ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùborsa

Da Orsero a Somec, l’ex matricola Aim adesso guarda al mercato principale

Apripista Cellularline, emigrata all’Mta 13 mesi dopo la quotazione. Tra i candidati al trasloco Alkemy, Pharmanutra, H-Farm e Fine Foods

di Matteo Meneghello

default onloading pic

Apripista Cellularline, emigrata all’Mta 13 mesi dopo la quotazione. Tra i candidati al trasloco Alkemy, Pharmanutra, H-Farm e Fine Foods


3' di lettura

L’elenco inizia a essere lungo. Dopo Cellularline, passata in estate dall’Aim all’Mta, ora sono in rampa di lancio Somec, Orsero e Alkemy. E per il futuro stanno pensando di cambiare mercato anche H-Farm, Italian wine brands, Pharmanutra, Fine Foods. E poi il caso Bio-on. L’Aim sta stretto alle Pmi che vogliono crescere. L’anno scorso avevano spiccato il volo in sei, nella prima parte dell’anno hanno scelto la strada maestra in due, nel secondo semestre c’è ressa. Le motivazioni per cambiare sono diverse, ma il comune denominatore è la ricerca di visibilità, anche internazionale, dopo un periodo di rodaggio necessario a strutturare pratiche e governance. Un trend che, letto alla luce dei numeri record di ipo a oggi (27 contro le 31 di tutto il 2018) conferma dopo 10 anni la solidità della formula dell’Aim come «acceleratore». «È uno dei segnali della crescita di questo mercato - conferma Barbara Lunghi, head of primary markets di Borsa italiana -. Finora si è trattato soprattutto di realtà che si erano quotate con Spac, o che avevano scelto un approccio graduale pur possedendo dimensioni significative. Magari in futuro, viste le dimensioni di molte nuove quotate, vedremo percorsi più lunghi».

La capofila, in questa ultima stagione di migrazioni, è stata a luglio Cellularline, che ha fatto dell’Aim poco più di un bridge verso il mercato che conta. La permanenza sul mercato delle Pmi è durata 13 mesi, prima dell’approdo allo Star. «L’Aim alla lunga ci limitava, c’era scarsa mobilità e l’interesse era circoscritto - spiega l’ad, Marco Cagnetta -. Sullo Star ora possiamo essere un target più interessante per gli investitori istituzionali, c’è uno stimolo strategico a fare di più. Abbiamo avviato dei road show in Francia e in Spagna, abbiamo una serie di clausole di lock up che si scioglieranno, ci sono investitori esteri che ci stanno valutando». L’azienda ha costruito la sua fortuna sulla capacità dei fondatori di essere arrivati al momento giusto con largo anticipo. «L’attività è stata avviata nel 1990 - prosegue Cagnetta -, l’era zero per questo settore. All’inizio ci si occupava di distribuzione dei cellulari, poi a questa attività si è affiancata l’accessoristica, che è diventata predominante». L’azienda ha iniziato a scrollarsi di dosso l’impronta da Pmi famigliare nel 2013, con l’ingresso di L Capital, fondo di private equity del gruppo Lvmh. «Con l’apporto di fondo abbiamo aumentato il fatturato e abbiamo iniziato a strutturarci con finanza, controllo e risorse adeguate allo sviluppo» prosegue Cagnetta. Da lì si è passati alla Spac, e poi alla quotazione all’Aim. L’approdo sul mercato principale è successivo all’acquisizione di Systemaitalia, realtà attiva nel mercato degli accessori per telefonia mobile nel canale telco, «scelta coerente con il piano di sviluppo illustrato agli investitori - aggiunge Cagnetta -: ci vogliamo sviluppare nei canali che al momento non saturiamo, come per esempio le telco, oppure la vendita online, o ancora nel segmento del travel retail. Abbiamo già individuato target potenziali all’estero». Il core business dell’azienda resta l’elettronica di consumo, ma l’ambizione è potere diventare la prima realtà a livello internazionale in grado di offrire un’offerta multicanale. . «I nostri competitor sono tutti locali, non c'è un leader internazionale in grado di emergere - spiega Cagnetta -. Possiamo esserlo noi».

Scelta simile quella di Somec (proprio nei giorni scorsi ha chiuso a 24 euro, ai massimi dal collocamento, avvenuto a 18 euro), che punta ad allargare l’appeal a una platea internazionale: «quando si cresce velocemente serve ordine - spiega il presidente Oscar Marchetto -, per essere sicuri che le mission vengano rispettate e che la cultura aziendale sia condivisa». Per le stesse ragioni sta meditando il grande salto anche Fine Foods: «in considerazione delle dimensioni del nostro business e degli obiettivi di crescita futura - spiega il presidente Marco Eigenmann - stiamo lavorando per presentare, appena possibile, la domanda di ammissione a quotazione sull’Mta, nella logica di un percorso evolutivo all’interno dei mercati gestiti da Borsa Italiana. L’obiettivo è potere approcciare una più ampia platea di investitori internazionali». Prossima al passaggio è anche Orsero. Le dimensioni dell’azienda la rendono già piuttosto ingombrante per l’Aim, che soprattutto quest’anno, a causa della scarsa liquidità sui mercati, si sta trasformando in un mercato per piccole realtà in crescita, con una media di raccolta di 8 milioni. «Nel primo anno di quotazione - conferma l’ad, Matteo Colombini - la liquidità era ottima, non c’erano differenza con il mercato principale. Dalla metà del 2018 in poi è cambiato qualcosa». Nel parco soci dell’azienda, che punta a raggiungere un miliardo di fatturato, già figurano fondi inglesi e fondi sovrani internazionali. «È un obiettivo che avevamo già in mente fin dall’ingresso sull’Aim - spiega l’ad -. È stata una palestra, ora siamo pronti per il mercato principale».

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti