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Da Muriel a Signorelli: chi sono le top influencer dell’empowerment femminile

La sfida delle marche è intercettare nuove tematiche e declinarle in un contesto fragile e precario: ecco le nuove «movimentiste» dei social

di Giampaolo Colletti e Fabio Grattagliano

"Wonder Woman 1984", dal 12 febbraio la supereroina in streaming

4' di lettura

Non sono bastati tutti i suoi superpoteri per scalfire il primo nemico pubblico dei giorni nostri, quell’emergenza legata alla pandemia che ci sta facendo riscrivere le nostre quotidianità, aggiornandole necessariamente per difetto. L’eroina globetrotter Wonder Woman scende di nuovo in campo per salvare l’umanità, ma non riesce nell’impresa più difficile, ovvero far riaprire le sale cinematografiche. Così il nuovo kolossal Wonder Woman 1984 – su cui Warner Bros ha puntato parecchio – dopo varie riprogrammazioni è uscito Oltreoceano in contemporanea per gli abbonati di Hbo Max e in poche sale. Da noi invece lo sbarco è previsto per venerdì 12 febbraio, saltando giocoforza il canale cinematografico.

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Così parlò Gal Gadot

«Ho voluto raccontare la Wonder Woman, iconica e in piena attività: i suoi superpoteri di empatia e coraggio mi sembra siano perfetti per questo momento storico. Tutto si incentra sull’autenticità. Occorre guardare in faccia la realtà e provare ad affrontarla», ha dichiarato la regista Patty Jenkins. «Nella pellicola ritroviamo Diana con un unico obiettivo: migliorare l’umanità, guidarla, cercare di fare del bene», ha spiegato Gal Gadot, che interpreta il ruolo di Wonder Woman. Un lancio che cade in occasione di una giornata mondiale dedicata ad altre eroine, in questo caso legate alla ricerca scientifica. Perché proprio l’11 febbraio ricorre la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, fissata dalle Nazioni Unite già nel 2015.

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Influencer dell’empowerment

Dai temi di impegno a chi li interpreta al meglio. L’Osservatorio Alkemy - Il Sole 24 Ore ha aggregato le influencer che raccontano questa presa di coscienza. «Ci siamo interessati a quei profili più nettamente dedicati all’empowerment femminile, inteso nelle sue più varie declinazioni, ma sempre come elemento portante della propria identità digitale. La classifica, che misura quantitativamente la capacità di influenza della propria audience sui diversi canali utilizzati, ci ha restituito un quadro multidimensionale che evidenzia soprattutto la varietà di approcci e manifestazioni di influenza: dall’attivismo alla politica, dal giornalismo all’ambito letterario o artistico, fino alla scienza», afferma Matteo Menin, managing director di Alkemy. Dall’osservatorio emerge come il presidio dei temi avvenga non solo su Instagram, che comunque rappresenta una piattaforma di riferimento per visibilità ed engagement, ma anche su Facebook e Twitter. E qui si registra una distinzione rispetto ad altri ambiti verticali: i cinguettii vengono proposti con diversi profili sotto nick o con identità non rilevabili pubblicamente. «C’è poi un potenziale legato a TikTok, canale dove alcuni utenti riescono a produrre contenuti altamente ingaggianti, su livelli simili a quelli di Instagram. È il caso di Muriel, che guida la classifica evidenziando una capacità di coinvolgere i suoi fan su TikTok come su Instagram», precisa Menin.

Attenzione al rumore di fondo

Ma attenzione: questi temi spesso si confondono nel rumore di fondo, perché si moltiplicano a sproposito hashtag solo per inserirsi nella conversazione. Un buzz di superficialità che talvolta vede coinvolti soprattutto profili vip. «In generale la classifica ci suggerisce che rispetto alle strategie di influenza su una tematica al tempo stesso multidimensionale e sempre più dibattuta spiccano le figure che hanno saputo tradurre il loro pensiero, testimonianza e passione in specifiche e sofisticate strategie di comunicazione capaci di utilizzare al meglio le potenzialità di ciascun canale», conclude Menin.

Tra stream e social

A caccia di superpoteri nel tempo fragile dell’emergenza, con le donne che rappresentano la categoria più colpita, come viene raccontato anche online. «Questa nuova fase ha offerto a tutti forzosamente un’occasione in più di riflessione e ha reso evidenti quelle disuguaglianze storiche che le persone non vogliono più accettare come inevitabili: prima tra tutte l’iniqua divisione dei carichi di cura, quasi esclusivamente gestiti dalle donne, anche nel tempo che sarebbe stato quello del loro smartworking. L’esatto contrario di una dimensione di empowerment femminile», afferma Elisabetta Camussi, docente di psicologia sociale all’Università di Milano-Bicocca e già componente della task force guidata da Colao nel gruppo di lavoro dedicato a individui, famiglie e società. Così evolve lo storytelling legandosi al boom della parte movimentista, con quell’impegno declinato online sulle tematiche di genere.

La sfida della parità di genere

«Il web, nella sua migliore versione, è una piazza virtuale che registra anche i cambiamenti sociali in corso. Tra questi c’è indubbiamente il tema della parità di genere, che adesso studenti e studentesse sentono finalmente raccontare anche a scuola, per esempio quando si parla di sostenibilità: perché accanto alla sostenibilità ambientale non può che esserci la sostenibilità sociale, la vita delle persone. Tutto questo afferisce la parità di genere, l’inclusione sociale, il diritto allo studio e ad un lavoro dignitoso e al superamento del gender pay gap. Diventa così inevitabile che su questo si sviluppi una narrazione anche dal basso, in alcuni casi parziale o imprecisa, ma con la quale le persone delle varie età ed esperienze scoprono reti e costruiscono posizionamenti», precisa Camussi. Sfide globali che intercettano anche il nuovo ruolo sociale dei brand, impegnati ad entrare con coerenza in questa narrazione. «Le aziende devono capire che parità di genere ed empowerment femminile non sono questioni che riguardano le donne, ma la società tutta. E che prenderne atto ed agire per promuoverle significa avere una maggiore capacità di lettura delle realtà, che si presenta molteplice, differenziata, stratificata», sottolinea Camussi.

La case history di Nina Chhita

Tradurre la complessità, con un taglio allargato. La chiave per essere efficaci è puntare su narrazioni di impatto, coinvolgenti ed emozionali. A livello internazionale è ciò che fa Nina Chhita: questa artista, impegnata nel suo lavoro all’interno di strutture ospedaliere, disegna scienziate contemporanee e le sue creazioni sono rilanciate dai social dell’Università di Oxford. «Le mie opere aiutano a celebrare la diversità e si schierano contro gli stereotipi legati alle donne nella scienza. Ma la partita deve riguardare tutti», ha dichiarato Chhita alla Bbc. Anche in questo caso lo storytelling deve essere plurale e coinvolgere donne e uomini, nessuno escluso.

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