Pandemia

Fonti governo: Dpcm funziona, non si tocca. Ecco gli scenari per i prossimi 10 giorni

Al momento l’ipotesi di una serrata generale viene esclusa ma crescono le aree dove il rischio, facendosi alto, rende necessarie ulteriori restrizioni

di Nicola Barone

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Al momento l’ipotesi di una serrata generale viene esclusa ma crescono le aree dove il rischio, facendosi alto, rende necessarie ulteriori restrizioni


3' di lettura

Potrebbe salire a 14 il numero delle Regioni, oltre alla provincia di Bolzano, nelle quali sono necessarie misure più restrittive di quelle in vigore in tutta Italia contro il coronavirus. Entro la fine della settimana si capirà come procedere in base all'andamento dei contagi monitorato dalla autorità sanitarie.

Dopo Abruzzo, Basilicata, Liguria e Toscana che vanno ad affiancare Sicilia e Puglia in zona arancione ( rossa per la provincia di Bolzano assieme a Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d'Aosta) osservata speciale è la situazione della Campania, oggetto di un rinvio giù lunedì nel corso della cabina di regia. E, ancora, si guardano con attenzione i trend di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Veneto dove, secondo gli esperti, i parametri sono suscettibili di una crescita cospicua nei prossimi giorni rendendo necessario l’anticipo degli interventi.

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Fonti governo: dpcm funziona, non si tocca

Intanto fonti qualificate di governo al termine del vertice del premier Giuseppe Conte con i capi delegazione hanno messo in evidenza che il dpcm della scorsa settimana «non si tocca, rimane com'è perché sta funzionando». Le stesse fonti di conseguenza escludono per ora «nuove misure di carattere nazionale».

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L’allarme dei medici di base

Per ora l'ipotesi di un nuovo lockdown totale «non esiste», non è sul tavolo, dunque, ripetono fonti di governo e maggioranza aggiungendo che si vuole attendere di vedere gli effetti del Dpcm del 3 novembre sulla curva dei contagi e solo allora si deciderà. E gli stessi scienziati frenano, tanto che il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli parla di «decelerazione» della curva, «frutto delle misure già poste in essere», e quello dell'Istituto superiore di Sanità Silvio Brusaferro di «segnali incoraggianti». Anche se sono proprio i medici ad insistere: dopo Anelli, ad invocare il “tutto chiuso” è stato infatti il presidente della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti: «Serve una zona rossa in tutta Italia. Mi pare assurdo che questo si sia deciso nel momento in cui il nord aveva percentuali di contagio così importanti e oggi si stia rimandando a questa barzelletta del puzzle». Il dato di fatto è però che già ora in mezza Italia sono chiusi bar e ristoranti e non ci si può spostare dal proprio Comune.

Maggiori controlli in vista nei centri urbani

Se si aggiungessero le 4 regioni indicate dall'Istituto superiore di Sanità, resterebbero in zona gialla solo Lazio, Molise, Marche e Sardegna, oltre alla provincia di Trento. Nel fine settimana scatterà un'ulteriore stretta in tutta Italia, con il Viminale che ha espressamente chiesto ai prefetti di convocare i Comitati per l'ordine e la sicurezza pubblica con un duplice obiettivo: incrementare i controlli per evitare gli assembramenti nelle zone più frequentate di città e località turistiche - come hanno ampiamente dimostrato le immagini dello scorso weekend - e di coordinare con i sindaci la chiusura di quelle strade e piazze dove si concentra la movida.

«Probabilità alta di progressione a rischio alto»

L'indicazione che arriva dagli scienziati per Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Veneto è chiara. «Sulla base dell'ultimo monitoraggio ci sono quattro regioni che vanno verso un rischio alto e nelle quali è opportuno anticipare le misure più restrittive», ha detto Brusaferro. Tutte, secondo il documento dell'Iss e della cabina di regia, si trovano nello scenario 4 (il peggiore tra quelli ipotizzati), con un rischio moderato ma «con probabilità alta di progressione a rischio alto». La Campania, ad esempio e solo per citare alcuni parametri, ha un'incidenza di casi per 100mila abitanti di 633,48, sotto solo alle regioni già rosse, 21.434 nuovi casi in una settimana (seconda solo alla Lombardia), un rapporto positivi/tamponi salito in una settimana dal 10,5% al 18,1%.

Emilia, Veneto e Fvg preparano misure restrittive

Nessuno esclude, dunque, che già nei prossimi giorni possano esser firmate le nuove ordinanze. E non è un caso che i governatori di tre delle Regioni a rischio - Stefano Bonaccini, Massimiliano Fedriga e Luca Zaia - stiano studiando un'ordinanza “comune” per evitare di scivolare dalla fascia gialla a quella arancione o rossa. L'idea è quella di introdurre autonomamente nelle tre regioni misure più restrittive di quelle già in vigore: restrizioni alla mobilità e contro gli assembramenti. Il presidente della Campania Vincenzo De Luca continua invece a ribadire che per la sua regione non c'è alcuna decisione da prendere. «La collocazione è stata decisa ieri a fronte della piena rispondenza dei nostri dati a quanto previsto dai criteri oggettivi fissati dal ministero della Salute».

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