MADE IN CILENTO

Da Paestum a Hong Kong. Lo yogurt di bufala conquista il mercato asiatico

L'azienda agricola San Salvatore 1988 ha investito un milione di euro in un laboratorio che produce 1.800 vasetti di yogurt all'ora, che grazie alla lunga durata (35 giorni), facilitano l’export anche nei Paesi più lontani

di Nicoletta Picchio

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L'azienda agricola San Salvatore 1988 ha investito un milione di euro in un laboratorio che produce 1.800 vasetti di yogurt all'ora, che grazie alla lunga durata (35 giorni), facilitano l’export anche nei Paesi più lontani


2' di lettura

Da Paestum a Hong Kong. Puntando su quell'eccellenza dell'area del Cilento che è il latte di bufala. E con un prodotto che solo di recente ha cominciato una sua vita commerciale più strutturata: lo yogurt di bufala. Sugli scaffali dei supermercati non siamo ancora abituati a vederlo. L'azienda agricola San Salvatore 1988 della famiglia Pagano sta facendo da apripista nella zona, sia sul mercato italiano che su quello estero. E da un anno ha aggiunto i vasetti di yogurt di bufala agli altri prodotti, dal vino alle mozzarelle, dall'olio alla frutta. Quasi 150 ettari, di cui oltre 20 di vigneti, 500 bufale che si nutrono solo di prodotti bio. Una produzione biologica, esempio di economia circolare, con l'energia che deriva sia dai pannelli fotovoltaici sia dall'impianto di biogas, alimentato dal fertilizzante naturale fornito delle bufale.

L'azienda, che si estende a ridosso dei tempi, è nata attorno al vino, bianco, rosso e rosè, racconta il fondatore, Giuseppe Pagano, poi si è diversificata con tutti i prodotti che derivano dalla bufala. “Vogliamo essere ambasciatori del territorio, il Cilento, dove la cultura del cibo ha antiche tradizioni, e del made in Italy”, dice Pagano. E' stato proprio studiando lo stile di vita della gente del Cilento che lo scienziato Ancel Kays utilizzò per primo il termine “dieta mediterranea”.La ricerca contraddistingue anche il lavoro dell'azienda San Salvatore 1988: per tutti i prodotti, e da ultimo lo yogurt di bufala, va avanti da anni la collaborazione con la facoltà di Scienze e tecnologie alimentari dell'università Federico II di Napoli. Il risultato ha portato ad un laboratorio produttivo ad altissima tecnologia, costato più di un milione di investimenti in ricerca e macchinari, dove vengono prodotti 1.800 vasetti di yogurt all'ora, in assenza di ossigeno, senza conservati o altri preparati dell'industria alimentare, mantenendo integre le caratteristiche organolettiche proprie dello yogurt. E con una durata di 35 giorni, un periodo lungo, che facilita l'export anche sui mercati più lontani.

Dopo Hong Kong, Londra
Ad Hong Kong i primi vasetti sono già arrivati, attraverso la catena City Super. In autunno saranno a Londra, sugli scaffali di Eataly, che aprirà nei prossimi mesi. E già si sta pensando ad ampliare il raggio: “Hong Kong è la porta del mercato asiatico”, dice Pagano, che all'azienda agricola ha unito recentemente anche il settore dell'ospitalità, con due alberghi e tre ristoranti (uno sulla spiaggia, uno, La Dispensa, affidato alle massaie del luogo per proporre i piatti tradizionali, uno, I Tre Olivi, affidato allo chef Giovanni Solofra, della scuola di Heinz Beck, con l'obiettivo di diventare stellato).Il fatturato complessivo del gruppo è 11 milioni quello dell'azienda agricola sfiora sui 6,5. “Ma aumentare questa cifra non è il nostro traguardo prioritario. La nostra attenzione – continua Pagano - è focalizzata sulla commercializzazione dei prodotti e dello yogurt in particolare, sulla ricerca costante per continuare a migliorarlo. Lavoriamo con etica e qualità, i risultati economici arriveranno”.


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