di listino intorno ai 35.000 euro, mentre la teca in vetro che racchiude una decina di piccoli esemplari di spore in poliuretano, già riservata ad un collezionista privato, ha un valore di 60.000”. Bollini rossi anche per i lavori di Maria Lai (1919-2013), le cui quotazioni e l'interesse da parte dei collezionisti sembrano in ascesa: nelle prime ore di apertura la galleria Repetto ha venduto uno dei suoi libri cuciti realizzato nel 1982.

Molto interesse da parte dei collezionisti anche verso l'optical art: la galleria 10.A.M ART di Milano, specializzata sul lavoro degli artisti Ottico-Cinetici e sull'arte Programmata ha presentato diversi lavori di Franco Grignani, Giovanni Pizzo e Lucia Di Luciano.
Molto apprezzata dai curatori la Galleria Giovanni Bonelli , per la prima volta a Miart, che ha dedicato il proprio spazio ai lavori storici di Gianni Pettena (Bolzano, 1940), tra i fondatori, alla fine degli anni '60 a Firenze, del movimento “architettura radicale: “Abbiamo scelto, seguendo le indicazioni curatoriali della fiera, di creare una esposizione monografica molto rigorosa, incentrata sull'attività svolta da Gianni Pettina tra il '68 e la fine degli Anni'70” ha raccontato Giovanni Bonelli. “Il nostro stand è piaciuto in particolare ai curatori museali (per i corridori della fiera si sono visti Germano Celant, Francesco Bonami e Achille Bonito Oliva) e hai collezionisti più sofisticati e preparati. Miart, a mio giudizio, si distingue dalle altre fiere proprio per questo bilanciamento tra l'aspetto curatoriale/culturale degli stand e la finalità commerciale delle gallerie. Questo taglio dettato dalla fiera porta i collezionisti ad approcciarsi in un modo nuovo e più completo alle opere esposte” ha concluso il gallerista. A partire da questa sera sarà possibile vistare, negli spazi della galleria di Bonelli a Milano, una esposizione più ampia e completa dedicata a Gianni Pettena e Duccio Maria Gambi.
Il ritorno dei classici del Novecento italiano. Sembra che qualcosa si stia muovendo intorno ai maestri figurativi italiani del Novecento. La vasta mostra allestita alla Fondazione Prada, curata da Germano Celant, dedicata all'arte italiana tra 1918 e il 1943, deve aver risvegliato l'attenzione del pubblico e dei collezionisti verso quei maestri, a lungo trascurati dal collezionismo, che sono stati recentemente premiati nell'ultimo incanto milanese di arte moderna e contemporanea di Christie's.

In fiera, la galleria Farsetti di Prato ha esposto una tela storica e rara di Mario Sironi datata 1920: “Il Camion”, con una richiesta di 800.000 euro; mentre nello stand della Galleria Maggiore di Bologna, fondata nel 1978 da Franco e Roberta Calarota i visitatori hanno potuto contemplare una selezione di lavori firmati da Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Gino Severini, Massimo Camipigli e Giorgio Morandi (Bologna, 1890-1964) del quale spiccava un splendida “Natura morta” del 1948, probabilmente uno dei dipinti figurativi più belli a Miart: “I collezionisti più colti, meno orientati alla speculazione, non hanno di fatto mai abbandonato i pittori che hanno segnato la storia dell'arte del secolo passato” ha puntualizzato Calarota. “Sicuramente sta tornando quell'attenzione che era calata negli ultimi dieci anni. La nostra galleria, tratta Giorgio Morandi dall'inizio della sua attività. Le nature morte, così come suoi i paesaggi, non hanno mai smesso di attrarre i collezionisti internazionali, specialmente quelli asiatici. I più insospettabili collezionisti delle sue opere sono gli artisti contemporanei: penso a Joseph Kosuth e John Baldessari, per citare due nomi. Uno dei maggiori collezionisti di Morandi è il pittore cinese Zeng Fanzhi, nato nel 1964, quando morì”. Moderno e contemporaneo talvolta interagiscono perfettamente attraverso sottili rimandi: “La pittura di Morandi è così vicina alla sensibilità contemporanea che la nostra galleria ha messo in dialogo in una precedente mostra le sue composizioni con le superfici monocrome e poetiche di Ettore Spalletti, in un rimando silenzioso tra passato e presente”.
Spalletti, scultore e pittore, classe 1940, è tra le voci più poetiche e originali del panorama artistico italiano del secondo dopoguerra, particolarmente apprezzato dal collezionista Giuseppe Panza di Piumo. In fiera era esposto da diverse galleria tra cui la Lia Rumma (Milano, Napoli) che ha presentato tre grandi tavole monocrome del 2016, quotate ciascuna intono ai 150mila euro.

