Famiglie e studenti

Da Nord a Sud, una scuola su due ha programmi con l’estero

di Francesca Barbieri

3' di lettura

Da Reggio Emilia a Reggio Calabria, passando per Latina. Le rotte dell’internazionalizzazione attraversano l’Italia da Nord a Sud e con gli anni le traiettorie si sono moltiplicate, come certificano i numeri dell’associazione Intercultura sui ragazzi che ogni anno scelgono di studiare almeno tre mesi all’estero (10.200 nell’anno scolastico 2018/19, +38% sul 2016) e sul numero di scuole coinvolte (la metà del totale).

A Reggio Emilia, l’istituto scolastico Blaise Pascal - 1.300 studenti per 4 indirizzi, liceo grafico, scientifico, tecnico informatico e amministrativo - è da oltre 20 anni attivo sulla strada dell’internazionalizzazione. «I vantaggi di una esperienza in famiglia in un altro paese con storia, tradizioni, cultura e abitudini diverse dalle nostre possono offrire una grande esperienza di vita - spiega Marzia Iori, docente d’inglese e responsabile per l’internazionalizzazione -. Non si tratta solo di apprendere una lingua diversa, ma di immergersi, da soli, in una vita totalmente nuova, di affrontare e risolvere da soli gli eventuali problemi. Certamente una esperienza che non si dimentica e che è assai formativa in senso lato. Rischi non ne vedo: certamente non dal punto di vista scolastico».

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Tecnici più internazionali

L’internazionalizzazione coinvolge anche le scuole tecniche, come l’Istituto Marconi di Latina, che accoglie tre diversi indirizzi di studio: tecnico tecnologico (articolazione informatica e telecomunicazioni al triennio), liceo scientifico, opzione scienze applicate, istituto tecnico economico, con 1.250 studenti e 140 docenti. «Il progetto di mobilità studentesca - spiega Ilaria Gardin, docente di italiano e storia e referente per la mobilità studentesca internazionale - prende avvio nel 2007-08, con uno studente vincitore di una borsa di studio per un programma annuale in Cina. Da allora, la mobilità è diventata una realtà significativa del nostro processo di internazionalizzazione; ogni anno coinvolge studenti sia in termini di invio sia di ospitalità. L’esperienza è rivolta a tutti gli studenti delle classi seconde e terze».

Nel corso degli anni l’interesse di studenti, docenti e famiglie per la mobilità è cresciuto e si è consolidato: «Oggi è uno dei progetti più rappresentativi del nostro istituto - dice Gardin - anche per i docenti, sempre più impegnati nel diffondere valore aggiunto di un anno all’estero».

Studenti in entrata e in uscita

Al Sud si distingue il liceo delle scienze umane e linguistico Tommaso Gullì di Reggio Calabria, 1.300 alunni, da 10 anni impegnato in attività di mobilità studentesca sia in entrata sia in uscita. Da tre anni, la scuola è capofila della Rete Promos(S)i Calabria: la rete è stata organizzata d’intesa con Intercultura e, oggi, accoglie 35 scuole superiori.

«Lo scorso anno - racconta la docente Caterina Marra - abbiamo realizzato la settimana di scambio ospitando 8 ragazzi stranieri per una settimana scolastica, durante la quale sono state realizzati laboratori a classi aperte, mirati anche alla conoscenza del territorio». Tra le ultime esperienze c’è quella di un trimestre di studi di un allievo del quinto anno di liceo linguistico partito per il Belgio. «Tanto timore - dice Marra - considerato che si trattava dell’ultimo anno di studi del ragazzo. Ma la voglia di andare in mobilità e la volontà di essere partecipe al rientro in Italia alle attività finali del corso di studi, gli hanno permesso di reintegrarsi velocemente e di affrontare l’esame di Stato brillantemente (100/100) anche illustrando l’esperienza durante il colloquio, riconosciuta come equivalente ad attività di alternanza scuola-lavoro».

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