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Da Npc Spacemind soluzioni eco e hi tech per ripulire i cieli

di Ilaria Vesentini

Azienda di Imola. Nata nelle macchine packaging sta debuttando nella space economy con soluzioni e nanomateriali contro la spazzatura spaziale.

3' di lettura

Ci sono fiuto imprenditoriale e tenacia sanguigna tipici della Romagna dietro al debutto di Npc Spacemind nel mercato dell’economia spaziale tricolore. Con un bagaglio ventennale di know-how produttivo nelle tecnologie di automazione, come contoterzista dei big del packaging (prima Tetra Pak poi Sacmi e Ct Pack) e radici ancora più antiche nella meccanica e nell’avionica grazie alla controllante e conterranea Curti, la Npc (New production concept) di Imola sta iniziando a fare rumore con le sue soluzioni satellitari e spaziali che hanno un plus di sostenibilità e tutela ambientale, molto di moda sul pianeta terra ma non in orbita.

La divisione Spacemind, nata dieci anni fa grazie alla sponsorizzazione di una missione in Giappone di studenti di Ingegneria dell’Università di Bologna (diventati poi i primi dipendenti della newco), è pronta a entrare finalmente da protagonista sul mercato, dopo anni di ricerca e investimenti in sordina: «Questa estate siamo riusciti a dimostrare l’efficacia di “Artica”, la nostra vela solare, imbarcata sul cubesat “Alpha”, che consente ai piccoli satelliti in orbita bassa di effettuare il “de-orbiting” al termine della loro missione, cioè di ridurre la quota e bruciare a contatto con gli strati più alti dell’atmosfera, invece di restare in giro inattivi per oltre 80 anni nello spazio: una risposta semplice all’emergenza della “spazzatura spaziale”» spiega Nicolò Benini, marketing manager di Npc Spacemind. Il primo esperimento del 2017 non era andato a buon fine, ora invece Artica-Aerodynamic reentry technology in cubesat application, una vela in mylar alluminizzato, applicata chiusa su un lato del nanosatellite (un cubetto da poco più di 1 kg di peso e 10 centimetri per lato), quando si apre diventa una superficie frenante di oltre 2 mq.

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L’Esa (Agenzia spaziale europea) stima ci siano 130 milioni di oggetti in giro nell’orbita terrestre, di cui 20mila satelliti, detriti da smaltire. «Il legislatore non ha ancora dettato norme a proposito, ma dovrà intervenire e rendere obbligatorio un sistema di deorbiting per i lanci nello spazio. Noi siamo pronti con una soluzione miniaturizzata sicura ed economica, senza motori, senza attivatori esplosivi e a impatto zero, abbiamo davanti a noi un mercato enorme», interviene Nebore Benini, presidente e co-fondatore di Npc, di cui è azionista assieme a Curti e Ecor (azienda vicentina specializzata in acciai).

Dopo aver finanziato fin qui di tasca propria oltre 3 milioni di ricerca e sviluppo e aver preso a una decina di missioni spaziali per Artica e le altre creazioni nate nei laboratori di Imola, Spacemind si prepara ora a raccogliere i risultati e a crescere esponenzialmente, con un portafoglio che va dai nanosatelliti a strutture per cubesat, da pannelli solari, power unit e deployer satellitari alle montature per telescopi astronomici, fino ai droni solari a infrarossi con autonomia di 8 ore per rilevare anche piccolissimi roghi e prevenire incendi. «Abbiamo già raccolto ordini per 6 milioni di euro per i prossimi due anni, stiamo partecipando a tutti i maggiori eventi internazionali dedicati all’aerospace e collaborando con Nasa, Esa, Asi, Jaxa, il Cnr, la Difesa italiana e abbiamo appena vinto una gara per un progetto satellitare con Israele», racconta il presidente, che in Spacemind guida un team di dieci persone, mentre sono una quarantina in Npc che lavorano sulle linee packaging (28 milioni di fatturato).

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