Il botta e risposta Salvini-Draghi

Da Nitti allo spettro del crack nel ’92, al contributo di solidarietà del Pd: breve storia delle patrimoniali d’Italia

Non è la prima volta che viene chiamata in causa questa soluzione che si focalizza sul patrimonio

di An.C.

Detto e contraddetto, il catasto della discordia

4' di lettura

Il braccio di ferro a distanza tra il premier Mario Draghi e il leader della Lega Matteo Salvini sulla riforma del catasto delineata nella delega fiscale approvata da un Consiglio dei ministri in cui i ministri del Carroccio erano assenti ha riportato l’attenzione su un’espressione, “patrimoniale”, che ritorna con una certa regolarità nei capitoli della storia d’Italia, da Nitti in poi.

Il botta e risposta a distanza tra Salvini e Draghi

Dopo lo strappo, Salvini ha continuato a “cannoneggiare” la riforma delineata dal governo di cui è azionista: ha letto il testo, nella parte che riguarda il catasto, e ha chiesto la cancellazione in Parlamento. «Questa è una patrimoniale», ha attaccato aprendo anche il fronte delle cartelle esattoriali. A stretto giro è giunta la replica del presidente del Consiglio: «Una patrimoniale nascosta? No, non c’è. È un’operazione di trasparenza dopo troppe opacità, questo governo non tocca le case e non alza le tasse, non turba la ripresa con attacchi fiscali», ha sottolineato Draghi, in occasione di un punto stampa al termine del vertice Ue-Balcani Occidentali in Slovenia. «Questa revisione durerà cinque anni - ha continuato il premier -: se ne parlerà nel 2026. Una cosa è prendere una decisione di politica fiscale, un’altra è fare un’operazione trasparenza: noi stiamo facendo la seconda». Draghi ha aperto a un chiarimento con il leghista, e così facendo ha fatto pensare che non ci sia una crisi di governo all’orizzonte: «Salvini ha detto che la partecipazione al governo non è in discussione - ha spiegato il premier, lo vedrò nei prossimi giorni». Ma ha anche precisato: l’agenda del governo non è condizionata dalle elezioni.

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Una storia che risale al governo Nitti

Insomma, ancora una volta nel dibattito di politica economica è intervenuta l’espressione “patrimoniale”. E non è la prima volta che si intravede all’orizzonte, più o meno reale, lo spettro di un’imposta che colpisce il patrimonio (risparmi, case, azioni eccetera). A cominciare da quella varata dal governo guidato da Francesco Saverio Nitti, nel 1919, per far fronte ai debiti contratti dalla Stato durante la prima guerra mondiale e recuperare parte degli extraprofitti incassati dagli industriali durante il periodo bellico. Anche nel 1936, per la Guerra di Etiopia, e nel 1940, per la seconda guerra Mondiale ,furono i “cannoni” a spingere all’introduzione di una patrimoniale, la prima patrimoniale ordinaria italiana. Mentre l’imposta straordinaria per la ricostruzione del 1947 durò fino agli anni Sessanta, quando fu trasformata nell’Invim, la tassa sull’incremento di valore degli immobili (doveva, originariamente, accompagnare il cambio della moneta e il censimento dei titoli, in modo da giovarsi dell'emersione della liquidità nascosta).

La crisi finanziaria del 1992 e il prelievo del 6 per mille

Nel 1992, con la crisi finanziaria, il governo Amato con il decreto legge “Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica” ha introdotto il prelievo forzoso pari al 6 per mille, calcolato sull'ammontare dei depositi bancari, libretti postali, conti correnti, certificati di deposito, buoni fruttiferi, in essere alla data del 9 luglio. Il secondo intervento è stato l’Isi (imposta straordinaria immobiliare), del 2 per mille, sui valori catastali di fabbricati, che di seguito viene innalzata al 3 per mille per i fabbricati diversi dall'abitazione principale.Nello stesso anno sono stati introdotti dei prelievi su alcuni beni di lusso, come imbarcazioni, velivoli, automobili di elevata cilindrata e riserve di caccia e pesca, e sul patrimonio netto di ditte individuali, società ed enti commerciali e non, con aliquota pari al 7,5 per mille. Applicabile, originariamente, solo per il triennio 1992-94, è stato prorogato di anno in anno fino alla sua sostituzione, nel 1998, con l'Irap. È stata una sorta di “imposta patrimoniale sintetica”, combinando prelievi diversi per struttura, ma analoghi per scopo: colpire la ricchezza nelle sue varie manifestazioni, immobiliare, finanziaria o come beni di lusso. Nel 1993 il posto dell'Isi e dell'Invim è stato preso dall'Ici, una patrimoniale ordinaria e settoriale. Il tributo a vantaggio dei comuni grava sul valore catastale dei fabbricati, di aree fabbricabili e terreni; le aliquote sono comprese fra il 4 e il 6 per mille (e anche 7 per mille, in presenza di esigenze straordinarie di bilancio).

L’estensione dell’Ici-Imu sulla prima casa sotto il governo Monti

Ma come patrimoniali vanno intese anche l’imposta di bollo sulle attività finanziarie e l’estensione dell’Ici-Imu sull’abitazione principale decise dal governo Monti nel 2012. Così come la reintroduzione dell’imposta di successione.

L’ultimo caso (per ora): il contributo di solidarietà a carico dei redditi più elevati

L’ultimo caso, almeno per ora (non contando il dibattito di queste ore tra Draghi e Salvini sulla riforma del catasto) risale all’aprile dello scorso anno, quando il Pd ha avanzato la proposta di un contributo di solidarietà per gli anni 2020 e 2021 a carico dei redditi più elevati, da destinare a tutti coloro che versano in situazioni di povertà a causa della crisi o in situazioni di grave difficoltà per la perdita completa del reddito come i giovani lavoratori autonomi. Il prelievo si sarebbe focalizzato sulla parte di reddito eccedente gli 80.000 euro, sarebbe stato progressivo, deducibile e variabile tra un importo di ​alcune centinaia di euro per le soglie più basse fino ad alcune decine di migliaia di euro per i redditi superiori al milione. Il gettito atteso sarebbe pari a 1,3 miliardi di euro annui. La proposta rimase sulla carta, vittima della levata di scudi della maggioranza delle forze politiche. Una posizione ampiamente trasversale.

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