i talismani dei ceo

Da Mustier a Marchionne, tutti i riti e i portafortuna dei manager

di Monica D'Ascenzo e Laura Galvagni


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Jean-Pierre Mustier (Afp)

3' di lettura

Elkette fa una bella vita: viaggia parecchio, ha un profilo Instragram e nelle occasioni formali è sempre in primo piano. Ha conosciuto l’ex presidente francese François Hollande, l’ex premier Romano Prodi e ha pure scalato l’Himalaya. Elkette è il piccolo alce di peluche diventato il simbolo del maxi aumento di capitale di UniCredit. Aumento che, come è ben noto, è stato chiuso con successo. Proprio per questo Elkette è stato eletto a talismano ufficiale della banca e soprattutto del ceo, Jean Pierre Mustier.

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E in breve si è trasformato in una sorta di “icona” di un fenomeno, che non è neppure tanto isolato nel mondo della finanza. Basti pensare a quanto inchiostro è stato speso per parlare del “maglioncino” di Sergio Marchionne, ceo di Fca. Il girocollo scuro del manager dell’auto è stato ed è ancora una sorta di “marchio di fabbrica”, un segno di riconoscimento che distingue l’amministratore delegato di Fca da tutti gli altri, e soprattutto un “oggetto”, a prescindere da quale sia l’occasione, dal quale Marchionne difficilmente si separa.

I portafortuna dei manager italiani

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Pare che anche Luca Cordero di Montezemolo abbia un braccialetto al polso tanto caro al punto da non toglierlo mai. Claudio Calabi, amministratore delegato di Risanamento, tiene invece sempre in tasca due monetine da 1 cent ciascuna, una per ognuna delle due figlie. Dalla famiglia alla professione: il presidente di Lotto e Stonefly, Andrea Tomat, ha come portafortuna un pallone degli anni '70 cucito a mano in Italia. Mentre Nicola Rossi, country manager di Monster.it, ne fa una questione di origini: da senese doc il suo talismano è il barbero della contrada del Nicchio. Alessandra Perrazzelli, country manager in Italia di Barclays, ha come portafortuna un portachiavi fatto di charm internazionali, a ricordo delle esperienze vissute. L’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, invece, teneva sulla scrivania un barattolo di pelati Cirio, usato come portapenne, a memoria del lungo scontro con l’ex governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, che ebbe l’apice con i crack Parmalat e Cirio.

Qualcuno ricorda anche il tagliacarte di Enrico Cuccia. Difficile, dato il profilo dell’uomo e del banchiere, immaginare che Cuccia abbia mai inteso quell’oggetto come un talismano, eppure è sempre stato appoggiato sulla sua scrivania e ancora oggi è lì. Di quel tagliacarte parla anche il profilo ufficiale stesso di Vincenzo Maranghi perché «nel novembre 1987, nel venticinquesimo anniversario della sua assunzione in Mediobanca, Enrico Cuccia glielo donò dopo averlo a sua volta ricevuto nel 1947 dagli amici della Comit come segno del comando». Gi amici della Comit erano Raffele Mattioli, Carlo Bompieri, Corrado Franzi e Emilio Brusa. È un tagliacarte in pietra degli Urali.

In alcuni casi non è possibile parlare di veri e propri portafortuna, spesso si tratta di riti scaramantici. Rituali, gesti, o semplici comportamenti che alcuni manager amano rispettare alla vigilia di appuntamenti chiave. Si dice che Andrea C. Bonomi, numero uno di InvestIndustrial, sia uno tra questi.

Altri, invece, seguirebbero quasi una sorta di cerimonia. Si racconta che alcuni ceo, in occasione delle assemblee ordinarie o straordinarie che siano, abbiano l’abitudine di indossare lo stesso abito, la stessa camicia e la stessa cravatta ormai da anni. Lo faceva, ad esempio, il presidente di Carige, Cesare Castelbarco: nel primo giorno dell’aumento di capitale nel giugno 2015
indossava una cravatta blu con disegnato un piccolo cornetto
portafortuna, appunto.

Solo gesti o oggetti scaramantici? In realtà sono stati condotti diversi studi per comprendere se i portafortuna possano avere un impatto positivo sulle performance di un individuo. La psicologa tedesca Lysann Damisch, dell’Università di Colonia, ad esempio, sostiene che i portafortuna abbiano realmente un effetto sulla resa di chi li porta, perché aumentano il grado di sicurezza in se stessi e quindi anche le possibilità di successo. Che valga la pena provarci?

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