La festa delle foglie

Da New York a Kyoto, il fascino fuggente nelle capitali del foliage

Anche i i boschi del Quebéc durante l’indian summer sono un puzzle inimitabile, atteso e celebrato ogni anno. E in Val Vanoi gli alberi si specchiano nel Lago di Calàita

di Luca Bergamin

la Val Vanoi selvaggia, ideale per fare trekking o rilassarsi tra faggi, larici e sorbi. In particolare al Lago di Calaita e lungo il sentiero che porta a San Martino di Castrozza

4' di lettura

La graphic artist Elena Zaharova le ha raccolte per lungo tempo, scrivendoci sopra poesie di autori famosi col pennarello nero. Il suo terreno di caccia è sempre stato Central Park, dove quello del foliage è uno spettacolo cromatico capace di intenerire e riscaldare anche il cuore più freddo. Il cambio d’abito autunnale, prima della caduta al suolo, dovuto all’escursione termica, del resto, è un fenomeno climatico effimero e rapido a compiersi come il sentimento.

Central Park è il luogo di New York dove lo spettacolo del fall foliage attira innamorati e artisti che scrivono poesie di amore sulle foglie o indugiano sulle panchine e intorno a The Pond

Central Park per i romantici

Forse per questo gli innamorati guardano le foglie vestire tinte rosse, gialle, marrone chiaro con la mano nella mano sulle panchine intorno alla fontana di Bethesda, passeggiando lungo The Mall o indugiando di fronte al capriccioso Belvedere Castle che pare incantato come dentro le fiabe ambientate in autunno. Se il Gapstow Bridge è la location ideale per scattarsi un foliage selfie in cui le protagoniste sottili e lievi sembrano raddoppiare per l’effetto specchio nel The Pond Lake, poi si può prenotare una stanza al 1 Hotel Central Park dove le fronde decorano la facciata, le camere hanno interni e pilastri tutti di legno, una grande foglia in abete è appesa alla parete della hall. E soprattutto dalle sue vetrate si gode una vista davvero romantica su Central Park.

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In Quebec si sale in gondola sulla cima delle montagne per godere una vista dall'alto degli aceri e dei faggi. Nell Mauricie gli specchi azzurri dei laghi spezzano un poco questa sinfonia cromatica

Foglie rubizze, il rito del Quebéc

Immaginate un grande, immenso puzzle autunnale. Ecco a cosa assomigliano i boschi del Quebéc durante l’indian summer, chiamata così perché in questo periodo i nativi caricavano tutto a bordo delle canoe e pagaiavano verso sud in cerca di un accampamento in un luogo meno rigido: venire ad ammirare le foglie di acero farsi rubizze come se si vergognassero, quassù è un rito. Lo si celebra con gesti sempre uguali, attesi tutto l’anno: la colazione al mattino presto nelle sucrerie, le capanne del sidro, in cui il dolciastro sciroppo d’acero viene spalmato sul pane appena sfornato e gustato con le mele rosse colte nei frutteti dentro le piantagioni lungo il corso del San Lorenzo. Poi si sale in gondola: le sedute degli impianti di risalita un po’ fané qui costituiscono il mezzo più eccelso per godere il foliage anche dall’alto. Sopratutto a Mont-Orford, dove taglialegna, intagliatori di legno e viaggiatori condividono i posti oscillanti e i racconti delle proprie vite nell’ascesa verso la cima, dalla quale l’oceano di rossi e gialli farà ammalare tutti della Sindrome di Stendhal.

Nella regione del Mauricie National Park, ecco che a spezzare, si fa per dire, questo incantesimo ci pensano i laghi: sono oltre 150 e coi propri specchi d’acqua azzurri ci tengono proprio a interrompere la sinfonia infinita del foliage. Il Sacacomie Hotel Et Spa Saint-Alexis-des-Monts è idilliaco per addormentarsi e poi svegliarsi sotto questa coperta patchwork di foglie.

La Val Vanoi è il luogo in Italia più intimo e selvaggio in cui fare trekking o rilassarsi tra faggi, larici e sorbi che cambiano di abito.

La scenografia in Val Vanoi

La tempesta Vaia ha fatto tanti danni in Val Vanoi, ma oltre a non avere snaturato il patrimonio storico, artigianale e soprattutto umano narrato anche all’Ecomuseo a Canal San Bovo, ha solo in parte intaccato la scenografia autunnale. Ci se ne accorge e soprattutto ci si bea del suo puntuale ritorno al Lago di Calàita dove, oltre alla presenza anch’essa in orario dei cervi all’imbrunire, gli alberi sono così narcisi da guardare di continuo il proprio outfit nello specchio d’acqua. Meglio non indispettirli troppo, gli animali, e prendere, anche soltanto per un breve tratto, il sentiero ben segnato verso San Martino di Castrozza per fare incontri ravvicinati con loro, le piante. Soprattutto i larici, infatti, sono acrobati di giallo vestiti in equilibrio sui massi di porfido, come se si preparassero per andare a una festa lassù alle Pale.

Invece non si muovono da qui, per la gioia di chi sale sino alla Malga Scanaiol dove gli avventurosi alla Thoreau possono decidere di trascorrere una notte nel bosco dentro un bivacco di fortuna. Anche il sorbo e il faggio partecipano a questa manifestazione cromatica dell’autunno, soprattutto se li osserva da dentro le baite design style di Chalet Nel Doch dove Clelia e Lino hanno trasformato un rudere in un rifugio chic e selvatico insieme: lama, alpaca e asini brucano l’ultima erba, mentre al caldo delle stufe a legna si gustano i formaggi, le zuppe alla zucca, lo strudel.

Un altro punto di osservazione caldo e gorgogliante è la spa sul tetto del Brunet The Dolomites Resort nella vicina Fiera di Primiero: aperta a tutti, si sta a mollo guardando il foliage alle pendici delle Dolomiti e del Lagorai spiati solo dai corvi dal becco bianco. E se si desidera una fotografia ricordo davvero bella, anche d’epoca, di questo show di fine ottobre, nello studio dal garbo antico di Cristina Gadenz si scovano autentici capolavori.

Il Ryoan-ji Temple di Kyoto è un dipinto botanico in queste settimane dell'anno grazie agli aceri che incorniciano il giardino zen vicino alla stanza del te

A Kyoto in fila per il foliage

Non solo dei fiori di ciliegio, infine, vanno pazzi i giapponesi. A Kyoto, adesso, stanno in fila ordinati per entrare nel giardino del tempio buddista Ryōan-ji. A cornice del suo giardino zen, infatti, si compie la cerimonia visiva degli aceri rossi, amata quanto quella, più consueta, ospitata nello zorokuan, la stanza del tè.

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