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Da operaio a collezionista, la raccolta Midali cerca una collocazione diversa

La storia è di quelle che sembrano nate dalla mente di un (cattivo) sceneggiatore

di Stefano Salis

(Ping198 - stock.adobe.com)

3' di lettura

La storia è di quelle che sembrano nate dalla mente di un (cattivo) sceneggiatore. Lui, classe 1953, è un operaio alla Breda Fucine, ogni mattina nella ex “Stalingrado d’Italia”, quando ancora il tempo si misurava con le sirene delle fabbriche e i cartellini da timbrare costituivano una seconda (e, spesso, ingrata) carta d’identità. Ma, al contrario, per la dignità e il valore che si attribuiva al lavoro in quel sistema di valori, e cioè era elemento fondante di qualsiasi progresso (epoche che sembrano lontane, ma non lo sono), Claudio Midali non si accontenta del monotono tran-tran di tutti i giorni. E tenta, una volta a casa, di collocare, le “opere” e i “giorni” che vive dentro un sistema che lo comprende, lo inscrive e lo supera al tempo stesso: tenta, cioè, di afferrare, dal basso e da vivo, il quid che fa dell’industria e del meccanismo capitalista dell’economia la sostanza dell’avanzamento – senza negare grandi contrasti e non meno grandi conquiste e contraddizioni – della società. E, cioè, si documenta, studia, legge. E per questo Midali raccoglie, cataloga, colleziona e approfondisce. Libri, stampati, foto e immagini che raccontano quell’epopea. La collezione diventa importante e si ferma solo quando, ormai in pensione, il protagonista si stanca. O, forse, si stanca la Storia, un certo modo di pensarla e farla.

Resta, ora, un’opera monumentale. «La collezione Midali costituisce, con oltre 4.500 titoli mirati, la più importante biblioteca privata esistente sulla storia d’impresa e sull’editoria aziendale, accanto a quella storica acquisita da Publitalia per la costituenda milanese Biblioteca di via Senato negli anni 90», spiega il libraio antiquario Andrea Tomasetig, che la collezione dell’ex operaio Midali l’ha studiata, valutata e ora cerca di collocare, su incarico del proprietario, in luogo adeguato, possibilmente pubblico e/o di interesse collettivo, visto che Tomasetig è esperto di questo tipo di vendite e ha, dalla sua, notevoli successi (per dire: il Centro Apice di Milano è nato da grandi collezioni da lui trattate). «Per valutare appieno l’organicità del materiale raccolto», continua Tomasetig, «è necessario soffermarsi sul metodo che ha guidato la ricerca di Midali in quasi trent’anni di ricerche». Infatti: «È stata giustamente privilegiata la tipologia più significativa, il giubilare, cioè la pubblicazione celebrativa di un anniversario di fondazione di un’impresa e fonte preziosa, e spesso insostituibile, per ricostruire la sua storia. L’insieme dei giubilari, raccolti in una percentuale altissima rispetto a tutto il pubblicato noto e risalenti alcuni già alla fine dell’Ottocento, costituisce la base solida su cui si articola la biblioteca». Seguono i cataloghi aziendali, scelti con il criterio di documentare imprese di rilievo di cui mancavano i giubilari o di essere interessanti per la storia delle stesse, di un dato settore o prodotto. Ma non solo. Se anche la manualistica tecnica è stata seguita con attenzione, non mancano la saggistica di supporto sia sulla storia aziendale che sui vari settori economici, scritta da autori qualificati, così come le opere di storia locale contenenti riferimenti alle attività economiche di un dato territorio.

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E appendici significative come le pubblicazioni (libri, opuscoli e giornali) sindacali relative alle fabbriche e al mondo del lavoro (personaggio schivo, Midali, non concede foto, ma in una, sugli scaffali della biblioteca, è giovane e raggiante accanto a Enrico Berlinguer), le monografie sulle aziende estere operanti in Italia e una sezione di volumi stranieri. Se impresa e cultura costituiscono un binomio fondamentale per documentare la storia e lo sviluppo del nostro Paese, troppo spesso le biblioteche e i centri di ricerca, anche universitari, hanno scoraggiato queste testimonianze. E anche se non manca in Italia una tradizione di raccolte, che segue una felice prassi editoriale (con punte di eccellenza), come, per la contemporaneità, l’Osservatorio monografie d’impresa di Verona e il consistente fondo della Biblioteca delle Imprese e Organizzazioni alla Sapienza, restano molti, troppi vuoti. La collocazione della Collezione Midali (il prezzo di vendita dovrebbe essere sui 130mila euro) potrebbe essere l’occasione di colmare un vuoto. E dare un finale non scontato ed happy alla sceneggiatura di cui sopra.

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