Da riscoprire. Alcuni maestri storicizzati attendono ancora di essere valorizzati. Nella sezione “Decades” che proponeva una scelta di artisti chiave di ciascun decennio del XX secolo a partire dal 1910 fino al 1990, la Società di Belle Arti di Viareggio, specializzata in quadri di pittori italiani dell'800 e del 900, ha presentato circa 20 opere del maestro livornese Oscar Ghiglia (1876-1945), tra cui un capolavoro come la notevolissima natura morta del 1908 “Il gomitolo rosso”: “Ghiglia è stato un pittore molto raffinato, legato in gioventù a Giovanni Papini e Amedeo Modigliani, su cui, a partire dalla sua morte, è caduto un velo di polvere, un silenzio che ha avvolto le opere e il talento di questo maestro tutto da riscoprire” ha spiegato Elisabetta Matteucci. I collezionisti di pittura figurativa si sono dimostrati molto interessati, anche perché i prezzi di listino sono ancora piuttosto contenuti rispetto alla qualità dei dipinti: “I dipinti presentati a Miart, sono una anticipazione della mostra che la nostra galleria inaugurerà il 6 luglio prossimo al Centro Matteucci per l'Arte Moderna di Viareggio: “Ghiglia classico & moderno”. Oggi i prezzi dei suoi quadri posso partire dai 10-20mila euro fino a raggiungere gli 80-100mila, a seconda della qualità e della loro storia”.
Il risveglio dell'Informale.
Restando nella sezione “Dacades”, tra i progetti più riusciti va menzionato il focus della Galleria dello Scudo di Verona dedicato ad Afro Basaldella (1912-1976), pittore friulano dal respiro internazionale, dove cardine dell'allestimento è stato il confronto tra studi gli preparatori su cartone e i dipinti finali, eseguiti tra il 1952 e il 1959: “E' un progetto a cui pensavamo da parecchio tempo” ha raccontato Filippo di Carlo. “Affiancando agli studi preparatori su cartone le sue tele definitive, si comprende, al contrario di quanto si pensa, che Afro non dipingeva di getto: le sue opere, fatte di luce e armoniose tonalità coloristiche, erano meditate e ragionate. Mio padre ha iniziato ad acquistare e collezionare i lavori di Afro già trent'anni fa, andando in controtendenza rispetto ai gusti del momento. Il mercato dell'arte di fatto, come dimostra l'attenzione dei collezionisti verso il nostro progetto, è tendenzialmente ciclico. L'interesse verso Afro e la pittura Informale è tornato a crescere tanto che due dei lavori esposti nello nostro stand sono stati già riservati durante la preview” ha concluso il gallerista. I prezzi dei cartoni propedeutici alla realizzazione delle tele finali hanno prezzi che partono dai 150.000 euro; mentre i dipinti su tela esposti oscillavano indicativamente tra i 450.000 e 700.000 euro. Occhi puntati dunque sulla splendida tela di Afro del 1969 intitolata “Oltremare”, esposta in passato alla Galleria del Milione e al Palazzo Reale di Milano nel 1992, che Sotheby's metterà in vendita il 18 aprile a Palazzo Serbelloni a Milano con una stima di 180.000-250.000 euro.

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